Professionisti dell’antropologia 4: petrolio, missioni e antropologi.

Questo approfondimento può dare un ulteriore contributo riguardo alle problematiche che più trovarsi ad affrontare un giovane antropologo, soprattutto se lavora nell’ambito della cooperazione internazionale.

Chi aprirà le terre del Tibet, o reclamerà l’ultimo acro dell’Amazzonia, le colline dell’India centrale, le giungle del Borneo, o le steppe della Siberia, il mercante o il missionario?” (William Cameron Townsend, 1942).

Quando nel 1930 i missionari fondamentalisti si riunirono nella loro fortezza, la Moody Memorial Church di Chicago, il loro principale avversario politico all’interno delle congregazioni protestanti era il modernismo della famiglia Rockefeller.
I Rockefeller, John D. Sr. e soprattutto il figlio John D. jr. erano interessati a fornire un’immagine positiva e benevola della loro corporation, la Standard Oil, delle sue sussidiarie e della famiglia, oltre che ad incrementare i propri enormi profitti. Nel loro cammino verso l’eternità alla fine del 1929, i Rockefeller si imbatterono in John Mott, un missionario millenarista che sperava di affrettare il Secondo Avvento di Cristo evangelizzando il mondo intero entro “la presente generazione”. Per realizzare la sua visione Mott aveva pensato di chiedere fondi ai potenti di Wall Street in base all’opinione che “chiedere denaro a un uomo per ampliare al mondo intero il Regno di Dio, non era chiedergli un favore, ma un modo per dargli la straordinaria opportunità di investire la sua soggettività con un dividendo eterno” (Colby/Dennett 1995:33). Il denaro “era così pieno di soggettività” – egli scriveva – “accumulata attraverso giornate di lavoro umano” che sopravviveva ai suoi soggetti e pertanto poteva essere usato dopo la loro morte per estendere la vita degli stessi sulla terra (ibid. 1995:33). Questo concetto di transustanziazione del denaro in vita eterna combaciava perfettamente con la motivazione logica della Rockefeller Foundation e, ovviamente, con il modello organizzativo delle Standard Oil.
Il modello missionario di Mott e la sua ossessione per la Cina si incrociarono felicemente con la visione globalizzante del principale consigliere di John D. Sr., il reverendo battista Frederick Gates, che fu affascinato dal pensiero delle “fortune di famiglia” che conquistavano i mercati mondiali. Con la Standard Oil in pole position l’avanzata delle corporation americane avrebbe rappresentato la Volontà di Dio; per Gates la crescente globalizzazione del mercato e la diffusione delle missioni protestanti anglofone che l’accompagnava, erano evidenza «di un solo, grande, preordinato Disegno». Egli osservava come le differenti missioni non fossero che «un’unica armata di invasione» le cui «abili strategie e tattiche erano controllate e dirette da una sola Mente», Dio. (ibid. 1995:33).
Il credo di John Mott trovò la sua casa presso la Riverside Church di New York che, attraverso il suo modernismo, simboleggiava la prospettiva globale della famiglia Rockefeller. Negli anni Venti gli investimenti all’estero degli Stati Uniti erano aumentati del 700% e le Standard Oil andavano all’assalto ai mercati stranieri: la Standard Oil of New Jersey (poi Exxon) aveva come campo di espansione l’intero Sud America, la Standard Oil of California (poi Chevron) possedeva vasti territori in Venezuela e in Messico, la Standard Oil of New York (poi Mobil Oil) era penetrata nei Balcani, in Medio Oriente, Sud Africa, India, Indocina, nelle Filippine e nell’Indonesia olandese. Con tutti questi successi i Rockefeller e le loro attività filantropiche, esentasse, prosperavano: la sola Rockefeller Foundation possedeva grossi stock di azioni in tredici compagnie petrolifere e in nove oleodotti, in 35 linee ferroviarie e in altre 35 corporation i cui interessi spaziavano dall’acciaio alle banche, dal gas all’agrobusiness.
L’alleanza tra imprese minerarie, dell’acciaio, dello zucchero e chimiche faceva parte della strategia ideata da Albert H. Wiggings, presidente della Chase National Bank, la banca di famiglia dei Rockefeller, per rendersi indipendente dal titano di Wall Street, quel J. P. Morgan che era sempre stato anche personalmente odioso al vecchio John D. Sr., e i cui legami col capitale britannico, in particolare con la Shell, erano da sempre un ostacolo ai progetti della Standard Oil. Fu in questa guerra finanziaria che cominciò a farsi le ossa il nipote più eclettico del vecchio John D. Sr., Nelson Aldrich Rockefeller, che cominciò a prendere particolarmente a cuore il vecchio business di famiglia, il petrolio e in particolare quello venezuelano, su cui si appuntavano anche gli appetiti della Gulf Oil dei Mellon, della Shell e di una sussidiaria della Standard Oil of Indiana (AMOCO), quella Creole Petroleum Company che era una creatura personale di Nelson.
Le attività filantropiche e le sovvenzioni ai missionari andavano di pari passo e crescevano con la concupiscenza di nuovi mercati. La maggior preoccupazione riguardava il diffondersi delle malattie nei territori indigeni, malattie sia politiche (nazionalismo e comunismo) che virali (la febbre gialla e i parassiti intestinali) che facevano crollare le potenzialità produttive della forza lavoro indigena. Nel 1920, il Guatemala, troppo vicino al rischio “contagio” del Messico post-rivoluzionario, fece da cavia sperimentando un cordone “sanitario” ottenuto sia tramite imposizione della legge marziale lungo la linea ferroviaria e nelle città vicine alle piantagioni di banane e caffè della United Fruit sia una campagna contro la malaria e il “verme solitario” lanciata dal Rockefeller’s International Health Board. I progetti della Rockefeller Foundation per la sanitizzazione dei paesi sottosviluppati collegavano gli imperativi morali con la più profana necessità economica della produttività del lavoro e si sposavano con l’invito del rev. Mott alle multinazionali di serrare i ranghi in una loro Intesa Cristiana Internazionale che potesse competere con la sfida dell’internazionalismo proletario. «Contro quel male le chiese devono combattere come esse combattono contro ogni malvagità che viene dal demonio», affermò il Segretario di Stato Robert Lansing. La crisi del 1929 col riacutizzarsi della lotta di classe negli Stati Uniti affrettò le decisioni.
