Antropologia della bellezza: diritto, potere, capitale.

L’estate è la stagione della corporeità, il trionfo dell’estetica, dell’apparire, del mostrarsi e del guardare. C’è un’antropologia delle visione, del colpo d’occhio, della variazione cromatica tra abbronzature, dei confronti volumetrici tra curve (sia maschili che femminili) che raggiunge i livelli più alti in tutto l’anno. Antropologia stagionale.

In estate esplode il business dei concorsi di bellezza, dove schiere di giovanissime trovano un palco dove far valutare il proprio capitale corporeo. Dopotutto, oltre che la civiltà del consumismo, la nostra viene additata come quella delle apparenze, dove il famoso valore di come si appare pare non lasciare scampo al valore di come si sarebbe…diatribe etico-filosofiche, certo, ma che sono molto interessanti anche da una prospettiva antropologica: dopotutto si ha a che fare con corpi e valori, sistemi di comunicazione e di potere, conflitti fra prospettive educative, fra ciò che si ritiene buono e ciò che si ritiene meno buono…. è antropologia culturale pubblica baby!

Ecco una carrellata, tanto breve quanto disimpegnata (dopotutto è estate!) per stimolare riflessioni sui rapporti tra antropologia, bellezza e società.

1) un articolo del Corriere abbastanza recente pubblica la notizia di una sedicenne che ha vinto un concorso di bellezza dedicato al miglior Lato B. Il padre fiero della figliola, scatenate le associazioni di genitori: immorale e diseducativo!

2) in occasione dell’imminente concorso di Miss Italia una partecipante alla fase finali viene improvvisamente bloccata in quanto compaiono delle sue foto su internet in posizioni definite “provocanti” (e perciò vietate dal regolamento). Lei risponde di “far paura a qualcuno” in quanto favorita per la vittoria e, tra le lacrime, ricordando che le foto erano “artistiche”, scarica il trolley già messo nel bagagliaio e si consola con gli inviti a presenziare altri eventi estivi…come diceva mia nonna, xe xara na porta xe verxe un porton!

L’antropologia insegna che non c’è niente di più culturale che il modo in cui una società, una cultura, crea, costruisce, valuta, promuove e diffonde ciò che ritiene essere “bello”. E, con bello, molto spesso buono, giusto, opportuno, ottimale, ideale e, alla fine, normale. Ma come riflettere attorno a queste espressioni culturali, che diventano ovviamente economiche, politiche, ideologiche e alla fine, anche biologiche?

Una provocazione recente dell’antropologo Alexander Edmonds  ha proposto di istituire un “diritto alla bellezza” al pari del diritto all’istruzione, alla salute. Il ragionamento è semplice e, dopo un disorientamento iniziale, pare persino filare. Questa la catena logica:

1) la “bellezza” è un capitale che Catherine Hakim (LSE), partendo da Bourdieu e la sua distinzione dei capitali (individuale, umano, sociale) , ha definito “capitale erotico“, cioè la potenzialità di stimolare negli altri sensazioni di bello, di piacere, di soddisfacimento sessuale. Innumerevoli studi correlano positivamente la variabile “bellezza” con la progressione di carriera, sia per uomini che donne (permettendo quindi l’accumulo di altro capitale);

2) la “bellezza” è in gran parte un capitale grezzo e a costo zero inizialmente (di natura, direbbe Platone), ma poi necessita di investimenti per essere mantenuta. Molti, però, di questo capitale non sono proprio dotati, partendo pertanto con un capitale individuale compromesso fin dall’inizio dei loro giorni;

3) la “bellezza” può essere aumentata grazie alla tecnologia e alla scienza medica. Chirurgia plastica e chirurgia estetica sono settori in rapidissima crescita e che creano un legame molto forte tra tecnologie medicali, tecnologie dell’identità e risultati socioculturali del processo di trasformazione di sè.

Da qui la domanda: se attraverso queste tecnologie è possibile rendere una persona più bella, e di conseguenza più sicura di sè, più propensa alle relazioni, più accettata socialmente, pià efficiente nel progredire di carriera e, alla fine, più felice, perchè non si dovrebbe parlare di un diritto? Le istituzioni pubbliche, insomma, dovrebbero farsi carico di tutelare e esaudire questo diritto delle persone di diventare più belle per essere più felici. Quindi, diritto alla bellezza uguale a diritto all’istruzione? Capitale erotico intercambiabile con capitale cognitivo? Il tutto finanziato con soldi pubblici?

