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CORPI

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Corpo: la materialità biologica dell'umano che vive entro quel campo di forze che sono il sociale e il culturale. Superfici corporee che si coprono di segni, masse muscolari e organi che incorporano le logiche del potere, modificazioni anatomiche che codificano identità personali e sociali. Corpi scoperti, corpi nascosti, corpi esibiti. Col corpo noi contattiamo il mondo. È l'imprescindibile della nostra esperienza. Corpi medicalizzati, disciplinati, manipolati.

Ma corpo non è solo esteriorità. La questione mente-corpo-mondo è al centro di certa riflessione filosofica e cognitiva, ma con il portentoso sviluppo nelle neuroscienze si profilano nuove prospettive di indagine interdisciplinari. Le frontiere attuali coinvolgono il dominio sociale, culturale e relazionale, codificando nuove etichette altisonanti quali neuroantropologia e la neurofenomenologia.

Quali rapporti esistono tra le nostre strutture neurobiologiche e i segnali comunicativi che ci scambiamo vivendo in società? L'infrangere "norme" culturali attiva reti nervose che modificano in maniera sensibile il nostro soma: come? Perché il cosiddetto "shock culturale" ha effetti così evidenti, regolari e analoghi sulle diverse persone che lo vivono dal punto di vista psichico e fisico? Come influisce la nostra corporeità sul modo di produrre cultura?

Queste e altre questioni teoriche, speculative e empiriche intorno a "corpo e cultura" troveranno qui spazio a cavallo delle prospettive aperte da diverse discipline che puntano a ricostituire quella indagine olistica sull'antropos che costituisce una della sfide più interessanti dell'antropologia contemporanea.

IDEE

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Una sezione sperimentale. Non esistono particolari ambiti di riferimento, solo la convinzione che il presentare, discutere e dibattere "idee" sia il motore fondamentale dell'attività conoscitiva. Le idee hanno una origine, una storia, uno sviluppo, una casa "disciplinare", ma sono anche migratorie, passano tra diversi ambiti di ricerca subendo modifiche più o meno consistenti. Sulle idee si incardinano discorsi, che evocano immagini e costruiscono mondi, all'interno dei quali tutti noi viviamo. Ci sono idee che hanno successo, che fanno carriera. Altre che cadono nel dimenticatoio. Altre che aspettano di nascere, di essere riconosciute.

Troveranno spazio proposte per ricerche, brevi storie concettuali e di dibattiti nella storia dell'antropologia, materiale più propriamente filosofico, recensioni di documenti che contengono idee che a noi paiono importanti, curiose, feconde o semplicemente divertenti. Ancora, si cercherà di parlare con un minimo di cognizione di causa di temi tanto abusati in questo periodo, ma non per questo meno importanti: esiste un'antropologia delle idee? Della creatività? Dell'Innovazione? Produrre idee per l'antropologia, ma anche avere qualche spunto per un'antropologia delle idee.


Antropologia di Steve Jobs. una compilation dei migliori interventi del nostro blog.

Femminismo: gli anni ruggenti - Documenti femministi 1971 - 1978.. Presentazione del sito web Femminismo: gli anni ruggenti. Documenti femministi 1971 - 1978.

IDENTITÀ

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Identità, oggigiorno, è un termine sospetto. Che fa paura. Un termine tabù. Nello spazio sociale comune, sui mass media, rievoca all'istante le forze recondite che animano l'umano. Identità psicologica, identità culturale, identità etnica. Identità è l'uguale, secondo Aristotele.

Ma cosa è uguale, in un momento storico dove la differenza, l'alter, il molteplice, la trasformazione, la fluidità e il divenire sono eretti a paradigma? Identità richiama a legami "troppo" stretti, a categorie "troppo" forti e pregne di emotività, a vincoli arcaici, a resistenza al cambiamento, a costruzioni "posticce", a chiusura, a scarsa misura, a lentezza, tutte caratteristiche che la globalizzazione e la postmodernità, qualsiasi cosa siano, non contemplano. Richiama il pre-moderno, ormai morto e sepolto. Ma, soprattutto, richiama due fattori: il politico, le forze che strutturano e ordinano il reale, e l'esclusione, la delimitazione tra A e non-A.

L'antropologia, disciplina ipoidentitaria, la tratta spesso come una patata bollente, perché potenzialmente foriera, più di altri temi, di deragliamenti imbarazzanti dalle rotaie del politically correct, primo ingrediente, spesso sovradosato, di una certa scienza dell'Uomo accademica. Nonostante ciò, essa è e rimane uno dei temi centrali della disciplina. Perché l'obiettivo dell'antropologia non è tanto lo studio dell'alter, quanto lo studio consapevole dell'alter attraverso l'Id (il noi) o, meglio, lo studio della relazione tra Alter e Id. Se si sopprime ideologicamente l'Id, l'Alter fluttua nel vuoto cosmico. L'antropologia occidentale traduce gli alter attraverso il noi, rispetto ai nostri Id. Ma l'antropologia insegna, tra le altre cose, che prima di andare per il mondo a "conoscere gli altri" sia opportuno, e sensato, capire da dove si venga, la propria storia biografica e sociale, in modo da essere meno proiettivi, superficiali e parziali nei confronti di chi è nella posizione di "rappresentato".