Uno degli argomenti principali dei Fondamentalisti contro la profana trinità rappresentata dai Rockefeller, il denaro e il modernismo, era che l’uso di medicinali o altri servizi professionali per ottenere conversioni era sottilmente coercitivo e blasfemo; solo «il pregare la Croce, il Vangelo della redenzione dal peccato attraverso la fede nel sangue versato del Salvatore, che era il potere di Dio» (ibid. 1995:40), ovvero la Parola, attraverso la lettura della Bibbia, poteva salvare le anime dei pagani. Fu perciò un duro colpo la notizia che uno dei più promettenti giovani missionari in Guatemala intendeva lasciare il suo gregge per andare a convertire le tribù amazzoniche e che intendeva farlo usando degli aeroplani.
William Cameron Townsend, “Zio Cam” per i suoi seguaci, poggiava il suo credo sulle certezze del fondatore della sua chiesa madre, la Central American Mission creata da Cyrus Scofield, un cacciatore di indiani diventato predicatore tra i baroni del bestiame del Texas. Scofield basava le sue prediche su un pilastro dell’etica puritana, ovvero che l’adesione della propria condotta di vita all’insegnamento della Bibbia e del Vangelo, poteva evitare le riforme sociali e ottenere nel contempo insieme la ricchezza materiale e le chiavi del paradiso. Le riforme sociali, spiegava Scofield, erano inutili in un mondo governato da Satana e dalla natura peccatrice dell’uomo, ma la ricchezza sarebbe giunta come ricompensa per una vita santa in un mondo privo di peccato, segno della Grazia per aver risposto in un’attività liberamente scelta ad una Sua particolare chiamata all’interno del Grande Progetto.
Dopo pochi anni di lavoro missionario in Guatemala, Townsend si accorse che quello che lui giudicava un potente messaggio di redenzione era operativo solo presso i ladinos, ma restava estraneo agli indigeni che vivevano tradizionalmente nei loro remoti villaggi. La Parola non giungeva nella loro lingua, ma in spagnolo e perciò non veniva compresa. Egli scoprì che le cure mediche erano un mezzo potentissimo per scardinare le autorità tradizionali indigene, perciò decise di fondare una sua propria chiesa che si basasse su quattro pilastri: la linguistica per far giungere la parola di Dio a tutte le tribù, la medicina per distruggere il potere sciamanico, l’educazione per semplificare l’assimilazione e l’economia per permettere ai convertiti di realizzare il Disegno di Dio con il loro lavoro. La sua attività medica nelle missioni guatemalteche lo aveva portato in contatto con la campagna antimalarica della Rockefeller Foundation e, in seguito, le sue necessità linguistiche gli fecero guadagnare un altro collegamento con i Rockefeller, ovvero il contatto con Edward Sapir, il linguista più importante della University of Chicago, la prima grande università battista del West, fondata direttamente da John D. Rockefeller Sr., il fondatore della dinastia.

L’approccio linguistico permise a Townsend di articolare il suo piano educativo secondo le linee guida del bilinguismo e di creare di conseguenza una cooperativa per la produzione del caffè tra i suoi conversi cakchiquel. L’incontro tra le proposte ecclesiali di Townsend, la politica di integrazione e di educazione delle comunità indie propugnata dal presidente del Messico post-rivoluzionario Lazaro Cárdenas e il mondo dell’indigenismo promosso da prestigiose istituzioni legate ai Rockefeller, quali le Università di Chicago, Harvard, Yale, Columbia e John Hopkins, diede origine ad una delle missioni più ricche, potenti e contestate del mondo protestante il Summer Institute of Linguistics (SIL).
Il SIL, fondato come campo estivo di addestramento linguistico in una modesta fattoria dell’Arkansas nel 1934, ottenne il suo riconoscimento e accredito come istituzione scientifica nel 1942, quando fu invitato ad affiliarsi all’Università dell’Oklahoma. La necessità di una copertura scientifica all’attività missionaria era apparsa evidente fin dal primo incontro tra Townsend e Cardenas, il presidente del Messico, allora paese rigorosamente laico ove era proibita a tutti, anche al clero cattolico, ogni propaganda religiosa. Quando Zio Cam udì che alti funzionari del governo messicano erano interessati ad educare e integrare gli indiani nella società messicana attraverso studi linguistici governativi presso le varie etnie, afferrò l’occasione presentando i suoi seguaci come “investigatori linguistici” e non come missionari. L’espediente di una missione scientifico-didattica che fornisse la sua opera al programma assimiliazionista del governo Cárdenas e alle linee indigeniste promosse dal Conferenza Inter-Americana sulla Vita Indigena tenutasi Patzcuaro (Mexico), si dimostrò vincente.