Alcune riflessioni personali:

1) capitale erotico e capitale cognitivo sono profondamente diversi, in quando il primo resta spendibile all’interno dello status quo dei meccanismi sociali, mentre il secondo contiene una carica potenzialmente evolutiva per la società. Se cambia il modello di bellezza di riferimento (leggi “moda”) ci si trova con un capitale a valore zero, mentre un buon capitale cognitivo permette una flessibilità e un adattamento ottimali;

2) il capitale erotico è troppo vincolato a bizze individualistiche, idiosincrasie e eccessi (come testimoniato da molti chirurghi plastici), mentre quello cognitivo derivante dall’istruzione è socialmente mediato e quindi produttore di socialità di valore più alto;

3) il capitale erotico tende a convergere, cioè a far diventare le caratteristiche erotiche diffuse a livello di massa, creando stereotipi estetici e sindrome del clone. Al contrario, un buon sistema di istruzione dovrebbe favorire la creatività e la differenziazione, creando nella società anticorpi per affrontare il nuovo, l’imprevisto, l’innovazione;

4) il capitale erotico è relazionale (ci vuole un altro che mi riconosca “bello”, che sia attratto da me, che mi consideri seducente) mentre il capitale cognitivo è, spesso, sovraindividuale: si può pensare di una persona ciò che si vuole, ma se questa riesce a risolvere problemi, portare idee e lavorare correttamente non c’è giudizio che la possa declassare. Una società ha tutto l’interesse di promuovere questo secondo capitale.

5) numerosi studi dimostrano come la felicità umana sia solo in minima parte derivante dal proprio aspetto fisico. Pare passare attraverso una buona accettazione di sè, che deriva da una buona autostima, che è intrinseca alla propria storia di vita e alla propria identità, agli sforzi fatti, agli apprendimenti, alle frustrazioni elaborate e agli obiettivi di crescita complessiva.  In altre parole, voler accumulare capitale erotico può sembrare una scorciatoria rispetto allo sforzo concreto di accumulare altri capitali, più rilevanti per la società considerata nel suo complesso.

Una cosa è certa, il dibattito non finisce qui. Far capire alla sedicenne miss Lato B che, in prospettiva life span, conviene studiare, non è immediato. Non che sia necessario farlo, magari già lo sa. Certo la spinta a investire il proprio capitale sempre prima nella vita è forte e incoraggiato da alcuni modelli sociali. Questione di tempi anche per la Miss esclusa: è solamente colpevole di aver voluto utilizzare troppo presto il proprio capitale erotico.

Da questo punto di vista il regolamento di Miss Italia è bigotto fuori di misura, come lo sono gli ultimi accorgimenti politically correct. Certo c’è la volontà di essere i primi scopritori del capitale, senza che qualcun altro lo abbia già sfruttato….capisco pure la volontà di limare ulteriormente l’Ideale di Bellezza, in sintonia con le critiche che vengono da alcune parti della società, ma qui si raggiunge il parossismo: bella, naturale, mai esibita prima (oppure si, ma senza provocazioni erotiche), ma pure colta perchè legge libri e giornali (a 20 anni), simpatica, spigliata, di classe, con personalità…per poi fare cosa? Servizi fotografici e comparsate per un anno. Voglio il massimo di capitali, per poi produrre il nulla. Forse è questo il vizio della nostra società: alzare sempre più l’asticella ma, in definitiva, non soddisfare mai il desiderio così generato. Ossia, sprecare capitale. Meglio chiudere la baracca, ci guadagnamo tutti. E investire in capitale cognitivo.

Altre risorse:

Recensione del Guardian sul volume di Hakim

II° rapporto Bachelor su donne laureate, aspetti fisico e carriera

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5 Responses to “Antropologia della bellezza: diritto, potere, capitale.”

