La porta dell’Aldilà e la toppa di chiave (parte 2)

Una delle prime cose che lo sciamano deve fare per poter superare la tempesta psichica e spirituale è di morire e risorgere ritualmente, tramite un viaggio nell’Aldilà, dove subisce varie prove, tra cui lo smembramento e la cottura. I sacerdoti del Midé “uccidono” gli iniziati, poi li “smembrano” ponendo delle conchiglie ciprea (dalla caratteristica forma di vulva) sulle giunture dei “morti” e poi li resuscitano, ammettendoli al consesso dei vivi (Monaco 1990). Secondo il suggestivo titolo di Joan Halifax lo sciamano, l’uomo di medicina, è un “guaritore ferito” (Halifax 1982) e se noi teniamo presente il divieto di visitare i feriti per le donne mestruate e di mangiare carne fresca, vediamo chiaramente che il guaritore, lo sciamano, imita una donna mestruata. Non è un caso che presso molti popoli, indiani e non, lo sciamano sia una donna o un travestito o un uomo che indossa abiti femminili. Animali  come l’orso e la donnola sono pericolosissimi per la donna mestruata Oglala per eccesso di vicinanza e sono tra gli animali sciamanici più potenti: se una tale donna conciava una pelle d’orso correva il pericolo di diventare nera e con la faccia coperta di pelo e se toccava una pelle di donnola poteva morire. Il fatto è che l’Orsa rappresenta il ctonio, il ventre della terra, mentre la donnola, all’opposto, è animale maschile, un mustelide sanguinario che “impazzisce” come il guerriero sul campo di battaglia e, come lui, beve il sangue, in quanto prende le sue vittime alla iugulare (DeMallie 1983). I Kiowa avevano un timore straordinario dell’orso e, come molti altri indiani, non lo mangiavano.; essi avevano due società femminili: le Vecchie, di cui facevano parte solo donne mature, che danzavano a un certo punto della Danza del Sole e che i guerrieri pregavano prima di andare in battaglia, promettendo loro una festa se la scorreria aveva successo, e le Donne Orso, meno conosciute. Esse rappresentavano soprattutto una società religiosa quasi segreta e la gente aveva “timore” di loro; quando danzavano imitavano con le mani i movimenti dell’orsa e a nessun estraneo era permesso di assistere alle loro danze. In una storia di magia la Kiowa Berdina Kodasset racconta come una matrigna stregò la figliastra dandole da mangiare con l’inganno carne secca d’orso e rendendola così sterile per sempre (Marriott e Rachlin 1975). Il motivo dell’associazione tra orso e sterilità si spiega se noi ricordiamo che nel nord, tra i Chippewa canadesi, l’orso è associato con la ragazza mestruata. Ora i Kiowa provenivano da nord e furono costretti a emigrare a sud dall’invasione Sioux delle loro terre sulle Colline Nere; è molto probabile che condividessero le stesse opinioni. Secondo R. W. Dunning, all’avvicinarsi della prima mestruazione la ragazza è nota come wemukowe, che significa letteralmente “andare ad essere un’orsa” e durante la sua reclusione ella è nota come mukowe, “ella è un’orsa”. Contribuiva a questa identificazione una curiosa equazione tra caccia e corteggiamento: Lo stesso temine Chippewa “connota sia l’uso della forza nell’atto sessuale che l’uccisione di un orso a mani nude” (Barnow 1977:248).

Secondo alcuni studiosi in epoca antichissima il culto dell’orso, peraltro attestato fin dalla più remota preistoria nel Vecchio Mondo, nella Grecia arcaica si personificò nella dea Artemide, che poteva assumerne anche le sembianze. Tyler afferma che forse l’orso era semplicemente associato a questa divinità, perché era analogamente connesso con l’orso la grande divinità siberiana Numi-torum e la finlandese Hongatar, moglie del dio Tapio, che allattò l’orso (Tyler 1094:218).

