L’antropologia culturale nell’accademia veneta

DIFFUSIONE E IMMAGINE DELL’ANTROPOLOGIA CULTURALE NELLE UNIVERSITA’ DELLA REGIONE VENETO.

Il perché di questo studio.

Con questo studio si vuole indagare la situazione delle discipline DEA in Veneto. E’ noto che, nel nostro Paese, l’antropologia culturale ha seguito uno sviluppo storico e culturale decisamente peculiare.  Ad oggi esistono pochissimi dipartimenti universitari in cui compaia il termine “antropologia”, mentre alcune lauree specifiche nascono solo con la riforma del 2000. Dall’altro lato, sono molti gli insegnamenti singoli obbligatori di antropologia culturale nei primi anni di diversi Corsi di Laurea ad indirizzo umanistico, sociale, artistico e culturale. E’ proprio il mosaico di questi corsi singoli da pochi crediti, che danno un’immagine di una disciplina articolata come l’antropologia culturale in circa 30 ore di lezione, ad essere indagato in questa sede. I significati trasmessi a studenti di aree disciplinari affini formeranno una certa immagine dell’antropologia culturale, che è interessante indagare e qualificare meglio. Data la crescente rilevanza potenziale dell’antropologia culturale per i contesti in mutamento, e data la sua intrinseca frammentazione e la pluralità, riteniamo sia non banale capire quali fisionomie questa assuma in contesto Veneto.

Obiettivi dello studio.

L’obiettivo generale è quello di fornire una rappresentazione dello stato degli insegnamenti antropologici nelle università in Veneto.

Gli obiettivi particolari sono:

1)    fornire una rappresentazione aggiornata della diffusione degli insegnamenti appartenenti al settore scientifico disciplinare M-DEA nelle università del Veneto (Padova, IUAV, Venezia, Verona);

2)    fare una analisi quantitativa delle caratteristiche di questi insegnamenti secondo diverse variabili: tipologia di corsi di laurea che li ospitano, tipologia di docenti (grado di carriera, genere), denominazione e contenuti del corso, modalità didattiche, modalità di verifica del profitto, bibliografie utilizzate;

3)    fare una analisi, a partire dai dati al punto 2), per costruire alcune valutazioni qualitative sul/i tipo/i di “immagine/i delle discipline D.E.A.” che viene trasmessa alla popolazione studentesca;

4)    fare un analisi comparativa con la situazione di un insegnamento che riteniamo affine per ambito scientifico a quello DEA, ossia Sociologia Generale. Questa comparazione permette di far emergere analogie e differenza utili per la contestualizzazione della condizione reale e attuale degli insegnamenti DEA;

5)    informare in maniera completa, costruendo un database di link, riguardo a tutte le possibilità di formazione accademica in antropologia presenti nelle università della Regione Veneto.

Dati.

I dati utilizzati saranno quelli disponibili sui siti web dei corsi di laurea di Università venete che prevedano corsi D.E.A. Questa scelta risponde a caratteri di semplicità, uniformità e pubblicità. Inoltre, è spesso la fonte da cui anche gli studenti acquisiscono le informazioni principali per orientarsi nelle scelte di insegnamenti da seguire o corsi di laurea a cui immatricolarsi. Pare sia però debole dal lato completezza, in quanto alcuni docenti non aggiornano la suddetta pagina web. Qualora se ne ravvisi la necessità e l’utilità, si cercherà di sopperire a tale mancanza contattando il Docente via e-mail.

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4 Responses to “L’antropologia culturale nell’accademia veneta”

  • Nicolo' scrive:

    Mi sfugge solo una cosa: la ricerca è già conclusa? Se no quali sono i tempi stimati?

  • Davide scrive:

    La ricerca è nella fase del primo processo singolo: prendiamo un unico item (ad esempio un link di una cattedra di antropologia x del CdL y dell’università z) e lo portiamo dall’inizio alla fine del processo, in modo da vedere che tutto quadri abbastanza, poi lo estendiamo agli altri. Una delle cose belle di questa ricerca è che non abbiamo molta idea di cosa troveremo, direi che è proprio esplorativa. Quindi i tempi sono ancora una variabile non stimata, anche perchè non abbiamo limiti quantitativi di tempo. Puntiamo ad una ricerca di qualità, sufficientemente approfondita, informativa e critica. A naso, direi un sei mesi.

  • Nicolo' scrive:

    Ah! Curioso come metodo di ricerca. Innovativo, direi. Senza neppure un’intervista.
    Mi ricorda vagamente Lévi-Strauss…o sbaglio?

  • Davide scrive:

    Per carità, non nominiamo invano i Grandi Defunti della disciplina, sventure potrebbero coglierci! 😉 In realtà è un metodo semplice ma efficace di metodologia della ricerca sociale. Quello che a noi interessa è raccogliere i dati che sono PUBBLICI, non fare interviste. Quello che serve è sotto gli occhi di tutti, basta intercettarlo, catalogarlo, evidenziare strutture (vai Claude!) e una piccola comparazione. E’ innovativo per questo.

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