Il terrore delle mestruazioni (parte 1)

L’universalità del tabù delle mestruazioni è praticamente senza eccezioni e testimonia quindi un complesso culturale straordinariamente antico e radicato ancora oggi nella credenza popolare e nel comportamento anche nel nostro mondo “scientifico”. Il legame magico tra la luna e le mestruazioni è profondo, anche se in realtà donne perfettamente sane hanno spesso cicli che vanno dai 21 ai 35 giorni e non di 28 giorni come il mese lunare. Comunque, la credenza nel rapporto tra luna e mestruo si tramanda nei secoli: la diabolica rugiada adoperata dalle streghe della Tessaglia in Grecia utilizzava sangue mestruale di una fanciulla raccolto durante un’eclissi di luna e la chiesa cattolica ha perseguitato le “cavalcate di Diana”, dea lunare, come stregoneria.

Il sangue del flusso viene visto come un liquido volatile dalle grandi capacità di distruzione e Plinio il Vecchio gli dedica un intero capitolo della sua Storia naturale e lo definisce un veleno fatale che decompone e guasta l’urina, fa appassire le viti, l’edera e la ruta, sbiadire la stoffa color porpora, annerire il bucato nel mastello, ossidare il rame, provocare aborti alle giumente. La donna è il solo tra gli esseri viventi, ad avere le mestruazioni; di conseguenza, Plinio afferma, solo nel suo utero si trovano le cosiddette mole. Si tratta di una massa di carne informe, senza vita, impermeabile ai colpi e alla penetrazione del ferro. Essa si muove e può anche, come una gravidanza, interrompere le mestruazioni; a volte è mortale, altre volte invecchia assieme alla donna, talora è espulsa da una forte diarrea. La fonte principale del settimo libro di Plinio, Antropologia, è il settimo libro della Historia animalium di Aristotele, di cui utilizza in parte anche il De generazione animalium e il De partibus animalium; è evidente che, pur parlandone con cipigliosa presunzione, sia Plinio che Aristotele sapevano ben poco delle donne e non avevano neppure mai osservato le mestruazioni di animali domestici comuni come le cagne e le gatte. Plinio continua a sfidare il buon senso, insieme alla sua fonte, e l’evidenza delle donne che lavoravano nei campi e nelle case: al sopraggiungere di una donna che ha le mestruazioni il mosto inacidisce; al suo contatto le messi divengono sterili; muoiono gli innesti, bruciano i germogli dei giardini, cadono i frutti degli alberi presso i quali la donna si è fermata; al suo sguardo, la lucentezza degli specchi si appanna, si smussa la punta delle lame, si oscura lo splendore dell’avorio, muoiono le api negli alveari; persino il bronzo e il ferro si arrugginiscono all’istante e il bronzo prende un odore sgradevole. I cani, se assaggiano il liquido mestruale, diventano rabbiosi e il loro morso è contaminato da un mortale veleno. Perfino il bitume, sostanza di solito appiccicosa e tenace, che in un dato periodo dell’anno, nel lago della Giudea (il Mar Morto, N.d.T.) chiamato Asfaltide, galleggia e si attacca a tutto ciò con cui viene a contatto, può essere sciolto soltanto da un filo imbevuto da quel veleno (il sangue mestruale). Si dice che anche nelle formiche, animali minuscoli, vi sia una sensibilità per il liquido mestruale; gettano via i granelli che hanno portato alla bocca, e in seguito non li riprendono più. Un male siffatto e così grande compare nella donna ogni trenta giorni (il flusso è più abbondante ogni tre mesi); in alcune più di una volta al mese, in altre mai. Se le mestruazioni coincidono con un’eclisse lunare o solare per Plinio i danni saranno irrimediabili e altrettanto avviene se la luna è vicino al sole. Quanto all’unione sessuale con una donna, l’effetto per l’uomo sarà fatale. Ma la donna mestruata ha anche il potere di liberare un campo dagli insetti nocivi se vi cammina tutt’intorno nuda prima dell’alba (una tradizione che in effetti si è protratta nelle campagne della Polonia e dei paesi baltici fino ai nostri giorni), di calmare una tempesta di mare esponendo i genitali e di curare foruncoli, idrofobia e sterilità (Graves 192:191).