Credo semplicemente che l’orso sia uno degli aspetti che assume di volta in volta la divinità del tipo Grande Madre, che è vergine e madre, custode della selvaggina e protettrice del parto. Questa funzione era svolta, tra le altre, come abbiamo già visto, dall’Artemide greca, ma si trova anche in America. Fra i Pueblo, l’orso ha il suo habitat nella Montagna Occidentale, di cui è il dio titolare ed è il signore dell’Ovest. L’uccisione di un orso equivaleva a quella di un uomo e per questo motivo la sua pelle era considerata uno scalpo; il suo uccisore era considerato un guerriero e non un cacciatore ed entrava a far parte della Società dello Scalpo. L’orso, considerato una persona, è anche un grande sciamano e guaritore ed è connesso con le Società di Medicina. A Zuni l’orso non è solo associato allo spirito dell’Ovest, ma è anche in stretto rapporto con la Madre della Selvaggina Ku’yapalitsa, che porta il suo cuore in un sonaglio, nome con cui è designata nei miti, mentre quando viene a trovare gli Zuni è uno spirito koko già noto, Chakwena. Come Artemide, Ku’yapalitsa-Chakwena è patrona della selvaggina e della nascita e come lei è associata non solo ai cervi, ma anche agli orsi e a lei fanno offerte il primo gruppo di A’shiwanni (sacerdoti della caccia) e le donne che vogliono diventare madri. A Zuni esiste più di un tipo di koko Chakwena e la ritroviamo anche presso gli altri Pueblo, dove appare nella danza insieme agli orsi, anche se spesso è associata con cerbiatti e conigli. Quando un koko, cioè il sacerdote umano che la rappresenta, trascorre quattro giorni disteso su un giaciglio come se soffrisse per le doglie del parto, porta una pelle di cerbiatto sotto il petto e durante la caccia rituale ai conigli il koko Chakwena prega la sua controparte divina, Ku’yapalitsa, perché conigli e selvaggina aumentino di numero. Anche Artemide era spesso raffigurata in compagnia di un cervo maschio, ma poteva assumere l’aspetto di una lepre (animale lunare per eccellenza) ma era associata in modo importante anche all’orso (Tyler 1984:229-231).

Tornando al potere del sangue mestruale, esso per i Lakota Sioux possiede un qualche potere nutritivo, se non generativo, possiede del tonwan, cioè qualcosa che proviene da una cosa vivente, come la nascita di qualcosa o la crescita di un seme. Il sangue perciò non è solo considerato come potenzialmente malefico e pericoloso. E’ questo tonwan che possiede una ragazza quando ha la sua prima mestruazione e le dà la possibilità di essere madre e la rende wakan, cioè sacra e si trova nel prodotto del suo primo flusso, che lo rende così potente sia per il bene che per il male (DeMallie 1983).

La perdita di sangue come fonte di purificazione è documentata almeno in tutto l’Est. Quando l’americano Alexander Henry fu catturato dagli Ojibwa, durante la Ribellione di Pontiac nel 18° secolo, si trovò trasformato presto in un “dottore” in senso europeo e anche indiano perché per caso cominciò a praticare salassi. Le donne in particolare chiedevano di essere salassate, forse a causa dell’associazione con la mestruazione. Henry trovò “questo servizio molto richiesto a me e nessun tentativo di persuasione poteva indurre una donna a rinunciarci” (Quaife 1921 in White 1991).

Il baleniere Nootka, Makah, Quileute o Quinault si prepara alla stagione di caccia cercando potere tramite bagni rituali e si strofina il corpo con fasci di rametti di abete del Canada lunghi un palmo cominciando dal lato sinistro. Quando gli aghi dei rami sono consumati e il legno è coperto di sangue, egli comincia con un fascio nuovo sul lato destro.

In tutto il Sudest e, attualmente, tra i tradizionalisti delle cosiddette Cinque Tribù Civilizzate (Cherokee, Chickasaw, Choctaw, Creek e Seminole) c’è la pratica religiosa dello “scratching” o “graffiatura” fatta con strumenti appositi a forma di pettine i cui “denti” sono formati, anticamente, da denti di squalo, pesce aguglia o artigli di gufo e oggi con aghi. Veniva praticato soprattutto al tempo della Danza del Grano Verde, che era ed è la più importante cerimonia dell’anno.