  • sandra scrive:

    Mi limito a commentare il tuo post, riservandomi di fare un altro commento, se è il caso, dopo aver letto i link.
    Una prima osservazione: ma non si sapeva già, dalla penosa soap delle Olgettine, che le ragazze offrivano il loro lato B al signor B. con l’accorato incoraggiamento dei familiari? e non succede lo stesso con gli organizzatori a ogni concorso di Miss? E’ dai tempi di Bellissima con la Magnani che se ne parla, con la variante contemporanea dei padri che sostituiscono o collaborano con madri e fratelli a spingere il capitale di famiglia. Dato che questo comportamento tiene unita la famiglia tradizionale, non vedo di che si lamentano i bigotti.
    Passando alla discussione sul capitale erotico, sono d’accordo che il capitale erotico fa parte di quel capitale simbolico alla Bourdieu che poi si traduce in capitale economico.
    Il difetto di tutta la discussione, però, sta nell’equiparare bellezza e capitale erotico, mentre la bruttezza o per lo meno la mancanza di bellezza denuncerebbe la mancanza di capitale erotico fin dalla culla per gli sfortunati che ne sono privi. Sbagliato. La bellezza è notoriamente negli occhi di chi guarda ed è colorata culturalmente: una donna inuit senza tatuaggi facciali e deformatori delle labbra non era neanche guardata come possibile moglie. E’ solo un esempio, ma si potrebbe citarne per giorni. In Occidente nel XXI secolo vanno di moda certi tratti regolari, certa altezza, certe misure di varie parti anatomiche. Il culo a prosciutto e le gambe a fiaschetto di miss centro-meridionali come la Lollobrigida oggi probabilmente non vincerebbero. Oggi un Mister non depilato, abbronzato e palestrato non arriverebbe neanche alle finali.
    Sgombrato il campo da queste considerazioni, mi accingo a dimostrare che il capitale erotico non è costituito tanto da tratti regolari e misure da indossatore/trice, ma da feromoni, intelligenza e astuzia. Nessuna femme fatale e nessun tombeur des femmes era ‘bello’, ma avevano un ‘tiro’ che neanche una carrozza con tiro a sei cavalli può eguagliare. Oggi in inglese per esprimere il concetto, infatti, diciamo sexy e non beautiful. E da noi sexy è diventato sinonimo di bello, non il contrario. L’idea che bello sia buono e quindi sexy risale a quei misogini dei greci. Ma penso che al famoso processo all’etera Aspasia, quello che decise i giudici ad assolverla fu la sua splendida carica sessuale, tradotta ambiguamente con ‘perfezione’ nei classici, quando lei mostrò in tribunale il suo corpo senza veli.
    E’ noto che da Cleopatra a Madame de Pompadour, le più grandi amatrici della storia non erano belle, ma sexy. E gli sciupafemmine più notori, come Casanova, non erano ‘belli’. La parola giusta oltre a sexy è ‘affascinanti’, dal latino ‘fascinare’ cioè stregare, ammaliare, legare con un legame magico una persona a sé. In campo amoroso è un mix di sensualità prorompente,conversazione brillante, intelligenza e intuito (anche per contrastare i rivali), capacità mondane e, dopo una certa età non più di primissimo pelo (dove l’ingenuità adolescenziale fa capitale erotico), esperienza erotica. Se la sedicenne di cui sopra ha intenzione di fare carriera investendo sul corpo, deve curare anche la mente, ma non necessariamente con un diploma da ragioniera. Quanto alla miss scartata, credo si sia fatta due conti e abbia investito nella pubblicità gratis che ha ricevuto facendo notizia, mentre magari, anche vincendo, sarebbe stata una delle tante miss in cerca di fortuna come bellezza di seconda fila, sperando di agganciare un produttore. Per concludere: sul Corriere del veneto di giovedì 18 agosto, pag. 7 c’è la storia di Gabrina, l’amante di Pio Enea II degli Obizzi, padrone del castello del Catajo, presso Padova. Pio Enea la amò follemente anche se era brutta e alla sua morte fece costruire una fontana a lei dedicata: “Gabrina qui giace vecchia e lasciva che benché sorda, stralunata e zoppa, si trastullò in amor finchè fu viva”.

  • Nicola scrive:

    avrei bisogno di contattare l’autore di quest’articolo.. nome? cognome? e-mail? è per una ricerca universitaria.. grazie

  • Nicola Posteraro scrive:

    Ringrazio Davide per l’articolo, oltre che per la disponibilità che m’ha mostrato quando l’ho contattato.
    Ho utilizzato il tema nella mia tesi di laurea in giurisprudenza: il lavoro è stato recensito dalla dottoressa Guidantoni all’indirizzo http://www.ilchiasmodeilibri.blogspot.it/.

    Ve lo segnalo! 😉

    Grazie ancora!

  • Donnino Longo scrive:

    Trovo molto interessante questo post

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