Il diritto di vivere

Il DIRITTO DI VIVERE

Circolo della stampa, Trieste, 2 dicembre 2010, ore 11.30.

In occasione delle due giornate internazionali per i diritti degli animali (11 e 12 dicembre), la Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha organizzato una conferenza stampa contro la Direttiva Europea 2010/63 che incentiva la vivisezione e che ha di nuovo portato in auge la sperimentazione su primati catturati in natura oltre che cani e gatti randagi laddove necessario, nonostante sia noto oramai da anni quanto questa pratica sia obsoleta e inutilmente crudele.

A questo proposito, moderati dal prof. Gianrossano Giannini, ordinario di astrofisica all’Università di Trieste, sono intervenuti come testimonial della campagna in questione la prof.ssa Margherita Hack, nota astrofisica, il dott. Roberto Marchesini, epistemologo e saggista, e l’avv. Michele Pezone, responsabile rapporti istituzionali LNDC.

Chiaro quindi lo scopo: portare avanti una campagna di comunicazione affinché nell’iter di recepimento della direttiva vengano inserite disposizioni atte a favorire lo sviluppo di metodi alternativi che non facciano uso di animali e ottenere inoltre il divieto dell’uso degli stessi a scopo didattico. O per riassumerlo con le parole della prof.ssa Hack: “sensibilizzare la popolazione su una legge vergognosa che peggiora la legge italiana sulla vivisezione”.

La scienziata ha infatti sottolineato come la nuova direttiva rappresenti un imbarbarimento atroce e riporti la ricerca scientifica ai tempi di Cartesio in cui l’animale era considerato una macchina. La direttiva in questione prevede infatti la possibilità di utilizzare anidride carbonica per la soppressione delle cavie (pratica alquanto dolorosa) oltre che la facoltà di operare toracotomie (aperture del torace) senza anestesia e per più volte sullo stesso animale, pratica in chiaro contrasto con la legge italiana che invece impone l’anestesia e vieta l’utilizzo delle stesso animale.

I dati parlano chiaro: sono circa 12 milioni gli animali che ogni anno vengono utilizzati a fini sperimentali e l’Italia risulta essere al quinto posto tra i paesi europei che utilizzano questa metodologia di ricerca. Tutto questo mentre il Consiglio Nazionale delle Ricerche degli USA insiste per trasferire le prove di tossicologia dall’animale ai metodi in vitro e mentre scienziati di tutto il mondo si stanno mobilitando per dichiarare la pratica della vivisezione e della sperimentazione animale come obsoleta e imprecisa.

Come ha fatto notare Marchesini durante il suo intervento, oggi assistiamo ad un vero paradosso: più conosciamo gli animali e abbiamo consapevolezza della loro sofferenza fisica ed emotiva, meno ce ne preoccupiamo. Una scoperta scientifica richiede necessariamente una riflessione etica, mentre invece la nuova direttiva europea procede in senso contrario, reintegrando metodi sorpassati oltre che moralmente deprecabili. Citando il prof. Veronesi, anche lui da anni in prima linea per l’utilizzo della ricerca epidemiologica in campo medico, Marchesini ha sottolineato come di fatto la sperimentazione animale sia una scappatoia poiché il farmaco viene spesso provato sulla specie animale che si preferisce al solo scopo di poter immettere il prodotto sul mercato e poi iniziare la vera sperimentazione sull’uomo, rispondendo così a delle semplici logiche economiche da parte delle casa farmaceutiche e riuscendo a raggirare le leggi che regolano la sperimentazione sull’uomo.

Durante il suo intervento l’avv. Pezone, ha sottolineato la delusione di una direttiva che non solo non incentiva i metodi di ricerca alternativi (REACH), come invece avrebbe dovuto fare, ma che fa un passo indietro nel riconoscimento dei diritti animali e si limita a richiedere, se possibile, un ricorso a metodi alternativi lasciando aperta la possibilità di utilizzare cani e gatti randagi, pratica peraltro vietata in Italia dal 1992.

