Marc Augè a Treviso

Noi/altri
conversazione pubblica con Marc Augé, Domenico Luciani e Massimo Venturi Ferriolo

Lunedì 11 aprile alle ore 18 la Fondazione Benetton Studi Ricerche propone un incontro pubblico con uno degli intellettuali europei più noti e apprezzati: Marc Augé, etnologo e antropologo, autore di saggi capitali per gli studi antropologici come Non luoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità (1993, ripubblicato nel 2009) e Per un’antropologia della mobilità (2010).
Il teorizzatore dei concetti di “nonluogo” e “surmodernità” sarà intervistato da Domenico Luciani, Fondazione Benetton, e Massimo Venturi Ferriolo, docente di Estetica al Politecnico di Milano, su alcune delle questioni al centro delle sue ricerche, le relazioni tra le persone e i luoghi, anche a partire dagli interrogativi posti dalla xxii edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, intorno al villaggio africano di Taneka Beri nel Benin, tra arcaismo e ipermodernità.

Sarà un’occasione importante, che darà al pubblico la possibilità di partecipare a un dialogo che si annuncia di grande spessore culturale, ragionando insieme attorno ad alcune domande che ci stanno particolarmente a cuore: cosa significa “bisogno di luogo”? Esiste, e se sì, cos’è il genius loci nel mondo contemporaneo? I modi e i tempi del nostro vivere postmoderno ci danno ancora l’opportunità di un rapporto autentico con i luoghi della nostra vita?


Lunedì 11 aprile 2011 ore 18
Auditorium spazi Bomben
Fondazione Benetton Studi Ricerche
via Cornarotta 7
Treviso

Informazioni:
Tel. 04225121

dal sito www.alibionline.it

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One Response to “Marc Augè a Treviso”

  • Sandra Busatta scrive:

    Devo ammettere che comincio a pensare Augé sia uno dei troppi maitres à penser più o meno ‘bolliti’ che, come i nostri cantanti in declino vanno in America Latina, vengono nella ‘colonia’ italiana sempre in ritardo intellettualmente. Augè è noto per la trovatina intellettuale dei non luoghi, che lui stesso doveva smentire qualche tempo dopo, quando era ovvio anche ai ciechi che i giovani si ritrovano nei centri commerciali, mentre orde di persone ‘senza tetto nè legge’, per citare un film francese, vivono nelle stazioni e non-luoghi adiacenti.
    Ho trovato più stimolante ‘Un antropologo nel métro’, in cui il nostro Marc, con orgoglio gallico non dissimulato, analizza la storia francese usando la toponomastica delle stazioni del metro di Parigi e delle piazze e strade che le ospitano. Parigi, omphalos dell’universo, e il centro di Parigi come metonimia della storia, senza banlieu, senza chiedersi cosa sanno quelli che le abitano, africani, nordafricani, cinesi e slavi, quelli che si trovano dal lato ricevente della civilisation francese.
    Non ho ancora letto una critica approfondita dell’opera di Augé in italiano, magari ci sarà. Ma non mi stupisce che altrove, al contrario di molti altri maitres à penser francofoni, Marc abbia avuto una fama modesta e limitata anche tra i critici della globalizzazione e della post-modernità degli anni 1990. A proposito, trovo il suo concetto di sur-modernité piuttosto astruso e di non grande valore esplicativo in confronto a quello di post-modernità.

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