Tradizione/Innovazione: un approccio evoluzionistico I

Nipote: “nonno, ma sei veramente arcaico! Lascia fare a me, che in un attimo sistemo tutto!

Nonno: “lascia stare nipote, è una vita che aggiusto questi arnesi a mano…come si è sempre fatto da prima che tu nascessi…

Nipote: “ho capito nonno, ma se adesso possiamo sistemare tutto in poco tempo usando trapano, viti autofilettanti e saldatrice, perché rimanere fermi ai metodi di una volta?!?

Nonno: “metodi antichi o non antichi, fino ad oggi hanno sempre funzionato, tanto che questi vecchi arnesi sono stati usati da almeno tre generazioni, mentre gli attrezzi di oggi, tutti fili e pulsanti, mi pare si rompano ogni altro giorno… ho sempre fatto così, continuero a fare così…

Nipote: “io proprio non ti capisco! Hai le comodità, e ti ostini a faticare con metodi della preistoria….!

Nonno: “non preoccuparti tu, lasciami il tempo che mi serve, e vedrai che riparerò ogni cosa nel modo migliore, e funzionerà per altre due generazioni…

Nipote: “ho capito, è una battaglia persa in partenza…come vuoi nonno, buon lavoro!

Un ipotetico dialogo che, nelle sue caratteristiche fondamentali, si presenta molto più spesso di quanto crediamo. Come antropologi culturali il tema “tradizione” è pane per i nostri denti. E’ la parte granitica della cultura, cioè che rimane, che si imita, che si replica  con i meccanismi della trasmissione culturale (spesso con qualche errorino, però) che mette le fondamenta fra le generazioni, appunto, che le fa riconoscere come collegate, come appartenenti alla stessa Storia. La tradizione, più o meno replicata, rattoppata o proprio inventata (grande passione umana!), è a fondamento della nostra vita relazionale e della nostra identità sociale. Essa è però legata a doppio filo con l’innovazione, con l’evoluzione culturale, con il cambiamento comportamentale che avviene nel corso del tempo grazie all’orientamento alla ricerca, alla sperimentazione, al miglioramento, all’imparare dagli errori che è a fondamento dell’evoluzione umana. Ciò vale per le persone (le idee nuove, le esperienze nuove modificano il modo in cui percepiamo il mondo e pensiamo noi stessi e gli altri), per i gruppi parentali (cambiamenti alle tradizioni modificano assetti familiari e i modelli di comunicazione intergenerazionale) fino ai gruppi sociali non basati sulla parentela (organizzazioni lavorative, ricreative, del gruppo di pari).

Chi “ha ragione”, quindi, tra nonno e nipote? Si sarebbe portati a dire il nipote. Ma entrambi hanno ottime ragioni dalle loro parte, pur muovendo da prospettive lontane, ed è quindi plausibile che abbiano “ragioni” diverse. Il dialogo, ipotetico ma riscontrabile senza difficoltà nella realtà nei suoi tratti fondamentali, è di argomento tecnologico perchè è lì che la nostra società occidentale mostra un’innovazione inarrestabile, ma non sarebbe in errore anche rispetto ad altri ambiti.

Il nonno guarda al passato per gestire il presente, il nipote guarda al presente per il presente. Ossia, il nonno ha esperienza. Ma che tipo di esperienza ha? Che i suoi metodi, il suo comportamento, ha funzionato a dovere non solamente durante tutta la propria vita, ma anche durante quella di diverse generazioni precedenti…un test a prova di bomba! Il suo comportamento, ne è certo, è stata evolutivamente efficiente.  Il nipote, al contrario, vede l’efficienza della propria alternativa comportamentale (innovazione) rispetto a quella del nonno non in prospettiva storica (che non possiede) bensì tenendo conto del proprio sistema di valori (novità e riduzione dei tempi di lavoro, ossia efficienza), in base ai quali giudica desueti i comportamenti del nonno. Valori che il nonno valuta non primari, perchè a lui il tempo non manca, ed è dotato di un modello comportamentale validato. Le ragioni del nipote non sono sufficienti per convincerlo ad innovare dal punto di vista comportamentale.

La questione del rapporto tra tradizione e innovazione è fondamentale per poter comprendere, ed eventualmente intervenire, in molti contesti sociali, dove il loro mescolamento è la norma e la loro interazione la vera dinamica da comprendere. “Persone che preservano” e “persone che innovano” sono sempre mescolate, e data la forte enfasi che nella nostra società si pone sui comportamenti delle seconde, ad esempio in contesti aziendali, formativi e produttivi, è necessario avere degli strumenti per poter decifrare i processi tradizionali e innovativi usando lo sguardo efficace dell’antropologia culturale.

A questo riguardo, l’antropologo culturale Craig Palmer si è chiesto: “siamo proprio sicuri che le tradizioni culturali e la non-innovazione non porti dei vantaggi evolutivi?” Siamo proprio sicuri che il nonno abbia torto? (continua)

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