Capitalisti paria: multato perché integrato!

Dalla cronaca:

Articolo 1
Articolo 2


Integrazione perfettamente riuscita per un cinese che, fermato per un controllo dai vigili urbani in Piazzale Stazione a Padova, si è lasciato scappare una serie di bestemmie in dialetto veneto. Ovviamente è stato prontamente punito con 102 euro di multa, cosa che l’avrà fatto bestemmiare in cinese. Qualche giorno dopo una cinese che ha aperto un’erboristeria sempre in Piazzale Stazione a Padova si vedeva sequestrare la merce e applicare sanzioni per la seconda volta perché la sua merce, perfettamente legale in Cina, non lo sarebbe in Italia, anche se i prodotti non sono pericolosi. Chiunque frequenti il Piazzale Stazione di Padova, come me che abito in una via adiacente, sa che è un quotidiano rifugio di spacciatori, tossici provenienti da tutta le regione e quelle vicine, homeless, punkabestia che lo usano come camera da letto con bagno di fronte a bar e gli scarsi negozi, italiani e stranieri, che resistono. Nonostante polizia e carabinieri facciano talvolta dei tentativi di repulisti, prontamente sventati dai tribunali che rimettono tutti in libertà, i vigili si guardano bene dal fare qualsiasi cosa, compreso controllare il traffico caotico o dare indicazione ai turisti che sbarcano dai treni. Tranne che con i cinesi. Allora sono implacabili. L’area intorno alla stazione di Padova è in gran parte in mano ai cinesi, che vi mantengono quel po’ di ordine che ne permette di vivibilità. Certo, sono una comunità misteriosa e poco propensa ad apparire. Sono ossequiosi in apparenza dell’autorità e cercano di non disturbare. Un comportamento tipico di una comunità abituata a essere perseguitata, un tipico esempio di ‘capitalista paria’. Il termine è usato da Max Weber per definire gli ebrei, ma si applica anche ad altre comunità, come i cinesi e gli indù della diaspora. Sono persone che possiedono, in virtù della loro capacità imprenditoriale e di etica del lavoro, mezzi economici anche ingenti, ma scarso o nullo potere politico. Per questo motivo sono oggetto di odio da parte delle comunità in cui risiedono, sono tosati spesso da politiche vessatorie e ogni tanto rappresentano utili capri espiatori su cui scatenare la violenza della folla (pogrom) o dello stato (Shoah). I loro beni espropriati, la popolazione espulsa dal paese: è successo in Africa dopo la decolonizzazione, in Indonesia dopo il colpo di stato di Suharto, in Malaysia sono oggetto di leggi discriminatorie, ecc. ecc. In Italia la cosa non è certo a questi livelli, la Cina non è certo più il gigante imbelle di un tempo, tuttavia anche in Italia il pregiudizio anti-cinese è notevole. In particolare quando si confronta con un pregiudizio favorevole verso altri gruppi, per esempio le persone di religione islamica da parte di certa parte politica. Non entro nel merito del perché, ma mi limito a constatare che ben due lettere ai tre giornali locali (Il Mattino, il Gazzettino e il Corriere del Veneto) in favore di baristi cinesi, a mio avviso chiusi ingiustamente per via di una legge riesumata dal Codice Rocco fascista che lo permetteva se il locale era frequentato da pregiudicati, clandestini e spacciatori, non sono state mai pubblicate, quando altre mie lettere su altri argomenti lo sono state.
Tornando agli episodi che hanno dato avvio a queste riflessioni, è evidente come le chiacchiere sull’integrazione siano, appunto, chiacchiere, per cui un cinese è multato perché bestemmia in veneto, come se i vigili non lo facessero, e una cinese che ha un’attività legale è sanzionata perché nessuno si è preso la briga di informarla sulla legislazione italiana e comunque non interessa se la medicina tradizionale cinese sia o meno da proteggere all’interno del rispetto culturale, sia antica e rispettata e così via.

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One Response to “Capitalisti paria: multato perché integrato!”

  • Davide scrive:

    Il tema “Cina” è tabù. Ci sono tanti motivi. Solidarizzo con il cinese paria che bestemmia in vernacolare, perchè la sua condizione mi pare molto vicina a quella dei veneti: etica del lavoro inflessibile, scarsa inclinazione alla retorica e all’esuberanza di comportamenti, iniziatori di epopee imprenditoriali pur restando dei paria politici, incapaci di proporre una via e farsi guida e, non tutti ma certo non pochi, adusi allo sproloquio, sopratutto indirizzato al divino con riferimenti zoologici.
    Seguirà un post dedicato allo sproloquio religioso in Veneto.
    “Cinesi in Veneto” dovrebbe essere un corso di antropologia da tenere all’università. Invece continuiamo a ignorarli, a rimuoverli dal nostro orizzonte sociale, economico e politico.
    Un link a un blog con info interessanti:
    http://geograficamente.wordpress.com/2010/03/28/veneto-la-cina-e-vicina-%E2%80%93-il-nordest-che-si-confronta-con-il-grande-paese-asiatico-conquistati-dalla-cina-o-alla-conquista-degli-immensi-mercati-cinesi-non-aver-paura-e-farne-una-grande-o/

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