Antropologia e incertezza

Sull’onda della corrente postmodernista, il motto scelto per questo blog va subito dritto ad una delle caratteristiche peculiari del nostro momento storico: l’incertezza. Ma a ben guardare, essa affianca l’uomo da sempre, ne pervade l’esperienza, è fedele compagna del suo procedere nel mondo. Tanta pervasività fa riflettere: per reagire ad essa sono stati sviluppati sofisticati sistemi di conoscenza, di calcolo, di analisi e di pianificazione. Cogliere le leggi di natura che regolano il mondo dei fenomeni naturali è l’essenza della scienza, imbrigliare l’incerta pluripotenzialità del divenire verso forme e modi definiti e controllabili è una delle essenze della tecnica, per esempio. Certo, l’incertezza è anche bacino di possibilità da concretizzare, contro l’assoluta determinazione e noia del “sicuramente certo”. probabilmente, di due cose l’uomo può essere certo nel corso della sua esistenza: di morire, e del fatto che tutto il resto è incerto.

La pervasività dell’incerto, il suo potere che tutto struttura non può non affascinare. La consapevolezza di questa condizione fa affinare i sensi e la mente umana. La sua accettazione rende saggi. Il tentativo di elaborare una certezza soggettiva del proprio vivere occupava gli antichi filosofi stoici. L’incertezza quindi è generativa di caratteristiche propriamente umane. Incertezza, insoddisfazione, continua ricerca e battaglia contro le facili certezze, i luoghi comuni, le posizioni di comodo, i dogmi fatti ingoiare in maniera acritica. Questo il compito di un'”antropologia guardinga” che faccia del fascino dell’incertezza uno dei motori per le proprie analisi sui nostri luoghi, modi, vincoli e scelte di vita.

Un elogio dal punto di vista scientifico.

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50 Responses to “Antropologia e incertezza”

  • sandra scrive:

    Vedo l’antropologia in certo modo simile a un sistema dinamico caotico, che come tale presenta le caratteristiche della sensibilità alle condizioni iniziali (il cosiddetto ‘effetto farfalla’), dell’imprevedibilità, che si riflette sulla indeterminabilità del cosmo stesso, e dell’evoluzione.
    In questo modo diventano leggibili fenomeni apparentemente contraddittori. Per esempio, un confine – sia esso nazionale o etnico – è sempre frutto di negoziato tra entità, deve essere riconosciuto reciprocamente e soprattutto è poroso e sede di scambi. Dato che gli antichi romani la sapevano lunga, ci avevano messo a guardia diverse divinità, tra cui trovo particolarmente affascinante Giano (janua= porta o ianus=passaggio coperto), una divinità romana del lazio primitivo,venerato insieme alla dea Cardea (o Carna dea dei punti cardini) come custode delle porte ,dei trivi e delle zone liminali (di confine). Giano era rappresentato sotto l’aspetto di erma bifronte, di cui una faccia guardava al di dentro e una al di fuori.

  • Davide scrive:

    Mi pare che l’antropologia sia una disciplina parecchio “incerta” nel suo crearsi storico. Per alcuni è una forza (di certezze dogmatiche ne abbiamo già abbastanza, meglio un tale procedere che slanci metodologici a rischio totalitarismo epistemico) per altri è un limite (se una scienza non circoscrive almeno alcuni ambiti dove vige certezza, seppur minimale, che scienza è?) Sembra che l’antropologia, più che produrre certezze, produca continue incertezze, tra relativismi, stranezze, eccezioni alla regola e particolarità stucchevoli. E’ per questo che, secondo me, essa rientra più nell’ambito artistico e artigianale che in uno propriamente scientifico. Dopotutto, usiamo l’antropologia per diventare consapevoli delle nostre peculiarità e dei nostri pregiudizi prospettici, per non diventare schiavi di facili giudizi, facendoci quasi una sorta di auto-terapia. Quindi mi piace pensare che l’antropologia sia un buon assetto mentale per imparare a valorizzare e lasciarsi affascinare dall’incertezza.