Secondo Beck e Walter (1977), la Danza del Grano Verde era, ed è ancora, il tempo per la “purificazione”, il rinnovamento, quando gli uomini fanno bagni di sudore, digiunano e bevono la Bevanda Nera (Ilex vomitoria), un decotto che li fa vomitare. Bambini e adulti sono “graffiati” e il loro sangue è rivitalizzato in questo modo. Questa operazione precedeva e precede tra i Cherokee l’importantissimo gioco del lacrosse, insieme ad altre forme di purificazione e il generale le gare del gioco della palla all’interno delle Cinque Tribù. Gli uomini sono “graffiati” di più perché non hanno le mestruazioni e sono costretti anche a vomitare. Le testimonianze Seminole di Oklahoma e di Florida ci corroborano nella nostra opinione: Beck e Walters (1977) riferiscono che il sangue “graffiato” è una forma di disciplina che lo zio materno e gli anziani della famiglia materna applicano ai bambini dei due sessi per insegnare loro la buona condotta: La ‘cattiveria’ del loro sangue era fatta spillare via  perché quando non c’è “graffiatura” la gente ha il sangue pesante, ruba, impazzisce e distrugge le cose.

Anche gli adulti si fanno graffiare ogni tanto, come alla Danza del Grano Verde; quando tornano a casa e si sentono impigriti o irritabili pensano di avere troppo sangue e si fanno fare l’operazione da un anziano. Alla Danza del Grano Verde c’è una speciale sequenza di “graffiatura” di uomini e ragazzi e una volta il giorno finale si includevano anche le ragazze: forse due colpi lungo il polpaccio sinistro e due sul destro; un singolo colpo giù per gli avambracci e due linee parallele sullo sterno, che si piegano rispettivamente a destra e a sinistra. Andrew Harjo, parlando di una particolare sequenza di eventi alla riunione della Danza del Grano Verde, racconta che tutti dovevano essere graffiati, con gli artigli di gufo (oggi sono usati aghi), ma le donne e le ragazze non così tanto. Devono essere coraggiosi. E’ doloroso – anche per le bambine (in Beck e Walters 1977).

Il fatto è che ogni ferita è una porta, un limen, tra i mondi e la donna ha potere per natura: come essere periodico essa ha il potere della vita e della morte, della trasformazione dall’informe (il grumo di sangue) al formato (il figlio). Come l’uomo di medicina è mediatore tra l’umanità e il mondo degli spiriti, così la donna è mediatrice tra la morte e la vita: lo riconosce bene la Danza del Sole Arapaho quando fa passare il diritto di celebrare dal “nonno” rituale al “nipote” per mezzo della donna, unico tramite tra le generazioni. Anche i Mandan riconoscevano questo potere mediatorio tra la donna e la vita, in questo caso impersonata dai bisonti, nella cerimonia invernale del Bastone Rosso, in cui vecchi guerrieri famosi praticavano un coito rituale vero, o simbolico tramite un Bastone Rosso, con le donne del villaggio, onorando così un antico patto tra umanità e bisonti. Tutte le cerimonie per la moltiplicazione dei bisonti hanno come elemento necessario la donna (Lévi-Strauss 1971:192 segg.).

Come vedremo in seguito, anche la guerra era mediata attraverso la donna, che accoglieva il guerriero, prendeva lo scalpo, una vulva mestruata alla rovescia e lo riammetteva alla società dei vivi. Così la vagina era ed è la “porta” per eccellenza.

 

Riferimenti

 

Barnow, V. Wisconsin Chippewa Myths and Tales, Madison 1977.

Beck P. V. – Walters A.L. Francisco, N. The Sacred: Ways of Knowledge, Sources of Life. Navajo Community College, 1977.

De Mallie, R. Male and Female in Traditional Lakota Culture, in Patricia Albers-Beatrice Medicine, The Hidden Half. Studies of Plains Indian Women, Lanham, MD, 1983.

Halifax, J. Shaman. The Wounded Healer, London. 1982.

Lèvi-Strauss, C. Le origini delle buone maniere a tavola.  Milano 1971.

Marriott, A. – Rachlin, C.K. Plains Indian Mithology, New York, 1975.

Monaco, E. Manitu e Windigo, Roma.1990.

Quaife M. M. (ed.), Alexander Henry’s Travels and Adventures in the Years 1760-1776, Chicago. 1921. in Richard White, The Middle Ground. Indians, Empires, and Republics in the Great Lakes Region, 1650-1815,Cambridge.1991.

Tyler, H. A. Pueblo Gods and Myths, Norman, 1984

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