Fin dal 1940 la Rockefeller Foundation e il governo federale avevano collaborato ad uno studio antropologico dell’Institute of Current World Affairs per conto del Bureau of Indian Affairs of Latin America (Ufficio Affari Indiani dell’America Latina). Tale studio faceva parte di una più vasta campagna di informazione e controspionaggio tesa a verificare quanto la propaganda nazista avesse presa presso le etnie indigene: Hitler aveva infatti dichiarato ariani onorari gli indiani d’America.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale vide Nelson A. Rockefeller diventare Coordinator of Inter-American Affairs (CIAA), un nuovo ufficio governativo creato con lo scopo di “ri-orientare l’intero problema dell’America Latina, dal punto di vista della difesa nazionale” (ibid. 1995:112). Tra i collaboratori più stretti di Nelson Rockefeller vi erano il fratello Laurance, che divenne in seguito il suo filo diretto e personale con la futura Central Intelligence Agency (CIA), John Hay Whitney, finanziere e produttore di Hollywood, Will Clayton, re del cotone texano, Percy Douglas della Otis Elevators, John McClintock, consigliere della United Fruit e in seguito uomo della CIA e Paul Nitze, finanziere.
Uno degli obiettivi dichiarati del CIAA era di strappare il florido mercato sudamericano alle compagnie tedesche e di impadronirsi dei ricchi giacimenti di materie prime; a tal fine era necessario non solo un conflitto commerciale e politico senza esclusione di colpi, ma anche una ben coordinata guerra psicologica e propagandistica. Avvantaggiandosi del vuoto creato dalla ritirata del capitale inglese, i Rockefeller acquistarono milioni di acri di terra fertile di prima qualità in America Latina e attraverso i collegamenti di Robert J. Johnson, proprietario della Johnson & Johnson, rivale della tedesca Bayer, cominciarono a soppiantare le compagnie tedesche. Tra i principali artefici di questa operazione figurò John Caldwell “J. C.” King, un diplomato di West Point che divenne in seguito capo delle operazioni clandestine della CIA nell’emisfero occidentale e, in quanto tale, coinvolto in tutti i colpi di stato in America Latina, in tutte le “crisi cubane” e nella fondazione del progetto MKULTRA.
Uno dei settori di maggior impegno fu quello delle linee aeree latino-americane sia civili che militari che, intorno agli anni Trenta erano pressoché tutte in mani tedesche; attraverso le sussidiarie Pan Am e la compagnia privata di Laurance Rockefeller, la Eastern Airlines, e tramite “innocenti” esibizioni e gemellaggi con Air Clubs locali, la penetrazione statunitense crebbe a dismisura. Tuttavia, in caso di guerra con le potenze dell’Asse, la maggior fonte di preoccupazione per il CIAA e per il governo USA non era il terziario che pure si dimostrava una buona testa di ponte per ogni tipo di operazione spionistica e nella guerra psicologica, ma il controllo delle fonti delle materie prime e il loro trasporto verso il territorio statunitense metropolitano.
La gomma, che era sempre stata la più grande risorsa naturale della giungla amazzonica, aveva mostrato un rapido declino dopo il contrabbando di semi di Hevea brasiliensis da parte di ufficiali della marina britannica e la crescita di vaste piantagioni in Indocina e in Malacca. Nel 1940, tuttavia proprio mentre Burma (oggi Myanmar), la Cocincina (Vietnam e Cambogia) e Singapore cadevano nelle mani del Giappone, la richiesta di gomma, necessaria per i cingoli dei carri armati, cominciava a diventare pressante. Immediatamente il presidente Roosevelt creò la Rubber Reserve Corporation e assegnò a Nelson Rockefeller il compito di assicurare allo sforzo bellico tale prezioso prodotto. Le più importanti piantagioni selvagge di caucciù – dal taino “lacrime della foresta” – si trovavano nel cuore del cosiddetto “inferno verde”, il bacino del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti ai piedi della maestosa catena delle Ande, un territorio segnato dai confini quasi metafisici di stati quali il Perù, il Brasile, il Venezuela, la Colombia e la Bolivia. Proprio all’inizio degli anni Quaranta Manuel Prado, presidente del Perù, si trovava di fronte a gravi problemi economici e sociali: gli indios quechua delle valli andine che da secoli si spaccavano la schiena nelle gallerie delle miniere di argento, zinco e rame, erano ormai al limite dello sfruttamento e della sopportazione. L’unico modo per impedire una ribellione ed evitare una riforma agraria che avrebbe intaccato i privilegi degli haciendados ladini e delle corporations straniere, era spingere le masse affamate e senza terre verso i territori “vergini” della frontiera amazzonica illudendole con un nuovo mito dell’Eldorado.

Il problema era che la foresta non era né vergine, né disabitata. Non era la prima volta infatti che il Perù tentava la carta amazzonica; lasciando perdere la fallita espansione inca, in tempi moderni vi era già stata una guerra con la Colombia nel tentativo di conquistare il suo unico e strategico porto sul Rio delle Amazzoni, la cittadina di Leticia; e un’altra guerra era scoppiata nel 1941 con l’Ecuador per decidere chi era il proprietario dei ricchi giacimenti petroliferi che si supponeva fossero celati sotto la volta fronzuta della giungla. Dal punto di vista di Rockefeller il Perù era estremamente interessante: nel 1930 il petrolio era stato scoperto a Ganso Azul, presso Pucallpa, una cittadina di frontiera sul fiume Ucayali, un giacimento destinato a cadere nelle mani della Standard Oil of New Jersey, della Texas Gulf, proprietà della famiglia Reed di New York e della Gulf Oil dei Mellon. L’unico vero problema per lo sfruttamento di Ganso Azul era la totale mancanza di strade e di manodopera specializzata. Il 21 gennaio 1941 lo stesso presidente Roosevelt scrisse a Nelson Rockefeller affinché organizzasse un programma di aiuti economici e culturali per il Perù.