  • Davide scrive:

    Nel mio post c’è un rapido quanto decontestualizzato cenno alla “certezza soggettiva degli stoici”. Stasera mi viene voglia di approfondire meglio la questione. L’interesse per l’etica stoica nasce grazie al fu filosofo Lorenzo Accame, mai incontrato di persona ma ben conosciuto attraverso le sue opere e soprattutto i racconti di chi ha seguito le sue lezioni, spesso per diversi anni di seguito mossi dal puro piacere di ascoltare, dicevano, non un professore di filosofia, bensì un Filosofo (O almeno uno che tentava di esserlo, ben consapevole dei rischi che una tale scelta comportava). Merce rara pare. Un pò come la differenza tra professore di antropologia e Antropologo. Più o meno un abisso.
    Insomma, il Filosofo Accame, che cercava di vivere ciò che predicava dal pulpito-cattedra, insegnava nella facoltà di psicologia di Padova ed era feroce critico, sulla scorta dell’etica di Epitteto, Seneca, de Montaigne e Marco Aurelio, di diversi aspetti del cosiddetto “pensiero moderno”. Ma cosa c’entra tutto questo con l’incertezza? C’entra, perchè nell’agile quanto piacevolissimo libretto intitolato “Introduzione all’etica” (Francisci editore) il Filosofo ci porta diritto al cuore della nostra questione, affrontandola dal punto di vista dell’etica (inerente cioè il campo della certezza soggettiva del proprio vivere): su quali certezze può contare l’uomo, quando l’illusione e il cinismo dilagante nella modernità e postmodernità pare rendere impossibile la costruzione di qualcosa di positivo?
    L’etica, ossia il vivere concreto dell’uomo in un mondo incerto, poggerebbe su due evidenze fondamentali: una appartenente alle “verità di fatto” e una alle “verità di ragione”. La prima vede il vivere umano iscriversi in un suo limite naturale che è la morte. Certezza bella, certezza brutta, certo è che la si può assumere come tale. La seconda vede che esistono cose che dipendono da me e cose che non dipendono da me Esistono cioè cosa che possono essere determinate dal mio agire, e cose che non possono esserlo, determinandosi secondo modalità che sfuggono al mio potere. Ciò che noi stessi possiamo fare fornisce all’etica il suo dominio da cui genera, seguendo Epitteto, eleutheria kai eudaimonia, ossia la certezza del proprio vivere che si produce in funzione della libera determinazione soggettiva (eudaimon: seguire il proprio buon (eu) demone (daimon)). Questi due semplici verità, una volta assunte soggettivamente, strutturano un atteggiamento etico che forse può essere adeguato per riflettere da un a posizione di maggior lucidità sulla incertezza di tutta la nostra esistenza senza cedere al pensiero che qualcosa, non poco, possa essere entro un ambito di certezza soggettiva, se solo lo si voglia articolare quale movimento proprio. Per approfondire questo spunto di Lorenzo Accame si consiglia: sull’etica: “La struttura dell’esperienza etica”; “Introduzione all’etica”; “Per chi sorride l’angelo della morte”; sulla retorica: La parola edificante. La nascita delle tecniche retorico-istituzionali.
    Tematiche come queste stanno ritornando in auge nel dibattito dell’antropologia filosofica contemporanea con autori come Alasdair MacIntyre, Martha Nussbaum che pone diversi interrogativi anche in materia di bioetica, biotecnologia e biopotere.

  • Federica scrive:

    Ciao, io sono stata una di quelle allieve di Accame che tornò ad ascoltarlo anche l’anno successivo e l’anno dopo ancora. L’ho amato davvero tantissimo e debbo a lui un grande cambiamento nella mia vita. Ero piena di paura e con lui imparai il gusto della leggerezza, dell’ironia e a costruire dal nulla una capacità di muovermi tra le cose della vita e di prender loro misura che mi mancava del tutto.
    Perchè dici fu filosofo? Io non riesco più a trovare notizie su di lui. Sei in contatto con qualcuno che l’ha conosciuto? Grazie

  • antonio scrive:

    accame, sono stato suo allievo, psicologia, padova, aula di agraria.
    certo che mi ha cambiato la vita, il punto di gravità.
    e lo ringrazio.
    10 anni or sono fine a quanto mi risulta, ma sono contento che qualcuno lo ricordi…
    merce rara certo, chi lo ha conosciuto sa di cosa parlo.. l’etica vi indica la strada, a voi sta percorrerla

  • antonio scrive:

    accame lorenzo fu, a quanto mi risulta da un certo professor Cattani.
    sono stato suo allievo, università di padova, psicologia. lo ringrazio e voglio ricordarlo,
    certamente merce rara, mi ha cambiato la vita, il punto di gravità.
    L’etica vi indica la strada, sta a voi percorrerla.