E poiché, come ha osservato giustamente il prof. Giannini a conclusione dell’incontro, non esiste né una giustificazione etica, né una giustificazione scientifica a questa pratica aberrante sotto ogni punto di vista, vi invito a firmare la petizione per sostenere il “Diritto di Vivere” degli animali:

http://www.firmiamo.it/il-diritto-di-vivere

Noemi Pierdica

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8 Responses to “Il diritto di vivere”

  • Davide scrive:

    qui la direttiva europea http://www.unich.it/unichieti/ShowBinary/BEA%20Repository/Area_Siti_federati/CEISA/0_Allegati/normativa/%5B17%5D%20Direttiva%202010_63_UE%20del%2022%20settembre%202010//file

    qui due abstracts di articoli rilevanti per il tema

    Us and Them: Scientists’ and Animal Rights Campaigners’ Views of the Animal Experimentation Debate

    Elizabeth S. Paul

    Animal rights campaigners and scientists working with animals completed anonymous questionnaires in which they were asked to report, not only on their own beliefs and ideas about the animal experimentation debate, but also on those they perceived the opposing group to hold. Both groups of participants tended to have a negative and somewhat extreme view of the other. But they did have an accurate grasp of the arguments and defenses commonly offered on both sides of the debate, and showed some agreement concerning the relative capacity of different animals to suffer. Differences appeared in the level of the phylogenetic hierarchy at which participants thought animals might be capable of suffering, and in their decision-making processes regarding the admissibility of animal experiments.

    ——————————————————————————–

    Animals in Experimental Reports: The Rhetoric of Science

    Lynda Birke and Jane Smith

    In this paper, we analyze the ways in which the use of animals is described in the “Methods” sections of scientific papers. We focus particularly on aspects of the language of scientific narrative and what it conveys to the reader about the animals. Scientific writing, for example, tends to omit details of how the animals are cared for. Perhaps more importantly, it is constructed in ways that tend to minimize what is happening to the animal; thus, animal death is obscured by euphemisms, omission, or circumlocutions. What is done to animals is, moreover, often subordinate in the text to the details of experimental procedures and apparatus. We consider how such writing supports a particular kind of image of the “animal” in science, and also creates an impression that what happens to animals is somehow devoid of human agency. This impression, we argue, contributes to the way science is perceived by a wider public.

    tratti da http://www.societyandanimalsforum.org/sa/abst3-1.shtml

    La questione centrale è sicuramente quella dei diritti animali non umani. Qui c’è qualcosa per riflettere:

    http://www.idebate.org/debatabase/topic_details.php?topicID=8

    e qui si entra nel merito della sperimentazione:

    http://www.idebate.org/debatabase/topic_details.php?topicID=7

    qua alcuni questioni generali

    http://en.wikipedia.org/wiki/Animal_rights

  • Noemi Pierdica scrive:

    Scientific and Ethical Arguments vs Animal Experiment in Englis subtitled in Italian

    http://animaltv.org/html/english/movie_good_bad_science_Italian.html

  • Davide scrive:

    Noemi rimetto il link perchè quello sopra a me non va
    http://www.animal-tv.org/html/english/movie_good_bad_science_Italian.html

    il video è chiaro e porta argomenti seri a favore dell’eliminazione della sperimentazione su animali. Il 4° link che ho messo ne porta altri.
    Sicuramente serve un passo avanti verso la riduzione prima, e il superamento quando possibile, della sperimentazione su animali, in particolare, a mio avviso, per quanto riguarda la ricerca cosmetica. avremo donne un pò più rugosette e con la pelle screpolata, invece che visini di pesca da 20enni anche a 60, ma a me andrebbe bene lo stesso.

    Ci sono secondo me alcuni punti problematici, sempre tenendo conto che la prospettiva principale di ciò che resta tolta la ricerca cosmetica è l’abbassamento della sofferenza UMANA grazie a sperimentazione animale. Una volta fatto il modello informatico dell’effetto delle sostanze sull’organismo umano (tecnologia veramente potente) il passo successivo di test quale sarebbe? Il soggetto umano malato? A questo punto la cavia sarebbe umana, con tutte le conseguenze etiche del caso.
    Dal punto di vista antropologico, ogni sperimentazione e ricerca, dovuta alla volontà di potenza e di conoscenza tecnologica per il controllo della realtà, provoca sofferenza. Persone che muoiono mentre esplorano, vittime delle invenzioni proprie ed altrui, in nome di un ideale più “alto” (la Conoscenza appunto). A me pare che tutta la storia della scienza sia costellata dalla domanda “chi dobbiamo far soffrire per raggiungere l’obiettivo?” (essere più belli = cosmetica; essere più sani e longevi = medicina; essere più felici = psicologia; essere più ricchi = economia; essere più potenti e sicuri = politica; ecc. ecc.)
    Soffre sempre qualcuno/qualcosa. L’iniziativa de “Il diritto di vivere” ha senso perchè è ormai chiaro che non è più così necessario che gli animali soffrano in tal modo per le necessità umane, come il video sopra spiega in modo efficace.