Rockefeller rispose che il CIAA stava pianificando un progetto educativo bilingue attraverso la Peruvian- American Association – e una autostrada transandina verso Pucallpa che passava a soli 10 km. dai campi petroliferi di Ganso Azul. Il governo peruviano autorizzò anche la costruzione di un aeroporto a Iquitos, la porta dell’Amazzonia peruviana. Il problema ora era solo quello di trovare qualcuno che trattasse con gli indios che si trovavano nella zona e che fosse esperto di didattica bilingue. Su suggerimento di Moises Sáenz, ex ministro protestante per le scuole rurali sotto Cárdenas, ex ambasciatore del Messico in Perù e ottimo amico e patrono di William Cameron Townsend, l’organizzazione scelta fu il SIL e l’uomo fu Ken Pike, il miglior linguista dell’istituto. Fu in questo periodo che William Cameron Townsend elaborò la delicata formula che conciliava le speranze di evangelizzazione dei sostenitori ferventi religiosi, ma poco interessati all’enfasi scientifica con coloro che appoggiavano lo sforzo scientifico del SIL, ma erano sospettosi nei confronti dei suoi scopi evengelizzatori.
Nacquero così due organizzazioni, entrambe con sede in California, di cui una manteneva il nome di Summer Institute of Linguistics e lo statuto del 1937, l’altra, il Wycliffe Bible Traslators, che adottava totalmente il credo della antica China Inland Mission. Le due organizzazioni avevano gli stessi membri e lo stesso direttivo, ma mostravano al mondo due facce, una rivolta verso Dio e l’altra verso la scienza. La struttura bifronte permetteva inoltre di superare gli ostacoli che la chiesa cattolica sudamericana poneva all’entrata delle missioni protestanti.
L’atmosfera militare che regnava allora in America forgiò lo stile e il linguaggio delle due organizzazioni: termini come “occupazione” descrivevano l’entrata di missionari in una regione e nel 1944 Townsend scriveva: «… indebolire il nemico, ci permetterà di conquistare le sue ben munite e preparate roccaforti…» (ibid. 1995:123). Nel 1940 al SIL si unirono alcuni membri del gruppo fondamentalista californiano Navigators che era attivo tra le forze armate; essi fornirono ottimi tecnici ed esperti aviatori. Fu così che altri due pilastri della crescita del SIL, i militari e le università, entrarono nell’organizzazione.
Mentre Pike era in Perù e altri membri del SIL addestravano alla lingua inglese i piloti dell’aviazione militare ecuadoregna, per facilitare l’inserimento dei suoi missionari nella giungla Zio Cam pensò di realizzare un campo di addestramento. Nel 1944 egli si recò nel cuore della selva Lacandona alla Finca El Real, proprietà di Jaime Bulnes. La madre di costui era americana e parente dei McCormicks, industriali di grandi attrezzature agricole, cugini dei Rockefellers e proprietari di piantagioni di henequen nello Yucatán, perciò Bulnes affittò a lungo termine a Townsend un terreno detto Yashaquintala nel territorio dei maya tzeltal e alcune baracche che formavano la Base Principale; nel cuore della giungla vi era la Base Avanzata. L’addestramento era realizzato in modo simile a quello dei marines incentrandosi di giorno sullo sforzo fisico portato fino all’esaurimento psicologico e di notte sulla testimonianza pubblica della propria resa a Dio. In questo modo il gruppo missionario creava una sua propria insularità, in cui i legami interpersonali e la lealtà verso la nuova “Wycliffe family” erano valori instillati per sempre.
I servizi linguistici del SIL nell’addestramento dei militari sia statunitensi che sudamericani attraverso l’Intensive Language Program accentuarono la militarizzazione dell’istituto che vide in questa cooperazione e nel denaro e nei contatti che ne derivavano, un segno della volontà di Dio. Dall’addestramento dei militari al fornire informazioni per il controspionaggio il passo fu breve. Il SIL raccoglieva informazioni antropologiche ed etnografiche sulle varie etnie, analizzando i comportamenti sociali e comportamentali delle comunità indigene, la loro struttura politica, i rapporti di parentela, le risorse minerarie, lo sfruttamento e i rapporti di lavoro, le notizie sulla flora, la fauna e i loro usi medicinali e psicotomimetici.
Tutte queste informazioni finivano nei files dello Strategic Index of Latin America di Nelson Rockefeller. Per il CIAA, infatti, l’importanza strategica degli indigeni era stata in parte analizzata dagli amici delle potenze dell’Asse e alla propaganda tedesca tra gli indiani si ascrivevano il sabotaggio della produzione di stagno in Bolivia. Si concludeva con la prospettiva che simili situazioni potessero verificarsi anche in altre aree, ma non si escludeva che gli indigeni potessero essere anche vittime della propaganda comunista.
“J. C.” King, risalendo per il CIAA il Rio das Mortes e la ferrovia di Morgan a Porto Velho, annotava: «Nessun piano di sviluppo dell’Amazzonia, potrà avere successo se non si provvederà a un’infusione di sangue fresco di immigrazione selezionata su grande scala dall’Europa impoverita sotto la direzione di onesti, intelligenti uomini dediti al bene pubblico, liberi da egoismo, corruzione, indifferenza e crudeltà».