  • antonio scrive:

    potremmo parlare di certezza soggettiva, per esempio potrei farvi vedere come si pota una vite (sono un viticoltore di valdobbiadene), e vi chiedo, avete notizie di Ruggero Guzzo che era “l’assistente” di accame?

  • Davide scrive:

    Grazie di aver postato Antonio, sempre belle testimonianze del Nostro. Cattani è stato un mio prof di Poetica e Retorica a Padova, ho visto il suo saluto ad Accame. Non so nulla di Ruggero Guzzo. Magari potessi vedere come pota una vite un viticoltore!

  • antonio scrive:

    certezza soggettiva, potremmo dilungarci a parlarne per ore e per giorni, ma finchè ne parliamo, quello che stiamo facendo è solamente parlare (o scrivere come in questo caso). Il moderno commette il fatidico errore di ricercare la sua realtà nel vuoto delle sue parole, del suo pensiero, nella seduzione della rappresentazione, nel sapere mediato, occultando il proprio. La certezza scientifica è l’ultima “trovata” dell’uomo per riempire la sua mancanza. il problema non è la mancanza, ma saperci fare con la propria mancanza, questo avrebbe detto Accame

  • antonio scrive:

    E qualcosa del genere avrebbero inteso anche i miei vecchi, loro sapevano sempre cosa bisognava fare per accudire la fattoria e custodire i campi. Nessuna scienza glielo aveva insegnato, nessuna università, nessun corso di formazione..Abramo seppe cosa fare, Antigone seppe cosa fare, senza alcun dubbio, senza nevrosi, senza il bisogno di dover consultare alcuna scienza. Certi del loro sapere, del loro sapere soggettivo

  • Davide scrive:

    Antonio, chi ha detto che quello che stiamo facendo è “solamente” scrivere? Quando Accame insegnava, il suo era solamente un “parlare”? Per qualcuno si, per altri non credo. Così come per alcuni è stato un corso universitario uguale a decine di altri, per alcuni addirittura peggiore. Per altri, una piccola grande rivelazione, testimoniata anche dal fatto che siamo qui a “parlarne”… Io credo che l’uomo sia manchevole per costituzione, è la sua natura. Come dici tu, dipende cosa si decide di farne di questa manchevolezza, e come si decide di riempirla, se si decide di farlo. Quello che mi ha sempre colpito delle riflessioni di Accame è che poneva la decisione soggettiva di cosa fare del proprio tempo quaggiù al centro di tutto: bisogna imparare a “saperci fare con il proprio demone”. Mica male eh?

  • antonio scrive:

    Ciao Davide, dici bene quando parli della manchevolezza, dipende da cosa ne sappiamo trarre..” Per me non c’è mai cattivo tempo, se c’è sole vado a funghi, se piove vado a lumache” diceva Accame. L’idea di mancanza entra storicamente e culturalmente nella vita del moderno, attraverso la lusinga del serpente di adamo ed eva, attraverso l’inconcio di Freud, tanto per dire. Gli antichi contemplavano l’eudaimonia, i moderni si consumano nella nevrosi..
    E su questo argomento mi piacerebbe aprire un dialogo..

  • davide scrive:

    Su ..” Per me non c’è mai cattivo tempo, se c’è sole vado a funghi, se piove vado a lumache” c’ho riflettuto tutto sabato notte con un amico che ha frequentato per due anni il corso di Accame, grazie del bellissimo spunto. Apriamo il dialogo. mi era addirittura balzato alla mente di aprire un blog dedicato all’opera sua…ogni tanto mi chiedo cosa si possa fare perchè non vada persa completamente, come invece pare sia il suo destino…hai idee Antonio? A presto

  • antonio scrive:

    C’è un mio carissimo amico, si chiama Bano, che ha letto Accame, e so che legge questo sito,e guarda caso mi parlava pure lui di continuare in qualche modo le idee sull’etica che qui si discute. Allora, io penso così: finchè ne parliamo è una cosa (natura del dire), poi mettere in pratica è tutt’altro registro (azione). Poco tempo fa ci ritrovavamo a discutere sulla questione, l’etica si può insegnare? E’ una domanda che pure gli antichi si ponevano. Accame si metteva nella posizione di burattino quando parlava ai suoi allievi, e si meravigliava perchè lo prendessero così sul serio…

  • antonio scrive:

    “Nei miei libri non c’è nulla di nuovo, i veri maestri hanno già scritto tutto, buttateli via i miei libri” oppure a lezione: ” ma che state qui a fare ad ascoltare un idiota che vi parla, perchè non andate a divertirvi..” E non è solamente una provocazione, che ne pensi Davide?

