Due contributi per un’antropologia dell’innovazione

L’importanza di promuovere una cultura dell’innovazione  e di produrre innovazione è ormai al centro di molteplici progetti regionali, nazionali e sovranazionali (Veneto Innovazione, TINNOVA, Italia innovazione, Europa). Che l’accrescimento del benessere sociale passi attraverso questa dinamica inventiva è ormai assodato, e interi recenti settori strategici come le energie “verdi”, le biotecnologie e le ICT sono nati, e si stanno sviluppando trasformando radicalmente le nostre vite, solamente grazie ad una spinta innovativa forte in diverse parti del mondo.

D’altro canto, una articolata prospettiva antropologica su quel fenomeno chiamato innovazione non esiste ancora. Ciò che si trova sono studi, anche approfonditi, inerenti soprattutto gli aspetti economici, tecnologici e manageriali. L’antropologia è disciplina che pare cavalcare con piacere (non si sa ancora con quanta efficacia) l’onda della frammentazione settoriale: per ogni aspetto studiabile del reale esiste ormai un cosiddetto sub-field. L’antropologia dell’innovazione non farebbe eccezione a quella che ormai è una tradizione, e si sa che alle tradizioni gli antropologi tengono parecchio.

Questa situazione, tuttavia, ha alcune ragioni profonde, che tutti sappiamo. Estrema ampiezza dell’ambito di studi, molteplicità di punti di vista, necessità di affrontare questioni che siamo importante per il proprio momento storico, non solo per la propria logica disciplinare interna. Ciò rende l’antropologia frammentata ma vitale, spesso un pò approssimata ma foriera di spunti che possono utilmente essere approfonditi e formalizzati in un secondo momento e in collaborazione con altre discipline.

E mia profonda convinzione che il collegamento con altre disciplina possa dare nuova spinta, e forma, al sapere antropologico. Può essere sensato quindi, nell’ottica di costruire un fondamento antropologico allo sguardo sull’innovazione, cominciare ad assimilare quanto producono su questo tema le altre scienze sociali. Si scoprirà che, sotto le etichette “management”, “organizzazione” e “economia” si nascondono rilievi, argomentazioni e ragionamenti (ovviamente) genuinamente antropologici. Spunti che vanno raccolti, riarticolati e integrati con altre conoscenze e concetti che sono nel solco della più genuina antropologia: processi, pratiche, analisi culturale, contesti, evoluzione, relazionalità, significato.

In quest’ottica metto due contributi, disponibili on-line, molto diversi fra loro ma al contempo indispensabili per creare mentalmente quell’ambito di discorso nel quale potranno nascere utili riflessioni attorno all’uomo-organizzato-che-innova,  dinamica di base mediante la quale abbiamo costruito, e continuiamo a costruire, in mondo in cui tutti viviamo.

primo contributo: Management dell’innovazione

secondo contributo:

Organizational Learning and Communities-of-Practice: Toward a Unified View of Working, Learning, and Innovation

Dall’integrazione di questi due documenti, una prospettiva macro e una più micro, può emergere un quadro più chiaro, terminologicamente opportuno e concettualmente adatto,  per procedere verso un’antropologia dell’innovazione che sia di qualche utilità nel favorire l’innovazione stessa.

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