  • Noemi Pierdica scrive:

    Caro Davide,
    per quanto riguarda la ricerca cosmetica ti assicuro che i prodotti non testati sugli animali (già circolazione da un pezzo) sono più che buoni per assicurare una pelle di pesca anche a signore un po’ più attempate…

    Poi, per quanto riguarda le finalità della ricerca medica, vorrei farti presente che spesso lo scopo delle ricerche che impiegano animali sono finalizzate a immettere sul mercato dei prodotti che poi verranno di fatto testati sulle persone. E’ un po’ come il discorso del fumo: per i topi non è nocivo ma per noi uomini è tossico e cancerogeno. Il principio che sottointende alla questione è lo stesso.

    Inoltre, indipendentemente alle finalità della sperimentazione animale, vorrei sottolineare come una toracotomia senza anestesia o le punture negli occhi ai conigli o l’utilizzo dello stesso animale per più esperimenti o la cattura di animali in via d’estinzione (che di solito comporta l’uccisione di tutto il branco per la cattura di un solo esemplare) sono comunque pratiche che non hanno nulla a che vedere con il fine, ossia la miglioria della vita “umana”. Non c’è nessuna morale o etica dietro a queste azioni che, appunto, non hanno neppure una giustificazione scientifica e comportano una mercificazione di esseri senzienti tenuti in schiavitù e maltrattati senza nessuno scopo se non quello di soddisfare le nostre più basse pulsioni.

  • Davide scrive:

    La tua affermazione “comportano una mercificazione di esseri senzienti tenuti in schiavitù e maltrattati senza nessuno scopo se non quello di soddisfare le nostre più basse pulsioni” è ETICA.

    Personalmente sono molto affezionato alle argomentazioni etiche. Dire “non usiamo più animali perchè dal punto di vista scientifico non è più utile” è molto difficile da sostenere senza avvitarsi su se stessi. Si può provare, certo, ma la vedo dura.

    Questione di preferenze: preferisco le motivazioni etiche al non uso di animali nella ricerca. Così come trovo etico accettare un pò di rughe quando gli anni passano, accettare di campare fin quando capita senza voler arrivare a 100 anni, cercare di ridurre la sofferenza umana nel miglior modo possibile senza generare altra sofferenza da un’altra parte.

  • Noemi Pierdica scrive:

    Sì, il mio è anche un discorso ETICO. Anzi, forse è proprio come dici tu: è più etico che altro. E questa cosa, tutto sommato, mi piace.
    Da un punto di vista scientifico sono già in molti gli studiosi che portano avanti le argomentazioni contro la vivisezione e la sperimentazione animale. A noi “antropologi” resta da analizzare il piano etico.
    Etico, non morale. La morale può essere analizzata in quanto specchio di convenzioni sociali, usi e costumi e, diciamolo, nellavmaggior parte dei casi è uno studio che è già stato fatto. L’etica invece si basa su principi oggettivi, su dati e bisogni reali e presuppone un livello di astrazione più ampio. Ed è in base a questa tipologia di pensiero che in passato si sono ottenute delle svolte epocali in tutti i campi, in particolare nel campo dei diritti.

  • Davide scrive:

    Metto altri due documenti che ho trovato sul web. La prima cosa che mi viene da notare è che, anche in questo argomento, all’estero sono almeno 30 anni di dibattito avanti l’Italia.

    primo http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2495137/pdf/jmedeth00319-0017.pdf

    secondo http://www.bbc.co.uk/ethics/animals/using/experiments_1.shtml

    Ho trovato anche un documento interessante per quanto riguarda la ricerca con animale nell’ambito delle scienze del comportamento. A psicologia a Padova ad esempio c’è un laboratorio di psicologia animale. Nulla a che vedere con test farmacologici, cosmetologici o immunologici ma esistono, ovviamente e per fortuna, delle linee guida per l’uso didattico e di ricerca di animali non umani
    http://www.apa.org/science/leadership/care/animal-guide.pdf

    Dal punto di vista etico-normativo, io vieterei l’uso di qualsiasi animale non umano per scopi scientifici, di default. Un animale infatti è materia vivente organizzata attuale, non una coltura cellulare amorfa o cellule potenziali. Esperimenti su animali possono essere concessi in via eccezionale qualora sia dimostrata la non possibilità a procedere per altra via per indagare questioni scientifiche rilevanti inerenti gli animali e l’uomo. Non si tratta di limitare lo sviluppo della scienza: si tratta solo di integrarla con l’etica.

  • Noemi Pierdica scrive:

    “Non si tratta di limitare lo sviluppo della scienza: si tratta solo di integrarla con l’etica”

    Sono perfettamente d’accordo con te.

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