La Donna Ragno (parte 3)

La Donna Ragno viene definita una combinazione di Eva e Lilith, la guardiana di nostra madre la terra e lo spirito che può ricondurre gli esseri umani nel ventre della terra (Marriott e Rachlin 1968). Spesso è accompagnata dai Gemelli della Guerra, di cui il maggiore è “maschile” e il minore è “femminile”; essi possono essere buoni o cattivi e sono i guardiani della vita e della morte. Il sentiero che per poco non costò la vita a Don Talayesva talvolta può far apparire Nonna Ragno, come è anche chiamata, una vecchietta grigia che fila, sempre occupata e i suoi ragazzi, i gemelli, che attirano il passante non iniziato o colui che ha dimenticato di deporre un pezzo di legna da ardere (essa è la Custode del Fuoco, in “concorrenza” con Masau’u). La capacità di “medusa” che impietrisce della vecchietta non va dimenticata.

Un  altro aspetto è la sua qualità di Signora degli Animali e talvolta delle sementi. Indiscutibilmente ella appartiene alla boscaglia, non al villaggio, e questo è dimostrato dalla sua connessione con i Gemelli guerrieri figli del Sole, che aiuta nelle loro imprese. Presso i Pueblo di lingua Keres il ragno Sussustinnako ha generato la coppia femminile alla quale si sostituiscono i due gemelli e più tardi una coppia di ragni ha indurito la terra. L’intervento del ragno, che costruisce al di sopra del fiume un ponte di filo affinché i gemelli possano attraversarlo, ricalca l’indurimento della terra operato immediatamente dopo l’emergenza. Così il personaggio del ragno simbolizza in sé mascolinità e femminilità, e l’ambivalenza era già quella del ragno creatore, Sussistinnako (Sebag 1976). Il legame con la boscaglia, regno del cacciatore e del guerriero e perciò “maschile” era già sottolineata, come abbiamo visto, dal carattere maschile di una delle due sorelle dei miti Keres. Altro carattere delle sorelle in alcuni dei miti, era che una, legata all’agricoltura, era la sorella indiana, mentre l’altra, la signora degli animali, dava origine ai bianchi. Anche la Donna Ragno in certe storie Hopi crea gli spagnoli.

Presso gli Skidi Pawnee, che vivevano nell’area del fiumi Platte e Republican, a nordest dei Pueblo, la Donna Ragno incarna, secondo alcuni miti, i poteri di entrambe le sorelle Keres. La divinità suprema Tirawa aveva dato alla Donna Ragno, che viveva sottoterra,  semi di ogni genere istruendola sull’arte della coltivazione e dicendole di dare il surplus di semi agli esseri umani perché potessero coltivare anche loro anche se, secondo un’altra versione, furono il Sole e la Luna a dare i semi alla vecchia. Ella però custodiva gelosamente i raccolti e non lasciava uscire i bisonti, tenendoli prigionieri dietro una tela tessuta da lei, senza dare niente alla gente. Ella viveva nel lontano nord e rappresentava lo spirito dell’inverno. Allora Tirawa le inviò contro Ragazzo Sole e uno sciame di cavallette, che la aggredisrono, la portarono su dal suo buco e la posarono sulla luna, dove si può vedere ancora oggi. In questa versione ella rappresenta la Grande Dea che in Europa viene chiamata Demetra o Artemide. Secondo un’altra versione ella si rifiutava di lasciare uscire i bisonti prigionieri, che allora la attaccarono, la calpestarono e se ne andarono verso sud, mentre il corpo della vecchia si trasformava in una radice biforcuta e la sua tela in un lungo rampicante (Grinnell 1893, Weltfish 1965). La Donna Ragno dei Pawnee che tiene per sé il mais, i fagioli, le zucche e i bisonti sottoterra assomiglia alla Vecchia che non Muore Mai dei Mandan e degli Hidatsa, vicini settentrionali che coltivavano sul Missouri. Ella appare anche nella versione Arikara (imparentati linguisticamente e culturalmente con i Pawnee) del marito-stella e anche qui ella deve essere costretta a lasciare le sue ricchezze. Non è da tralasciare l’aspetto di ricchezza del ragno, che ricorda quella dei ricchi uomini bianchi creati in ambiente Pueblo, che abbiamo già visto.

La storia narrata da Old Lady Horse (Spear Woman) dei Kiowa, cacciatori di bisonti delle Pianure meridionali dell’Oklahoma e del Texas, testimonia come una donna vide alla fine delle guerre indiane l’ultima mandria entrare in un buco dentro il monte Scott, dove il mondo era ancora verde e bello, per non tornare mai più (Marriott e Rachlin 1968). Culturalmente i Kiowa sono dei settentrionali che le vicende storiche hanno costretto a trasferirsi a sud e quindi presentano tratti culturali di entrambe le regioni. La loro presenza nella storia scritta comincia probabilmente con una cronaca spagnola del 1732, che li pone alle sorgenti del Missouri in Montana, poi l’espansione Sioux verso ovest li scacciò dalle Colline Nere e li tagliò fuori dai centri commerciali del Missouri e dello Yellowstone, costringendoli a emigrare in Oklahoma e Texas e a entrare in più stretto contatto con la cultura del Sudovest, con cui avevano rapporti attraverso la via del cavallo (Kracht 2011). Così il mito delle origini Kiowa ha una coloritura sudoccidentale, dato che prevede la risalita dell’umanità già formata tramite un tronco cavo verso il mondo superiore, quello attuale, con l’aiuto dell’eroe culturale Saynday. All’interno della storia sacra Kiowa esiste il mito della donna che sposò il Sole, che ha come seguito le avventure di suo figlio, dimezzato per una disobbedienza in due Mezzi Ragazzi, cioè i Gemelli della Guerra, che vengono adottati da una vecchia, Nonna Ragno. Ella vive sola coltivando l’orto e insegna loro l’arte della caccia e della guerra, prima di inviarli a uccidere mostri, in particolare i quattro orsi delle direzioni, i cui trofei andranno a rendere più potenti i corrispondenti quattro fagotti sacri, che fanno parte dei dieci fagotti dei Kiowa noti come le Dieci Nonne. Interessante notare che il figlio del Sole viene dimezzato giocando al cerchio e al giavellotto, uno sport che, è co-significante del coito e farebbe pensare che “giocando” da solo il ragazzo si differenziò sessualmente, in quanto i gemelli hanno sempre uno la qualità forte, maschile e l’altro la qualità debole, femminile. Anche qui l’aspetto della Donna Ragno è quello della vecchia Signora degli Animali e delle Sementi (Boyd 1981, 1983).