I poteri della donna mestruata sono così forti che in India credono che se essa muore in quel periodo tornerà sotto le spoglie di un fantasma detto Ciurel, che appare come una donna giovane e bella che affascina gli uomini e li porta alla rovina durante la notte trascinandoli nel suo dominio e trattenendoli finchè non li rilascia ormai brutti e vecchi, mentre i loro coetanei sono morti da tempo. Le donne mestruate in generale non corrono pericoli per se stesse nè li fanno correre alle altre donne ma, secondo la credenza universalmente dominante, li fanno correre agli uomini. Il Talmud afferma che se una donna passa tra due uomini durante la mestruazione uno dei due morirà. Nella tradizione ebraico-cristiana il tabù è molto forte: in passato la religione ebraica proibiva alle donne mestruate di dare la mano a un rabbino e di entrare nella sinagoga (e tale tabù è valido ancora per gli ultraestremisti), mentre la chiesa cristiana agli inizi vietava loro la prima comunione e una proibizione di fare la comunione durante il mestruo persiste nella chiesa greco ortodossa. Le religioni cristiane ritengono che le mestruazione spieghino la parte “malefica” che esiste in ogni donna e che è all’origine di tutti i mali terrestri. Infatti la donna è mestruata a causa della maledizione lanciata da Dio a Eva nell’Eden, secondo la credenza popolare.

“Potresti rovinare i tuoi fratelli, se non stai attenta: lo stato di donna è malvagio … Quando sarai donna ti dovrai nascondere”( Niethammer 1977). La voce della donna Fox risuona attraverso le molte testimonianze che si rincorrono narrando di reclusioni e clausure spesso terribili, che potevano anche durare anni, all’inizio della prima mestruazione. Eppure la sua voce è falsata dalla mediazione maschile del raccoglitore, Truman Michelson, che pensava che porzioni di quella autobiografia fossero “troppo ingenue e franche per i gusti europei” e omise gli espliciti racconti sul parto e le mestruazioni della “donna Fox”, mai degnata di un nome, ma presa a campione antropologico che appoggiasse le categorizzazioni dell’ analisi (autopsia) della tribù (Bataille 1989).

Le donne Creek e Chickasaw che non si isolavano al tempo del mestruo commettevano un crimine simile all’omicidio e dovevano ritirarsi in capanne di arbusti chiamate “case della luna” fuori del villaggio. Questa pratica poteva essere pericolosa, perché i guerrieri nemici potevano essere in attesa vicino alle capannucce e uccidere le donne, anche se poi avrebbero dovuto sottoporsi a speciali cerimonie di purificazione. Ma se esse non lo facevano avrebbero poi risposto di tutte le sfortune del villaggio. Secondo Novak gli indiani dell’Illinois punivano con la morte le donne che non annunciavano le mestruazioni(Novak 1921). Anche tra i Chippewa e gli altri indiani del territorio intorno alla Baia di Hudson le donne mestruate venivano escluse dal campo (Frazer 1990).

Ruth Landes, che descrive la vita della “Donna Ojibwa” (Landes 1938), considera la reclusione delle donne e in particolare modo delle ragazze al primo menarca come qualcosa che ha aspetti molto negativi. Forse la percezione di sé trasmessa dalle donne intervistate – le storie sono state raccolte agli inizi degli anni 1930 – deriva da secoli di influenza della religione cattolica, che ha un’idea molto negativa del sangue mestruale. Landes afferma che la ragazza partecipa al suo primo digiuno cerimoniale alla prima mestruazione, ma senza alcuna preparazione precedente e rileva come esista una profonda disparità di trattamento tra maschi e femmine. Mentre il ragazzo è pressato a cercare una visione che guidi la sua vita futura, la ricerca di visione femminile è trascurata di fronte a un portento maggiore, la perdita di sangue. La perdita è un segno del “potere” malefico che invade ogni donna durante i suoi anni di fertilità, un “potere” che è al punto più alto al tempo del menarca e al picco massimo quando “la donna è nuova”. La ragazza alla prima mestruazione è una minaccia per se stessa e gli altri. La sua vicinanza guasta tutte le cose viventi giovani (Landes 1938).

Sotto la terribile cappa di responsabilità ella è isolata nella foresta e solo le donne dopo la menopausa o le ragazze come lei la possono vedere: Senza dubbio la cerimonia di pubertà femminile ha un’importanza diversa da quella maschile. Egli si sforza speranzoso di raggiungere più ampi orizzonti, lei si ritira consapevolmente dal suo sé maligno.