  • antonio scrive:

    Scriveva più o meno “se ne avessi la vocazione, mi piacerebbe insegnare il silenzio, ma per farlo dovrei parlare, e quindi non ci sarebbe più il silenzio”.
    Che ne pensi Davide?

  • Davide scrive:

    Caro Antonio, ne penso tutto il bene possibile di ciò che hai scritto. Accame si squalificava perchè era terrorizzato dall’idea che qualcuno lo scimmiottasse, ciòoè diventasse un burattino etico. E’ un pò il pericolo del Maestro, di essere introiettato senza essere digerito. Conosci “Se incontri il Buddha per strada uccidilo?” Secondo me siamo su quella lunghezza d’onda. Bisogna distruggere la speranza che qualcuno all’infuori di noi possa essere il nostro padrone. Accame, sapendo di aver davanti persone che potevano correre questo rischio, si prendeva avanti, e si autouccideva almeno un pò…direi un metamaestro 😀

    Le contraddizioni che tu sollevi esistono, ma andrei sul concreto. E cioè: la miglior cosa sarebbe ascoltare lui, e poi andare per la propria strada smanettando con la propria vita. Tenere ciò le sue parole come pungolo, come ispirazione, poi ognuno (come noi mi pare) prende le misure del proprio vivere se ne ha voglia e come riesce. Solo che Accame è morto. Quindi dalla sua bocca non uscirà più nulla. Silenzio. Da quello che vedo in giro, non c’è nessuna altra bocca che emani quello che lui emanava. Rimangono i suoi libri e i libri di molti prima di lui che però scrivono in maniera meno diretta. A 90 persone su 100 che mi chiedessero un libro al quale dedicare qualche ora del proprio tempo consiglierei Accame, mica Seneca , Montaigne, Epitteto o Marco Aurelio. Pur avendoli letti, questi ultimi, consiglierei Accame.

    La sensazione che ho io è che quei testi siano un capitale che andrebbe preservato e reso fruibile in maniera gratuita. Io non me la sento mica di scimmiottare Accame, sarei ancora più cialtrone di quello che già sono, mi limito a citarlo quando mi vien spontaneo.

    Non so neanche io, sono molto incerto. Un blog lo si apre in 15 minuti, ma poi che ci mettiamo? L’altra idea che mi era venuta era quella di ripubblicare i testi di Accame cercando una casa editrice che accettasse la sfida e lavorandoci un pò su per farli bellini…ma è impresa ardua. Non lo so davvero. Continuiamo a pensarci, chiedo un pò in giro a altri amici che lo conscevano se hanno idee e cosa si potrebbe fare.

  • antonio scrive:

    “Bisogna distruggere la speranza che qualcuno all’infuori di noi possa essere il nostro padrone”. Qui sono d’accordo con te, Davide.
    Saper distinguere il soggetto dal burattino (Accame), non vantarti delle virtù di un cavallo (Epitteto), non confondere il retrobottega con la vetrina (Montaigne).
    Accame si “qualificava” perchè non intendeva essere preso sul serio. Scarico di realtà. Che cosa ci rimane dunque? Io penso, e parlo per me, che non è cosa così semplice saper trovare una mia realtà nelle cose che dipendono da me.
    Se poi dovessi anche parlarne, aimè quanti difetti..
    Non fraintendermi, non è mia intenzione sminuire l’idea di propagandare il pensiero di Accame, solo che ritengo bisogna essere sicuri di poterlo fare..

  • Davide scrive:

    son d’accordo, ma chi è sicuro di cosa? Anche in questo caso, io parto da me: se non fossi entrato in contatto con un libro di Accame, nemmeno saprei chi è. Questo è un dato. Poi è ovvio che dei contenuti del libro ognuno ci fa quello che riesce a farne. So di persone che dopo la prima lezioni di Accame uscivano indignate (donne, si) dicendo : chi è questo folle? e andavano a seguirsi con religiosa attenzione un corso di psicopatologia nell’aula a fianco. Contraddizione, perchè se restavano in aula un vero “pazzo” ce l’avevano davanti! Quindi al mondo, come sempre, c’è di tutto. Rendere disponibile, i forma accessibile il supporto librario “Accame” può avere un suo senso. Poi bisogna alzare le mani su quello che uno ci fa delle cose che legge nei libri. Ossia: dipende da noi decidere di diffondere gli scritti, non dipende da noi l’uso che le persone ne faranno. Mi par cristallino. Non credi? Resta il fatto che anche la prima cosa da fare è difficile.

