I rituali di Homo Academicus

Una delle tribù che gli antropologi dovrebbero conoscere meglio è quella degli academicus. Bene o male dai 3 ai 5 annetti di università ogni antropologo se li è fatti, una specie di ricerca sul campo di estensione notevole. Spesso però capita di farseli passare in maniera inconsapevole, quegli anni, pensando: “finalmente quando avrò finito l’università sarà un antropologo!” oppure “devo partire per fare ricerca sul campo nella mia tribù in Africa“.

In realtà il contesto “accademia” e la tribù degli Homo Academicus sarebbe di eccezionale rilevanza scientifica per indagare moltissime strutture e significati nelle scienze antropologiche: il rapporto fra potere e sapere, quello tra docenti e discenti nella nostra società, l’organizzazione e la gestione dei passaggi di grado attraverso esami e test, la quotidiana costruzione minuziosa di una rete di idee, valori e esperienze che condizionano fortemente i modi di percepire la realtà. Su tutto, comunque, spiccano i cosiddetti rituali accademici che, se guardati con occhio disincantato e scevro da pregiudizi, risultano sicuramente tanto esotici quanto possono apparire quelli africani o amerindiani.

Se si vuol sapere cosa sia la conoscenza è opportuno studiare i luoghi dove essa viene prodotta e trasmessa. Se si vuole capire quali siano le potenzialità e le vulnerabilità della conoscenza occorre studiare le condizioni della sua produzione, diffusione e trasformazione. Nella vita accademica, nella vita dei docenti, dei ricercatori e degli studenti, nell’insieme delle loro pratiche e delle loro esperienze quotidiane risiedono molti segreti che andrebbero, etnograficamente, portati alla luce, sezionati, indagati e raccontati pubblicamente.

Questa antropologia rimane in gran parte un tabù, perchè resta a livello inconscio negli studenti quando escono dall’università e diventano interiorizzati e strutturati ad identità per chi dentro all’università rimane per lavoro. Nell’era post-accademica della scienza l’università è ormai un contesto incapace di produrre senso ma eccellente per sostenere il passaggio inconsapevole di persone attraverso di esso e stanziamento acritico all’interno di esso.

Un articolo per riflettere.

 

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4 Responses to “I rituali di Homo Academicus”

  • Barbara Caputo scrive:

    Bourdieu è stato l’unico ad avere il coraggio di svelare il mondo dell’homo academicus, sarebbe importante proseguire su quella strada…

  • Davide scrive:

    fortissimo Bourdieu, qui è possibile spulciare interi stralci del volume che non so neanche se sia stato tradotto in italiano
    http://books.google.com/books/about/Homo_Academicus.html?id=hfUR028Z-0kC

  • Sandra scrive:

    A me è piaciuto un vecchio film (1998)passato su Sky: Cercasi tribù disperatamente . Titolo originale Krippendorf’s Tribe. Krippendorf è il cognome dell’antropologo protagonista del film, interpretato da Richard Dreyfuss.Breve trama: “Un antropologo crea una improbabile tribù perduta della Nuova Guinea utilizzando i propri familiari per coprire l’utilizzo non proprio corretto dei fondi che gli sono stati concessi.”
    Nonostante la stampa chic l’abbia un po’ maltrattato perchè non sarebbe abbastanza graffiante, in realtà a me, che sono di bocca buona e di gusti popolari, è piaciuto perchè è una commedia popolare che confina con la farsa e il vaudeville. In sostanza si rivolge non a un pubblico di nicchia di sale da 13 posti, ma al grande pubblico che quei riti antropologici dell’homo academicus non conosce, ma ne ha sentito parlare.
    Guardatelo in DVD e poi mi fate sapere.

  • Davide scrive:

    Mi accorgo ora che su Anthropos Silvano aveva segnalato una etnografica dell’accademia giapponese:

    “Mi sono imbattuto ora, per caso, in questo libro etnografico: curioso! Lo segnalo qui visto che qualche tempo fa forse si aveva toccato, di sfuggita, temi simili, affatto battuti (a questo punto, col beneficio del dubbio). L’etnografia mi sembra in un certo senso ancora “esotica”, visto che studia il peculiare clima culturale giapponese, ma di sicuro interesse!

    THE JAPANESE PROFESSOR
    An Ethnography of a University Faculty

    by Gregory S. Poole

    Foreword by Roger Goodman, University of Oxford

    This monograph is a substantial contribution to our knowledge of the internal workings of a Japanese university, focussing on the world view of the professor. In this anthropological case study of a private university in urban Tokyo conducted through extended participant observation, Gregory Poole, at once both an insider and outsider, tells an ethnographic story that explicates a professoriate’s working world.

    The author addresses one basic problem—how do Japanese professors configure their working world? In answering this research question, he demonstrates how the present climate of competition and restructuring means that faculty members in Japan are faced with the challenge of culturally translating largely western concepts of the university while steadfastly preserving their own local culture of higher education. This book describes the resulting cultural debates and competing discourses that surround the key concepts in the work-life of Japanese professors. It is of special interest to scholars in the fields of comparative education, Japanese Studies, and sociocultural anthropology as well as academic and administrative staff employed at universities in Japan and abroad.

    “There have been few anthropological analyses of the lives and work of university professors in Japan, or for that matter, anywhere else. Poole is able to give satisfactory explanations perhaps for the first time in the English literature as to why Japanese universities function in the ways that they do, ways that sometimes seem bizarre and counter-productive to the western observer.”

    J.S. Eades, Professor of Anthropology and Dean of the School of Asia Pacific Studies, Ritsumeikan Asia Pacific University.

    Gregory S. Poole is Professor of Anthropology in the Graduate School of Humanities and Social Sciences at the University of Tsukuba. His area of research includes the anthropology of education, language, and Japan and his publications include Higher Education in East Asia: Neoliberalism and the Professoriate (2009), co-edited with Ya-chen Chen, and “The Japanese University in Crisis” (2005), coauthored with Ikuo Amano (Higher Education).”

    Link: http://www.antrocom.it/MDForum-viewtopic-t-1165.html

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