Landes non doveva avere le idee chiare sulle mestruazioni in area Ojibwa-Chippewa: forse interpretava male quello che vedeva ed era influenzata dalle sue vedute ristrette sull’argomento, oppure frequentava famiglie e comunità dell’Ontario particolarmente influenzate dal cattolicesimo. Negli anni Venti del 1900 un’altra donna, Frances Densmore, raccoglieva informazioni sui Chippewa del Minnesota che contraddicevano queste funeree impressioni. Al momento del menarca, infatti, la ragazza veniva isolata in un piccolo wigwam costruito da sua madre a una certa distanza dal wigwam della famiglia e là digiunava per quattro giorni e quattro notti e il suo digiuno continuava per un periodo fino a dieci giorni, interrotto da qualche occasionale offerta di cibo portata dalla sorella maggiore, mentre lei attendeva l’inizio della festa per la sua entrata nella maturità femminile. Durante la reclusione non poteva toccare il suo corpo se non con un bastoncino e durante la prima estate della sua maturità non poteva mangiare frutta e verdura fresche finché non fosse giunta la stagione della maturazione di quei vegetali. Le fragole erano le prime a maturare e lei le raccoglieva insieme ad altre bacche di stagione, mentre i genitori invitavano i membri della Società Midé e gli altri a una festa, dove ciascuno aveva di fronte a sé un piatto pieno di bacche. Il vecchio sacerdote Midé batteva il tamburo e cantava, prendeva una cucchiaiata di bacche, l’avvicinava alla bocca della ragazza e la ritirava tre volte, infine alla quarta volta le permetteva di mangiare. A questo punto ella prendeva il suo piatto di bacche e mangiava con gli altri, dimostrando così che il suo periodo speciale era finito (Densmore 1979:70).

In modo significativo James nel 1817 pone la descrizione dei tabù mestruali dei Menomini, una tribù vicinissima per lingua e cultura ai Chippewa, nel più ampio contesto della discussione delle loro idee soprannaturali, dato che in realtà gli usi durante il periodo mestruale sono in realtà un aspetto di una visione del mondo dominata dall’importanza di guadagnare e conservare il potere magico personale. Così le donne nel loro periodo mensile erano considerate un pericolo imminente per le persone e le cose investite di potere in una forma o nell’altra, mentre contemporaneamente il digiuno per ottenere una visione coincideva in genere con la prima mestruazione di una ragazza, secondo quanto riferisce Skinner, anche se non ci sono prove che i Menomini celebrassero l’entrata di una donna nella maturità con una festa come facevano i Chippewa. I Menomini credono che se una donna si trova in quella situazione che essi designano con la parola acquatchew o in Ojibwa akoucheek otion (Blomfield dice akuac, akuach), “vivere fuori”, entrasse nella capanna familiare, e in particolare dovesse mangiare con qualcuno di loro, essi sarebbero esposti per via di ciò a grande e immediato pericolo di malattia. “Ho saputo che essi attribuiscono violente febbri autunnali e malattia di diversa natura alla condotta imprudente e, dicono, svergognata, di qualcuna delle loro femmine a questo proposito – ma essi guardano tale malattia come un effetto che risulta naturalmente dalla causa e non come la conseguenza della violazione di un qualche tabù o regola arbitraria…. le ragazze all’apparire del menarca sono recluse più a lungo che alle mestruazioni successive.” (Kasprycki 1990:7) Questa prima separazione durava dieci giorni, mentre in seguito la donna si ritirava per due o tre giorni fino a quando la mestruazione finiva. Credenze simili a queste erano condivise dagli altri Algonchini Centrali e dai loro vicini. (segue)

 

Riferimenti

 

Bataille G. M. – Mullen Sands K., American Indian Women Telling Their Lives. Lincoln. 1989.

Densmore Frances, Chippewa Customs, Minnesota Historical Society, Minneapolis 1929 , Smithsonian Institution, Washington, D. C, 1979.

Frazer James, Il ramo d’oro, Torino.1990.

Graves Robert, La Dea Bianca, Milano 1992.

Kasprycki Sylvia S., A Lover of All Knowledge: Edwin James and Menomini Ethnography, European Review of Native American Studies, 4:1 ,1990.

Landes Ruth, The Ojibwa Woman, New York, 1938.

Niethammer Carolyn, Daughters of the Earth. The Lives and Legends of American Indian Women, New York, 1977.

Novak Emil, Menstruation and its Disorders, Appleton, New York, 1921

 

 

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