  • Samir scrive:

    !!! La sensazione che ho io è che quei testi siano un capitale che andrebbe preservato e reso fruibile in maniera gratuita. !!!

    ho conosciuto il filosofo tramite i suoi libri (purtroppo nemmeno tutti dato che “Introduzione all’etica” non riesco a trovarlo da nessuna parte) e renderli fruibili penso che sia – come peraltro già diceva Davide – l’unica via percorribile per non cadere in pedestre scimmiottature…

  • Samir scrive:

    ma come avete intenzione di procedere per concretizzare la cosa?

  • Davide scrive:

    Ciao Samir, se vuoi Introduzione all’etica te lo mando io in file. Credo sia introvabile.

    Io non ho ancora nessuna intenzione chiara. Tu hai proposte?

  • Samir scrive:

    Grazie Davide, mi faresti davvero un bel regalo!
    sami086@libero.it

    Il sito attenta-mente.org è tuo?

    Non saprei, ma ci sto pensando. Riguardo al blog nutro le tue stesse difficoltà e perplessità…
    Continuiamo a pensarci e qualche buona idea uscirà, in questi giorni proverò anch’io a confrontarmi con altre persone.

  • antonio scrive:

    Ciao Davide, ciao a tutti,
    divulgare i libri di Accame, certamente, in qualche modo lo sto facendo anch’io. Penso si trovino ancora in qualche libreria universitaria a Padova, probabilmente usati. Interessante sarebbe trovare delle videoregistrazioni delle sue lezioni, ricordo che qualcuno lo ha filmato, e ne ho sentito parlare sul web. Ascoltarlo dal vivo era uno spasso, un mio amico che portai a lezione lo definì un cabarettista..e non aveva torto, l’ironia era sempre presente in quello che diceva, più o meno..Parlava e parlava ma non voleva essere preso sul serio.”I maestri sono già venuti, io non dico nulla di nuovo” alludeva a Epitteto e Seneca. Anche se qualcosa di nuovo lo ha detto, a mio parere, se non altro nella forma, come l’idea di “posizione soggettiva”

  • antonio scrive:

    Il linguaggio, scritto o parlato, rimane pur sempre limitato alla sua natura. L’etica si scrive in un altro registro, come diceva Accame, per questo ci metteva in guardia dalla lusinga della parola e dalla sua illusione di verità

  • antonio scrive:

    Detto così non dovremmo più leggere nulla ne ascoltare nessuno. Che ne pensate di questo apparente paradosso?

  • Giulio scrive:

    Ciao Davide,
    mi piacerebbe avere “Introduzione all’etica” in file, anche a me faresti un regalo (giulianobernardi@libero.it). Personalmente ho seguito le lezioni dell’insegnante scribacchino, come soleva definirsi, due anni, per puro piacere, e potrei contribuire alla divulgazione del “suo” pensiero (Accame apprezzerebbe le virgolette) con appunti e massime che non posso dimenticare.
    “Attento a trafficare troppo con i tuoi desideri, rischi di diventare schiavo di pazzi padroni”

  • Davide scrive:

    ciao Giulio,
    te lo scansiono in .pdf e te lo mando nel giro di qualche giorno. Anche a me piacerebbe aver seguito le lezioni, ma sono arrivato fuori tempo massimo, era già passato. Quello di raccogliere del materiale vario di ex studenti, riflessioni, appunti sparsi, testi e memorie resta un sogno per me. Intanto ti mando il file, te lo gusti e stiamo in contatto, se ritieni. Grazie della massima, anche questa, come molte altre, è da 90. Un caro saluto, Davide

  • Giulio scrive:

    Ciao Davide, ti ho appena mandato il mio materiale, chi altri ne fosse interessato mi scriva pure.
    Il desiderio era uno dei suoi argomenti preferiti a lezione: per alcune correnti di pensiero di Psicologia a Padova, il desiderio era da studiare, analizzare, sezionare, perchè rivelatore di personalità, carattere, etc etc, poi andavi da Accame, che ti ammmoniva: “dietro il desiderio non c’è nulla, solo casualità”; ” “il desiderio ha un senso solo nella misura in cui puoi farci qualcosa con esso”; “il desiderio devi essere in grado alla stessa maniera di soddisfarlo o di lasciarlo cadere nell’irrilevante”.
    Accame non ci diceva niente di nuovo, è vero. Altri in altre epoche avevano formulato questi pensieri. Per me, da profano quasi assoluto di filosofia, era piacevole sentirlo perchè, alla luce del pensiero classico, Accame svelava i vizi e le barbarie di noi contemporenei. Certo nemmeno in questo è stato l’unico, ma chi si dimentica il suo tono scarcastico, il suo squadrare i presenti in aula in silenzio prima di iniziare la lezione, le sigarette alla finestra durante le pause.. Gioventù da grande fratello, ogni tanto ci apostrofava. Ciao a tutti

  • Silvia scrive:

    Lo ricordo bene, a Padova, un bravo docente, geniale a modo suo…chi volesse parlarmi di lui, confrontarsi con me, mi contatti su Fb. Silvia Donati (Milano)

  • antonio scrive:

    ciao silvia, seguivo accame a padova, 1995 e anche dopo. ti ricordi del suo assistente Ruggero Guzzo? sai dirmi qualcosa?
    antonio

  • antonio scrive:

    un post di adelino cattani, docente università di padova:

    Lorenzo Accame? Era un collega e amico. È uno che ha “studiato cose di filosofia” per il gusto di farlo: le raccontava (non intendeva insegnarle e non amava essere qualificato docente) nell’Università di Padova, a Filosofia e a Psicologia. Commentò i sermoni di Sant’Antonio e scrisse di etica e di psicoanalisi. Era una persona per bene. Distaccato e disincantato: onesto quindi. Provocatorio: scrisse un’Introduzione all’etica, che definì inutile. Polemico: non sopportava “i mercenari del sapere”, le anime belle, le “anime lustre” e “gli intellettuali-galli che cantano”. Singolo, singolare e solingo, alla Montaigne: consapevole di vivere dentro un enorme marchingegno. Pretenzioso: cercò, con una inserzione, una compagna da mantenere, di poche parole e che disdegnasse i profumi; non la trovò. Sorprendente: amava sbalordire con una battuta («Voi dite di essere perplessi? Io ho certezze») o con i racconti, veritieri, di lui cacciatore di orsi in Svezia («occorre mantenere l’equilibrio tra le specie»), di lui che parcheggiava il velivolo oltre il confine di Ventimiglia («perché non è bene esibire»), di lui che pagava volentieri l’ICI sulle sue proprietà. L’ultimo suo libro s’intitolava “Per chi sorride l’angelo della morte?”. È sepolto nel cimitero di Pietraligure. Sulla sua tomba sta scritto: Lorenzo Accame 5.5.1945 – 17.1.2001. Una iscrizione istruttiva quanto un trattato di etica. Anche in vita aveva sempre cercato l’essenziale e si sottraeva ad ogni inquadramento.

    Adelino Cattani.

  • Davide scrive:

    Buongiorno Antonio e buon inizio!
    Ti ringrazio molto per aver recuperato questo commento di Cattani, ho seguito il suo corso di Poetica e retorica a Padova e sapevo fosse amico di Accame ma non conoscevo questo tratteggio che lo riguardava, mi ha fatto molto piacere leggerlo. Tra l’altro scopro che fra una settimana cade l’anniversario della morte….non organizzo un pellegrinaggio ma un paio di pagine me le rileggo solennemente! :-) stammi bene, grazie ancora

  • antonio scrive:

    è stato una di quelle rare persone che mi ha insegnato veramente qualcosa. io posso solamente ringraziarlo

  • antonio scrive:

    Accame ci consigliava di leggere quelli che lui diceva essere i suoi maestri: Seneca Lettere a Lucilio, Montaigne, i Saggi, Epitteto. Di Epitteto, Diatribe Manuale Frammenti, di Giovanni Reale, io l’ho trovato solamente alla biblioteca dell’università di padova.Nei suoi scritti, Accame ne fa riferimento

  • Mirco scrive:

    Ciao a tutti.
    Grande accame,
    l ho visto un paio di volte,
    ne ho sentito parlare molto,
    ho letto qualcosa di suo.
    Ho poi perso o regalato i suoi libri.