Alcuni anni dopo, visitando le stazioni dello SPI (Servizio per la Protezione degli Indios) del Brasile lungo i fiumi Xingù e Tapajos, “J. C.” King, allora capo del Servizio operazioni segrete della CIA nell’emisfero occidentale, scriveva: «Il problema n.° 1 è la forza lavoro” e ancora “Prima che gli indiani siano civilizzati arriverà il colono bianco. … Tali coloni non saranno permanenti finché il governo non interverrà in modo decisivo» (ibid. 1995:142) . La relazione di King giunse proprio nel momento in cui le necessità belliche per la gomma brasiliana erano alle stelle e il problema della produttività dei seringueiros indigeni molto serio. La U. S. Rubber Corporation, che trattava per la Goodyear e la Dunlop, sotto la supervisione dei Rockefeller propose un nuovo servizio aereo sull’Amazzonia che richiedeva la costruzione di piste di atterraggio, installazioni radio e radar e posti per congiungere le piantagioni di gomma delle aree e produttive di Perù, Brasile, Bolivia e Colombia; Manaus diveniva il centro nevralgico del sistema di comunicazioni con allacciamenti diretti via New Orleans con Washington.
Il progetto segnò l’inizio della fine per gli indios dell’Amazzonia. L’impeto statunitense spinse il presidente del Brasile Vargas a istituire la Fondazione del Brasile Centrale e a lanciare, nel 1943, la “Grande Spedizione del Brasile Centrale e Xingù-Roncador”. Nel 1944 un gruppo di militari costruendo strade e piste per aeroplani entrò nella zona del Rio das Mortes, territorio degli xavante, e 12 uomini furono uccisi; dodici mesi dopo di fronte all’attacco dell’esercito brasiliano i potenti xavante dovettero arrendersi alle amorevoli cure del Servizio per la Protezione degli Indios (SPI).
Mentre l’Amazzonia brasiliana veniva aperta dall’esercito, a Lima nella primavera del 1946 Cam Townsend aveva ricevuto una telefonata dal tenente Lawrence Montogomery, membro della U.S. Army Air Corps Mission che gli proponeva l’acquisto di un idrovolante Grumman Duck per 3.000 dollari. La somma arrivò come ringraziamento a Dio per un fallito sciopero degli impiegati di Herbert Rankin e lo stesso Montgomery accettò di diventare pilota a tempo pieno per il SIL, che nello stesso tempo riuscì a procurarsi un altro dei migliori piloti sulla piazza, Betty Greene del Women’s Air Corps. Ad un party presso il ministero dell’educazione peruviano Townsend offrì i servigi del nuovo acquisto al governo stesso che in cambio promise di pagare un quarto dei costi; l’ambasciata USA contribuì con una jeep e un trasmettitore radio. Nel 1946 Betty Greene, la prima donna a trasvolare le Ande, fece atterrare Zio Cam presso i campi petroliferi di Pucallpa: lì, presso il lago Yarina, il missionario intravide il sito perfetto per i suoi scopi, una nuova base nel cuore della giungla. Vale la pena di sottolineare l’uso di termini evocativi e di alto valore simbolico come “inferno verde” per descrivere la giungla. Con i nuovi acquisti in uomini e mezzi e con l’aiuto di due anziani Navigators, Cameron Townsend organizzò un nuovo gruppo, il Jungle Aviation and Radio Service (JAARS) e, attraverso Henry Coleman Crowell, fondatore dei Quaker Oats e vicepresidente della Moody Church di Chicago, ottenne il denaro per ingrandire il suo parco mezzi acquistando i surplus di materiali delle forze armate americane. La base di Yarinacocha in Perù si arricchì di nuovi hangars per lo JAARS.
Lo scoppio della “Guerra Fredda” aveva permesso all’apparato militare industriale degli Stati Uniti di non smobilitare, anzi, le commesse militari erano sempre più pingui. Uno dei principali mercati erano le forze armate sudamericane addestrate durante la guerra da consiglieri americani e alcuni corpi di elite, come il corpo di spedizione brasiliano in Italia, si erano legati a doppio filo con le accademie militari e gli ufficiali USA. Uno dei primi risultati di questo legame fu il colpo di stato militare del generale Odría in Perù. In quell’occasione il SIL tenne un basso profilo, continuando a utilizzare i rifornimenti di medicinali dello JAARS per curare gli indios e minare il potere degli sciamani presentando le guarigioni come un evidente segno del potere di Dio su quello di Satana. Lontano dagli occhi della Chiesa cattolica di Lima i linguisti del SIL cominciarono apertamente ad evangelizzare i nativi ai modi dell’America del Midwest, sfidando le tradizioni comunitarie indigene e la loro cosmologia basata sul habitat silvicolo con il rarefatto spirito di una cultura evangelica che sottolineava l’individualismo e la proprietà privata. Seguendo l’insegnamento di San Paolo “Obbedisci ai governanti, perché il loro potere viene da Dio” (Paolo ai Romani 13:1) nella versione Wycliffe “Chi resiste all’autorità, resiste al volere di Dio”, i traduttori del SIL prestarono la loro opera e i loro aviatori al pugno dittatoriale dell’esercito fornendo informazioni e trasportando i prigionieri politici nel bagno penale di Sepa. In cambio di questa politica accondiscendente Odría aumentò le forniture di combustibile e medicinali al SIL. Al Secondo Congresso Indiano Inter-Americano tenutosi a Cuzco nel 1949, il dittatore Odría sottolineò l’importanza dell’assimilazione degli indiani, mentre l’Assistente Segretario agli Interni statunitense insistette sulla necessità da parte degli indigeni di «condividere con noi le ricchezze prodotte dalla buona terra americana» (ibid. 1995: 207).
Ogni proposta che si interessasse diversamente al benessere degli indiani fu bocciata come “filo-comunista”. La guerra fredda e il fervore nazionalista arabo che cominciava a mettere in discussione gli assetti dei ricchi campi petroliferi mediorientali, spronarono le grandi compagnie verso le inesplorate risorse dell’Amazzonia e dell’America centrale.
