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Antropologia applicata e il concetto di “policy” (parte 3)

Vediamo alcuni limiti e punti di debolezza della discplina antropologica quando si intenda applicarla a questioni di policy e, in generale, in un contesto di cambiamento sociale. La situazione, descritta dagli antropologi di molti paesi, è presto detta: tutti evidenziano come l'antropologia abbia "grandi potenzialità" di applicazione e come sia "utile e necessaria in un molto sempre più connesso e globalizzato" ma nel momento del suo coinvolgimento concreto in molteplici programmi di ricerca, pr...

Antropologia applicata e il concetto di “policy” (parte 1)

Quando l'antropologia come sistema di conoscenza e prassi di ricerca (disciplina) prova ad entrare nello spazio pubblico delle società contemporanee si trova piuttosto a disagio. Come ogni disciplina che si rispetti incoraggia nei suoi discepoli alcune disposizioni mentali, abitudini percettive, gerarchie di valori specifici che vanno a formare quella forma mentis attraverso la quale si dà rappresentazione al mondo. Attualmente l'antropologia è ancora una disciplina profondamente accademica, ded...

Professione antropologo. Verità, Realtà, Riflessività I

Introduzione L’etnografia è un genere di scrittura, un buttar giù cose sulla carta? si chiedeva Geerz (1988). La ricerca etnografica è stata variamente criticata negli ultimi trent’anni sia dagli studiosi stessi che dai popoli indigeni. E’ poi stata combattuta a lungo una violenta controversia tra ricercatori quantitativi e qualitativi su quale metodo fotografasse la realtà in modo più veritiero. Più di recente, però, entrambi i metodi hanno subito attacchi ed è stato creato il nuovo concetto...

Imprenditori immigrati e etnobusiness: e l’antropologia?

L'antropologia culturale è fondata sul paradigma del portare nelle aule accademiche ciò che l'antropologo esperisce nell'altrove etnografico. La mente dell'antropologo era il vettore attraverso il quale costruiva e trasferiva conoscenza culturale globale, dal villaggio all'aula universitaria. "Essere andato là" era il marchio di fabbrica dell'antropologia. Scrive Geertz: E' questa capacità che sta alla base d'ogni altro intento dell'etnografia [...]: la capacità di persuadere i lettori che st...

Professione antropologo. Il lavoro su campo II

Un altro fattore che influenza l’osservazione partecipante è il genere dell’osservatore. Abu-Lughod (1986) nel suo lavoro con i beduini egiziani osserva che il fatto di non essere sposata la inchiodava nel ruolo di ‘figlia’. Anche Kondo (1986) si trovò incastrata nello stesso ruolo nella casa dei suoi ospiti giapponesi, prima del suo ‘collasso d’identità’ e dell’inizio del processo di distanziamento, benché lei fosse americana di origine giapponese. Entrambe le autrici mettono in risalto l’impor...

Professione antropologo. Il lavoro su campo I

Malinowski (1922), l’inventore del concetto di osservazione partecipante, notava che l’osservazione aggiunge carne e sangue al lavoro scientifico. Tuttavia, l’espressione ‘osservazione partecipante’ è in realtà un ossimoro, in cui la partecipazione, cioè il tentare di diventare un ‘nativo marginale’, e l’esigenza di essere scientificamente oggettivo secondo i canoni del pensiero razionale occidentale, sono messi insieme in una combinazione instabile, che può perfino condurre al collasso dell’ide...

L’antropologo disorientato

L’habitus antropologico classico dovrebbe contemplare una grande capacità di orientarsi. O meglio, di riprendersi dal dis-orientamento. Perché, diciamocelo, chi studia antropologia lo fa perché ama il poco noto, il nuovo, l’altrove, la contaminazione, l’esperienza umana nella sua quotidianità e diversità. Dopotutto, fare etnografia può essere visto come il risultato di un processo di ri-orientamento, secondo i propri canoni, all’interno di una situazione che inizialmente era vista come estranea....

Antropologi al lavoro: linguaggi, tribù e lo schema HOMO

L’antropologo che voglia utilizzare le proprie conoscenze  e competenze nel mondo del lavoro avviando un percorso lavorativo autonomo necessità di mettere a fuoco alcune questioni specifiche. Il mondo del lavoro infatti parla un linguaggio diverso da quello accademico, ossia possiede una cultura diversa. Dà valore a cose diverse, ha priorità diverse, bisogni diversi, credenze diverse. Esso è, come è ovvio, culturalmente eterogeneo, popolato da tribù spesso in conflitto tra loro per motivi ide...

Tra accademia e mondo del lavoro.

Riprendo la serie di post inerenti la professione di antropologo applicato. Serve passare da essere studente-all'università e essere lavoratori-nel-mondo. Transizione che devono effettuare tutti gli studenti dei diversi corsi di laurea è che porta ad un radicale cambio di status. Essendo antropologi, dovrebbe risultare (più) agevole riuscire a fare un'analisi comparata tra ciò che comporta essere studenti all'università e lavoratori (magari parlando con chi già lavora da qualche anno, o sfruttan...

L’eptalogo dell’antropologo professionista

Leggendo il pionieristico volume di Moreno Tiziani “Professione antropologo” ho liberamente ricostruito un eptalogo attorno al quale incardinare un pensiero riflessivo, e un discorso concreto, sull’antropologia professionale: -        Meglio cominciare presto a pensare in ottica “professionale”. Dal momento che il destino di ogni studente è, si spera, quello trasformarsi in lavoratore, meglio cominciare fin da subito a adottare un punto di vista consapevole sulla propria traiettoria di “carri...