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IdentitÀ


Identità, oggigiorno, è un termine sospetto. Che fa paura. Un termine tabù. Nello spazio sociale comune, sui mass media, rievoca all'istante le forze recondite che animano l'umano. Identità psicologica, identità culturale, identità etnica. Identità è l'uguale, secondo Aristotele.

Ma cosa è uguale, in un momento storico dove la differenza, l'alter, il molteplice, la trasformazione, la fluidità e il divenire sono eretti a paradigma? Identità richiama a legami "troppo" stretti, a categorie "troppo" forti e pregne di emotività, a vincoli arcaici, a resistenza al cambiamento, a costruzioni "posticce", a chiusura, a scarsa misura, a lentezza, tutte caratteristiche che la globalizzazione e la postmodernità, qualsiasi cosa siano, non contemplano. Richiama il pre-moderno, ormai morto e sepolto. Ma, soprattutto, richiama due fattori: il politico, le forze che strutturano e ordinano il reale, e l'esclusione, la delimitazione tra A e non-A.

L'antropologia, disciplina ipoidentitaria, la tratta spesso come una patata bollente, perché potenzialmente foriera, più di altri temi, di deragliamenti imbarazzanti dalle rotaie del politically correct, primo ingrediente, spesso sovradosato, di una certa scienza dell'Uomo accademica. Nonostante ciò, essa è e rimane uno dei temi centrali della disciplina. Perché l'obiettivo dell'antropologia non è tanto lo studio dell'alter, quanto lo studio consapevole dell'alter attraverso l'Id (il noi) o, meglio, lo studio della relazione tra Alter e Id. Se si sopprime ideologicamente l'Id, l'Alter fluttua nel vuoto cosmico. L'antropologia occidentale traduce gli alter attraverso il noi, rispetto ai nostri Id. Ma l'antropologia insegna, tra le altre cose, che prima di andare per il mondo a "conoscere gli altri" sia opportuno, e sensato, capire da dove si venga, la propria storia biografica e sociale, in modo da essere meno proiettivi, superficiali e parziali nei confronti di chi è nella posizione di "rappresentato".

Antropologicamente curiosi, politicamente non schierati, riteniamo opportuno presentare qui delle ricerche e delle riflessioni attorno alle "identità" che popolano i nostri spazi sociali, qualsiasi esse siano, in qualsiasi modo sia costruiti, qualsiasi cosa rivendichino in quello che ormai è un "mercato delle identità", all'insegna della neutralità e dello sforzo costante, per dirla con Pierre Bourdieu, di "pensare il politico senza pensare politicamente".


Materiali:

Etnonazionalismo

Etnonazionalismo: tre casi americani (documento pdf - it)

Dagli anni 1970 il concetto di etnia ha teso a sostituire quello di razza, ma è solo dagli anni 1990 che nasce un forte interesse internazionale per il cosiddetto etnonazionalismo, in particolare dopo le tragedie del Ruanda e dell'ex Yugoslavia. In realtà l'idea di etnia risale addirittura agli antichi greci, mentre il nazionalismo è una costruzione ideologica che accompagna la formazione degli stati nazionali europei e che si sviluppa teoricamente a partire dall'inizio del XIX secolo. Solo con la più recente ondata di globalizzazione, però, attira l'interesse degli studiosi, che l'avevano ignorato durante i fondamentali periodi della decolonizzazione e della rinascita etnicista europea degli anni Sessanta del secolo scorso, interpretato quasi esclusivamente in chiave marxista. Qui si esploarno alcuni concetti chiave e la loro evoluzione e si esaminano tre casi americani: il nazionalismo separatista quebecchese, l'ideologia separatista dell'afrocentrismo presso le comunità afroamericane statunitensi e caraibiche, e il nazionalismo degli irochesi mohawk.


Tessitrici Navajo

Perché le tessitrici navajo non possono fare la Rivoluzione industriale? (presentazione Power Point in pdf - it)

Questa breve storia di una "tipica" arte navajo e di un marcatore d'identità indiana e americana mostra come tra il 1868 e il 1933 i navajo entrarono nel mercato come consumatori e produttori. Con l'istituzionalizzazione del credito chirografario molti navajo diventarono debitori cronici e persero il controllo della loro produzione. I commercianti-creditori scoraggiarono le innovazioni tessili che non si conformavano all'ideale primitivista e impedirono l'abbandono del telaio preistorico. Oggi la tessitura è considerata un'espressione di identità sia indiana che americana, ma i rapporti produttivi nascosti dentro l'arte hanno oscurato importanti problematiche sindacali, mescolate alla concorrenza etnico-commerciale di zapotechi e maya.


Navajo Weavers

Navajo Weavers (presentazione Power Point in pdf - eng)

In the 1880s the Navajo abandoned most of their use goods and began to enter the market, buying factory-made items from licensed traders, and producing goods for the capitalist market. The common interests of intellectuals and railway owners created an image of the American Southwest which is still alive and profitable. Based on the selling of the Southwest as a tourist destination, the woven items produced by the Navajos, hitherto for the cheap market of carpets imitating the valuable Oriental markets, began a process which hid their aspect of 'work' and became objects of 'art'. In the process, also the workers became 'artists': this process was, and still is, also hiding child labor and the birth of a layer of land-based 'haves', and a lower layer of landless 'have-nots' as well as the fact that the weavers - and later the traders themselves - have lost the control on the product of their work.


Imprenditoria e contrabbando

L'imprenditore nativo americano e la guerra civile mohawk (presentazione Power Point in pdf - it)

Fin dagli anni 1980 un gruppo di imprenditori privati mohawk, appartenenti sia alle fazioni della Longhouse che a quelle elettive si sono occupati di attività sia legali che illegali, giustificate politicamente sulla base di nozioni di sovranità e auto-sufficienza. Le differenze idologiche hanno avuto come risultato una specie di guerra civile a bassa intensità in terra mohawk, complicata dalle relazioni con le autorità dello Stato di New York, le province di Ontario e Quebec e i governi federali statunitense e canadese. Questo documento esplora l'imprenditoralità indiana e come si è evoluta in terra mohawk, mostrando il sorgere di una stratificazione sociale più marcata e di una profonda rivoluzione economica


Entrepreneurs and Smuggling

The Native American Entrepreneur and the Mohawk Civil War (presentazione Power Point in pdf - eng)

Since the 1980s a number of private native entrepreneurs from both the Longhouse and the elective factions have been involved in legal as well as illegal activities, politically justified on the basis of notions of sovereignty and self-sufficiency. Ideological differences have had a civil war in Mohawk land as an outcome, complicated by relationships with state, provincial, and federal authorities. This paper explores Indian entrepreneurship and its embodiment in Mohawk land.