«E la roccia sgorgò verso di me fiumi di petrolio.» (Giobbe 29:10) Una delle prime azioni di Odría fu di emanare una nuova legge petrolifera molto generosa verso le compagnie straniere: concessioni per 50 anni, forti sconti sui contributi e il 50% dei restanti profitti. L’International Petroleum, sussidiaria della Standard Oil of New Jersey (Exxon), si assicurò ottime concessioni insieme alla Socony. Nell’estate del 1953 il generale Odría si recò a Pucallpa in compagnia di due “cold warriors” (consiglieri militari USA), di Townsend e di Robert LeTourneau, un miliardario texano che costruiva macchine per il movimento terra e il cui portafoglio era finanziato al 70% da commesse del Pentagono. Pucallpa, nei progetti del generale, doveva diventare il terminal di un oleodotto e il centro di una migrazione interna che avrebbe ridotto la pressione negli altipiani andini. Le Tourneau si proponeva come sponsor per lo sviluppo di una colonia nella regione: egli avrebbe costruito un impianto per l’acqua potabile, case, un centro di trattamento dei rifiuti e una strada che congiungesse la colonia all’autostrada trans andina. In cambio voleva due cose: un milione di acri presso i campi petroliferi di Ganso Azul dove deforestare legni duri tropicali e allevare 5.000 capi di bestiame e la sicurezza che la colonia sarebbe stata abitata da “cristiani” americani e peruviani.
«Signor Presidente – disse Townsend – Le Tourneau ama molto il Signore e suo Salvatore, Gesù Cristo. Egli vuole servire il Signore. … Sulla terra possiede già quello che desidera. Egli vuole ottenere il suo capitale in cielo.» (ibid. 1995:246). La proposta ovviamente spiacque alle gerarchie cattoliche, che accusarono il “nucleo protestante” di rompere l’unità della nazione, e ai nazionalisti preoccupati per la crescente influenza USA. La risposta di Townsend fu magistrale: egli offrì lo JAARS. I quattro aerei di sua proprietà sarebbero divenuti una sussidiaria del Trasporto Militare Aereo del generale Odría, divenendo un complemento civile ai caccia che erano stati mandati dall’amministrazione Eisenhower. L’aviazione missionaria avrebbe trasportato con tariffe commerciali la posta, merci, passeggeri e anche preti e suore. Odría ovviamente non poté rifiutare la possibilità di avere un’aviazione addestrata dagli Stati Uniti e un sistema radio che operava avanti e indietro in una giungla senza confini, e il SIL risolse in questo modo anche i suoi problemi di deficit. I cattolici non mollarono e il Nunzio Apostolico accusò Townsend di complottare con «i suoi amici miliardari e i suoi agganci finanziari per protestantizzare la giungla» (ibid. 1995:248). Nel settembre 1953 Odría firmò il contratto con il SIL.
La seconda “occupazione” del SIL fu l’Ecuador e l’anima dell’operazione fu Rachel Saint. Ancora fanciulla, nel 1932, ella aveva sognato di una tribù bruna in una giungla verde, e si era convinta della chiamata del Signore verso le missioni, così dopo aver perso 12 anni a cercare di convertire gli alcolizzati del New Jersey, Rachel era volata in Amazzonia e, dopo aver lavorato con i piro dell’Alto Urubamba, e con gli shapra delle ricche terre petrolifere lungo il fiume Marañon, si era convinta che la “sua” tribù erano gli huaorani (il popolo), che vivevano sul fiume Napo, detti auca (selvaggi) dai quechua degli altipiani. Perseguitati dai cacciatori di schiavi per le piantagioni di caucciù, gli huaorani si erano ridotti a
400 anime divise in quattro gruppi che difendevano il loro territorio a colpi di frecce avvelenate col curaro. Sfortunatamente per loro nel 1946 il colonnello Leonard Clark aveva rivelato a Washington che le riserve petrolifere dell’Oriente amazzonico ecuadoregno rivaleggiavano con quelle mediorientali. Nel 1948 il nuovo presidente Galo Plaza, intimo amico di Nelson Rockefeller, iniziò una campagna per convincere il pubblico che il destino dell’Ecuador era verso la costa pacifica, là dove la United Fruit voleva estendere i suoi bananeti per rimpiazzare le piantagioni ammalate del Centro America. Rockefeller, interessato all’agrobusiness, propose degli investimenti per nuove tecnologie agricole attraverso la sua IBEC (International Basic Economy Corporation) e di intensificare le colture di merci da esportazione come caffè, cacao e bestiame. Le piantagioni di banane si espansero da El Oro verso il bacino tropicale del Gayas e lungo il fiume Daule nelle terre dei colorados, ancora indomiti. Forte delle sue amicizie americane Galo Plaza offrì al SIL la missione. Restavano intanto incontaminati dai piccoli coloni i territori petroliferi della selva degli huaorani. Mentre Rachel Saint studiava la lingua con la sua informatrice Dayuna, suo fratello Nate venne ucciso con altri missionari da un gruppo di indios spaventati dal suo aereo. La perdita dei confratelli scatenò lo JAARS che contattò il Comando USA dei Caraibi a Panama che subito inviò un elicottero armato e un fotografo di Time-Life. Negli USA l’ondata di simpatia verso il SIL fu enorme, venne organizzato un viaggio per Rachel Saint e Dayuma e Townsend raccolse centinaia di migliaia di dollari.
Il SIL aprì una nuova base a Limoncocha, subito a nord del territorio huaorani, e ottenne anche una base di appoggio per lo JAARS presso Charlotte, North Carolina, a solo 30 minuti di volo da Fort Bragg, il nuovo quartier generale dei berretti verdi che stavano già proteggendo i traduttori del SIL sulle alture del Vietnam. La nuova base era dono dei Belk, un’aristocratica famiglia sudista, che aveva appoggiato il progetto di Rockefeller di “lanciare” il North Carolina come base metropolitana per la “controguerriglia” e come partner privilegiato, attraverso l’Alleanza per il Progresso, per il neonato narcostato della Colombia.