Antropologicamente curiosi, politicamente non schierati, riteniamo opportuno presentare qui delle ricerche e delle riflessioni attorno alle "identità" che popolano i nostri spazi sociali, qualsiasi esse siano, in qualsiasi modo sia costruiti, qualsiasi cosa rivendichino in quello che ormai è un "mercato delle identità", all'insegna della neutralità e dello sforzo costante, per dirla con Pierre Bourdieu, di "pensare il politico senza pensare politicamente".

LUOGHI

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Pensare la molteplicità e le connessioni dei nostri orizzonti paesaggistici con i nostri stili di vita. Superfici urbane, skyline emozionanti, infrastrutture produttive giustapposte a spazi bucolici mostrano una azione umana e culturale che trasforma in continuazione i propri luoghi di vita secondo i criteri e le esigenze più diverse. Paesaggio come contenitore di simboli, come luogo di sedimentazione storica, di potenzialità nel futuro, sempre legato ad un osservatore specifico che lo decodifica in un dato tempo secondo un determinato punto di vista, utilizzando il proprio specifico registro emotivo.

Paesaggi che aprono a possibili esperienze, limitandone altre, che veicolano significati determinati, oscurandone altri, che strutturano un modo di essere-nel-mondo, evocando desideri, stimolando ricordi, facendoci sentire "a casa" o "estranei".

Paesaggi ambientali e paesaggi mentali, vie, alberi, sottopassaggi, automobili, grattacieli, luoghi antropologici e non-luoghi, spazi anonimi e incubatori di identità, zone produttive, ricreative, trasformative, relazionali: l'eterno flusso informativo tra l'uomo che trasforma il mondo a sua immagine, e l'immagine del mondo che plasma l'uomo entrandogli nella mente attraverso le percezioni dei cinque sensi.

Ogni gruppo umano abita i paesaggi che costruisce, favorendo o limitando le forze che lo plasmano in molteplici direzioni. Attraverso l'analisi dei paesaggi contemporanei crediamo sia possibile comprendere un po' meglio con quale logica l'uomo stia producendo i propri spazi di vita e quali vincoli/possibilità stia imponendo/aprendo attraverso di essi alla propria esistenza. Con l'uso della fotografia e dei concetti caratteristici dell'antropologia del paesaggio, ambientale ed ecologica, della semiotica, dell'urbanistica e delle geografie umane e culturali cercheremo di produrre documenti che sostengano uno sguardo antropologico sulle dinamiche uomo-ambiente e sui processi di territorializzazione, costruzione e fruizione dei luoghi più diversi.

VISUALE

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"visuale" è una delle parole d'ordine della postmodernità. Attraverso il sistema visivo decodifichiamo la realtà fenomenica e continuamente la creiamo, orientando lo sguardo e polarizzando l'attenzione sulle figure e sugli sfondi, sui dettagli e sugli orizzonti.

Sguardi antropologici, clinici, estetici: la politicità dello sguardo non è più sottovalutabile, ritenere il suo un "semplice appoggiarsi" sugli oggetti troppo ingenuo. La selezione delle immagini è atto fondamentale nella invenzione di nuovi discorsi, la composizione di collage visuali collega elementi improbabili evocando nuovi scenari che evadono dalla gabbia della Ragione moderna.

Il "visuale" è duplice: è metodo di indagine antropologica, attraverso rappresentazioni grafiche, fotografie, videoproduzioni, animazioni 2D e 3D utilizzate come strumenti per la registrazione, sempre consapevole e pilotata, delle dinamiche interattive e comunicative nello spazio sociale; ma è anche oggetto di indagine culturale, in quanto modalità espressiva dalle infinite potenzialità espressive e critiche.

Antropologie visuali e geografie della percezione, creazione di scenari che evocano emozioni, pensieri ed esperienze subitanee e indelebili. Il visuale, l'immagine proposta nella sua istantaneità o temporalità, è una modalità di rappresentazione antropologica che permette di equilibrare e contaminare il tradizionale canale epistemologico e comunicativo delle discipline sociali, quello dei pensieri scritti, con la sua struttura argomentativa e lineare. Integrare i prodotti del sistema visivo e cognitivo permetterà di creare rappresentazioni e interpretazioni più pregnanti della realtà sociale e delle sue logiche culturali peculiari.