La Donna Ragno per sua stessa natura fila e tesse e quindi protegge l’arte della tessitura. A livello simbolico ella con la trama e l’ordito crea gli schemi del tempo e dello spazio, rappresenta il fato e per questo già esiste al tempo della creazione. Perciò in molte storie di emersione ella segue o aiuta l’umanità attraverso i mondi sotterranei, in linea temporale ed è responsabile della definizione della quattro direzioni: nel mito Navajo creando le formiche costringe quattro animali ad andare ai quattro angoli del mondo (Wyman 1965) e nel mito Kiowa invia i Gemelli a sopraffare i quattro orsi delle direzioni. Anche nel mito Lakota, Inktomi, il Ragno donando ai venti un colore definisce le direzioni. Nel mito dei Pueblo di Sia di lingua Keres il Ragno crea gli esseri viventi e le direzioni: In origine, non esisteva che un solo essere nel mondo inferiore, il ragno Sussistinnako che tracciò una linea di farina da nord a sud e la tagliò nel mezzo con una linea da est a ovest. Collocò poi due piccoli mucchi a nord della linea trasversale, da ciascun lato della linea nord-sud. Sussistinnako si sedette poi a sudovest e si mise a cantare, subito accompagnato dai due mucchi che si scossero come delle raganelle. Dopo un certo tempo apparvero due donne, ciascuna venendo fuori da un mucchio. In breve tempo nacquero gli uomini, poi gli animali, gli uccelli e tutti gli altri esseri. Quella creata a est era la madre degli indiani, e Sussistinnako la chiamò Utset. L’altra, madre degli altri popoli, fu chiamata Nowutset (Sebag 1976).

Qui il ragno assume in sé sia la funzione creatrice che quella mediatrice, funzioni che in altri Pueblo sono variamente divise con le sorelle. Con il segno del mais il Ragno stabilisce le quattro direzioni orizzontali, con un doppio movimento nord-sud, est-ovest, che sono le direzioni benefiche del pensiero Pueblo e il senso  in cui si svolgono le migrazioni mitiche, il percorso del giorno e della vita. Anche gli Zuni migrarono in cerca del Centro e chiesero l’aiuto del Ragno d’Acqua: Egli toccò gli angoli di est e nord, ma non potè toccare quelli di ovest e sud. Disse: “Siete molto vicini. Andrò a trovare il posto  dove le mie braccia toccheranno l’orizzonte in tutte le quattro direzioni.” I Preti dell’Arco andarono con lui. Ragno d’Acqua disse, “Devo tornare indietro. Tentiamo Halona (il luogo delle formiche). Il mio cuore sarà su un formicaio” Egli allungò le sue braccia e le sue gambe e toccò l’orizzonte a nord, ovest, sud e est. Era nel mezzo del mondo (Tyler 1964:115).

Anche se i Pueblo Zuni non hanno la figura della Donna Ragno essi hanno il Ragno d’Acqua che è fondamentale per trovare il Centro del mondo Zuni; oltre a ciò continuiamo a constatare l’associazione del ragno con le formiche e di entrambi con il limes, la porta dell’Aldilà. (segue)

 

Riferimenti

 

Boyd, M. Kiowa Voices: Myths, Legends and Folktales. Fort Worth 1983.

Boyd, M. Kiowa Voices: Ceremonial Dance, Ritual, and Song. Fort Worth 1981.

Dorsey G.A. The Pawnee Mythology (Introduction by Douglas R. Parks). Lincoln 1997 (1906).

Grinnell, G. B. Pawnee Hero Stories and Folk Tales. New York 1893

Kracht B. R. KIOWAS, Encyclopedia of the Great Plains. 2011. http://plainshumanities.unl.edu/encyclopedia/doc/egp.na.055

Marriott A. – Rachlin C. K. American Indian Mythology. New York 1968.

Marriott, A. The Buffalo Go. In R. Erdoes e A. Ortiz (a cura). American Indian Myths and Legends. New York 1984

Sebag, L. L’invenzione del mondo fra gli indiani Pueblo. Bari 1976.

Tyler, H. A. Pueblo Gods and Myths. Norman 1964.

Weltfish, E. The Lost Universe: Pawnee Life and Culture, Lincoln 1965.

Wyman, L. C. The Red Antway of the Navaho  Santa Fe 1965.

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