Gli importanti giacimenti di petrolio scoperti nell’Oriente ecuadoregno dalla Texaco, dalla Shell, e dalla Gulf Oil nelle terre dei kofán, dei siona, dei secoya e nei territori sul fiume Napo degli huaorani erano stati portati alla luce anche grazie all’uso delle piste della base JAARS di Limoncocha da parte dei tecnici petroliferi. Il SIL aveva fatto da mosca cocchiera per i tecnici volando sulla foresta ed avvisando gli huaorani che le squadre di trivellatori stavano avanzando e che era conveniente per loro cedere all’inevitabile amore di Dio. Attraverso altoparlanti montati sulle ali che emettevano messaggi nella loro lingua, gli aerei dello JAARS terrorizzarono gli huaorani che bruciarono i propri villaggi e si rifugiarono nella giungla. Il colpo di grazia giunse nel 1968 quando i missionari gettarono nella selva dei canestri con dentro, nascoste, delle ricetrasmittenti accese: udendo un fratello di un huaorani catturato chiedere un’ascia, un aereo del SIL effettuò il miracolo facendogliela piovere sulla testa. Esausti, ammalati e sconvolti da un potere magico così grande, 92 huaorani si arresero a Rachel Saint. Dopo poche settimane i vinti erano circa 200 e subito dovettero combattere con la fame, le malattie e le nascite illegittime: quelli che tentavano di riguadagnare la giungla erano inseguiti e catturati dai conversi. Alla fine l’illuminazione divina li colpì sotto forma di un’epidemia di poliomelite: Rachel Saint si rifiutò di farli vaccinare per timore che fuggissero spaventati, quando alla fine accettò, vi erano stati 16 morti, mentre altri 16 rimasero storpi.
Ancora più disgraziata fu la fine di quei gruppi indigeni che si trovarono coinvolti nelle operazioni di “controguerriglia” come i matses e i campa. I matses vivevano nella grande foresta pluviale compresa tra i fiumi Tapiche, Blanco e Yavarì, una zona a est di Pucallpa presso il confine col Brasile. Il loro territorio era famoso per la gomma di prima qualità e per il legname pregiato e, a causa di ciò, erano stati assaliti dai mercanti di schiavi nei primi del ‘900, ma si erano difesi bene uccidendo gli aggressori e, per coloni e blancos, erano diventati la quintessenza dell’indio selvaggio e sfuggente. Nel marzo del 1964 mentre Harriet Fields del SIL stava preparando il loro primo incontro con la Parola di Dio, una squadra di rilevamento topografico pesantemente armata stava per entrare nel territorio matses per aprire una strada versi i presunti giacimenti di gas naturale che la Standard Oil of New York (Mobil) e alcune compagnie tedesche intendevano sfruttare.
Presso un’ansa del fiume Yavarí la squadra trovò dei campi coltivati dei matses, che subito distrusse per togliere agli indios i rifornimenti e negare ogni evidenza di un loro diritto alla terra. In risposta i matses li attaccarono con furia scagliando una pioggia di frecce, poi svanirono. Avendo perso ogni contatto radio, alla base si scatenò il panico e il giorno successivo i giornali di Lima parlarono di 8.000, poi 3.000 e poi 500 indios ben armati ed equipaggiati che combattevano in modo addestrato, con equipaggiamento radio e – sembrava dalle intercettazioni – guidati da bianchi.
Il SIL aggiunse benzina al fuoco dell’isteria dichiarando la stampa che gli indiani non erano loro conversi “civilizzati”,né indios della zona di confine. Tutti si scatenarono nelle più strane congetture: dai contrabbandieri brasiliani, all’esercito brasiliano, ai barbudos castristi. L’aviazione peruviana con base a Iquitos si mosse e il comandante in capo giunse per dirigere le operazioni personalmente. I matses tentarono un altro attacco con frecce, poi sparirono nuovamente. Per stanarli arrivarono le bombe, gli shrapnel che strappavano le foglie della giungla e, su richiesta di un funzionario della Standard Oil che aveva ottenuto il permesso di produrlo, il napalm. Per giorni i vecchi B-26 USA, rivenduti all’aviazione peruviana, bombardarono la giungla, ma questa continuò a proteggere i suoi abitanti. Allora l’esercito peruviano chiese l’invio dei marines statunitensi con i loro elicotteri per un’operazione camuffata da intervento umanitario di recupero della squadra attaccata. Questo era l’unico modo per giustificare l’intervento USA in Perù, un intervento che il governo aveva già pianificato nelle sue operazioni di controguerriglia contro il MIR (Movimento della Sinistra Rivoluzionaria). La CIA, infatti, aveva avvisato Washington che carichi d’armi erano inviati di contrabbando oltre il confine peruviano da Manaus oltre che dalla Bolivia. Qui una delle fonti di armi era una vecchia conoscenza della CIA, Klaus Altmann, alias Klaus Barbie, il boia di Lione, un nazista che era stato aiutato nella sua fuga dal colonnello “J. C.” King, al quale ora era fedele. Ma le pistole e i fucili Mauser forniti da Altmann/Barbie erano inservibili.