    Sapete dove si possono trovare?

    Ho delle questioni in sospeso con questi

    – “La struttura dell’esperienza etica”; – “Introduzione all’etica”; “Per chi sorride l’angelo della morte”

    e no mi dispiacerebbe trovare anche questo

    La parola edificante. La nascita delle tecniche retorico-istituzionali.

    Ciao

  • davide scrive:

    ciao Mirco
    penso che ormai siano introvabili in commercio
    non sei l’unico chiederli
    potrei fare un mega pdf con dentro tutto e spedirlo via mail, e uno se lo stampa e rilega l’opera omnia del nostro Accame

    è un’idea che ho da tempo, devo mettermi
    magari durante le ferie faccio l’operazione

  • gabriel scrive:

    “ciao Mirco
    penso che ormai siano introvabili in commercio
    non sei l’unico chiederli
    potrei fare un mega pdf con dentro tutto e spedirlo via mail, e uno se lo stampa e rilega l’opera omnia del nostro Accame

    è un’idea che ho da tempo, devo mettermi
    magari durante le ferie faccio l’operazione”

    ciao davide,
    un mega pdf sarebbe una grande cosa… anc’hio sto cercando da tempo “per chi sorride l’angelo della morte”
    buone cose ciao

  • Davide scrive:

    ciao se ti va bene te lo scansiono e ti mando il pdf in email in qualche giorno

  • Gabriele scrive:

    ottimo! grazie Davide veramente, grazie mille
    ha un valore immenso quel libro per me
    entrato per caso nella mia vita in un periodo difficile fù ventata d’aria fresca… una lettura o meglio un’esperienza totalizzante che mi cambiò profondamente
    a presto

  • Gabriele scrive:

    ciao Davide
    dimenticavo la mail: gabrieleamadori(-sostituiscimi con una chiocciolina-)libero(-sostituiscimi con il punto-)it

    grazie

  • antonio scrive:

    perchè Accame ha voluto andare ad abitare in Lapponia?

  • gabriele scrive:

    ciao Davide ma non hai avuto tempo ho ci sono stati problemi con la mia mail? (sta capitando che non mi arrivano)vabbè in ogni caso spero di sentirti presto… grazie

  • carla scrive:

    Ho conosciuto Accame intrno al 1989 e l’ho apprezzato. Lo ricordo tra il rischio e la banalità, tra le discese dalle cime dei monti alla quotidianità divorante. Ha lasciato traccia!

  • antonio scrive:

    Ciao, come mai non si scrive più in questo sito?

  • Alex Ben scrive:

    Ciao a tutti,
    qualcuno ha piu’ provveduto a recuperare le opera di Accame in pdf? Se si, potreste contattarmi per favore? dejan22@hotmail_NOSPAM_.com
    Grazie.
    Alex

  • antonio scrive:

    Ciao, io li avrei i libri di Accame (la struttura dell’esperienza etica, introduzione all’etica, per chi sorride l’angelo della morte), ma come faccio a farvene avere la copia? Non ho ne scanner ne computer, solo questo smartphone.. venite a trovarmi, chi vuole, sono di Valdobbiadene, cosi ci beviamo un’ombra di prosecco.. io vi consiglio di procurarvi “la struttura dell’esperienza etica e lo spirito del luna park”, è il più completo, gli altri si ripetono. Ciao

  • antonio scrive:

    Ciao, se c’è ancora qualcuno a visitare questo sito..da parte mia, mi sarebbe piaciuto un confronto una discussione un dialogo sulle idee di Accame. Ognuno a modo suo, senza la pesantezza di prendersi troppo sul serio..e non ridurre tutto ad un solo scambio di libri..
    La posizione soggettiva, lo scarico di realtà, il patto etico, Giobbe, Abramo, Socrate, Antigone..cambiare il proprio punto di gravità..un insegnamento diverso, non sulle parole ma sul proprio reale vivere

  • Giulio scrive:

    Ciao Antonio, io abito a Montebelluna, un prosecco assieme parlando di stoicismo lo berrei molto volentieri! Se vuoi contattami al 3381020757 un saluto a tutti

  • antonio scrive:

    Carissimo giulio, hai pure tu conosciuto accame a padova? Che forza… comunque certo, vien a catarme se bevon na butilia.. vin bon col fondo, vin meo che fae mi..

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