Lasciati i matses alle cure del SIL, l’esercito americano e la CIA, approfittarono dell’occasione per tentare di “strangolare il bambino nella culla”, ovvero il MIR. L’azione faceva parte del cosiddetto Progetto Camelot, un piano ideato dal Pentagono attraverso il SORO nel 1964 che riguardava Perù, Paraguay, Colombia, Ecuador e Venezuela. Scopo del Progetto Camelot era «riuscire ad addestrare ed equipaggiare forze indigene per missioni di sicurezza interna, azioni civiche, guerra psicologica e altre operazioni di controguerriglia» (ibid. 1995: 479), per la qual cosa era necessario conoscere le strutture sociali indigene in modo da prevederne i cambiamenti violenti e gli effetti di varie politiche messe in opera dall’esercito o da altre agenzie governative. Allo scopo erano stati stanziati 1,5 milioni di dollari e scritturate le maggiori autorità accademiche (Cfr. Professionisti dell’Antropologia 3, su questo blog). Uno dei centri nevralgici del progetto era la linguistica e il programma di educazione bilingue del SIL, che collaborò volonterosamente.
Convinti che il Perù fosse in stato di “latente insurrezione” i militari al potere rafforzarono le azioni civiche della destra e appoggiarono le operazioni della CIA e della Missione Militare USA nella selva. Mentre il “piccolo Fort Bragg” dei berretti verdi cresceva nei primi mesi del 1965, lo JAARS forniva attività di volo all’esercito peruviano e alla Guardia Civil con i suoi Helio Couriers, gli aerei preferiti dalla CIA. Poiché i generali peruviani non erano troppo felici del poderoso abbraccio dell’esercito USA e temevano possibili rivolte da parte dei coscritti di etnia quechua, la CIA cominciò a creare delle proprie truppe arruolando gli sbandati. Nello stesso periodo il MIR, desideroso di iniziare una guerra di guerriglia nell’oriente peruviano aveva cominciato a lavorare con gli indios campa attraverso il Fronte Tupac Amaru. Per ironia della sorte il nome del movimento si rifaceva a una figura mitica della resistenza india andina contro gli spagnoli, ma dimenticava che per gli secoli gli inca avevano cercato di espandersi nella giungla proprio a spese delle tribù della selva come i campa. L’approccio ideologico e culturalmente sbagliato degli intellettuali del MIR fece pochi adepti, ma ciò non fece differenza per l’esercito peruviano né per la CIA. Nell’agosto del 1965 i piloti militari peruviani, seguendo il corso del fiume Sonomoro, grazie alle mappe dei missionari volanti americani individuarono il villaggio campa di Bustamante. Gli indiani non sapevano che alcuni di loro erano stati catturati e interrogati circa la presenza di guerriglieri nel loro villaggio sei mesi prima, perciò non si preoccuparono neppure quando, poco dopo, arrivarono alcune colonne di Rangers.
Improvvisamente cominciarono a esplodere le bombe, sbrindellando uomini, donne e bambini. Case e persone presero fuoco grazie al napalm preparato per l’esercito peruviano dalla International Petroleum Company (sussidiaria Standard Oil). L’orrore e l’apocalisse erano giunti sulle ali degli angeli cristiani. Inseguendo le forze del MIR, unità fresche dei Rangers distrussero la città campa di Satipo, mentre i berretti verdi conquistavano il campo guerrigliero presso Mazanari e il villaggio indigeno di Kubanti. Un’altra colonna marciò verso nord per rinforzare l’assalto finale al villaggio di Bustamante. In seguito alcuni campa sopravvissuti accusarono lo JAARS per le centinaia di massacrati affermando che i suoi piloti avevano volato sulla giungla invitando, tramite altoparlanti fissati sulle ali, i campa a cooperare con l’esercito. All’obiezione che era impossibile riconoscere gli Helios missionari da quelli governativi, fu risposto che gli aerei del SIL portavano ben visibili sulle ali gli stemmi dell’organizzazione e che Townsend aveva integrato lo JAARS peruviano nelle forze aeree dell’esercito. Il SIL proclamò di non avere aerei o missionari nella zona, ma un giornalista americano riferì che «missionari americani stanno lavorando nella zona dei bombardamenti dell’aviazione peruviana contro i campa» e l’esercito peruviano si vantò di «aver effettuato una massiccia campagna di informazione e avvertimento attraverso messaggi in lingua nativa letti con altoparlanti montati su aerei ed elicotteri» (ibid. 1995:493).
Dalla fine degli anni 1970 in poi il SIL è stato oggetto di una forte campagna di boicottaggio che ha portato molti paesi dell’America Latina ad espellere l’organizzazione. Senza nulla togliere alla violenza dell’evangelizzazione praticata dal SIL dobbiamo per onestà intellettuale sottolineare che buona parte della campagna contro il SIL è stata ed è sponsorizzata dalla Chiesa Cattolica, che a causa dell’evangelizzazione protestante ha perso ricchi e monopolistici “pascoli” e le cui attività di distruzione delle popolazioni indigene in nome di Dio, si perpetrano da molto più tempo e con risultati anche più catastrofici. Un altro grande nemico del SIL è il presidente del Venezuela Chavez, il quale però sta sponsorizzando l’islamizzazione degli indios da parte degli ayatollah iraniani.
Il SIL e i Wycliffe Bible Traslators sono ancora operativi.

Bibliografia essenziale
Colby G., Dennett C., Thy Will Be Done., New York, NY, 1995;
http://gospelcom.net/;
http:// www.wycliffe.org/; http://www.sil.org/

Be Sociable, Share!
Share this Post:
Digg Google Bookmarks reddit Mixx StumbleUpon Technorati Yahoo! Buzz DesignFloat Delicious BlinkList Furl

2 Responses to “Professionisti dell’antropologia 4: petrolio, missioni e antropologi.”

  • I gotta favorite this internet site it seems very useful very useful

  • Leave a Reply:

    Name (required):
    Mail (will not be published) (required):
    Website:
    Comment (required):
    XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>