Etnografia del capitalismo

C’è qualcuno che riesce a vedere l’antropologia e l’etnografia come degli strumenti concettuali per capire il mondo. Pare scontato, ma spesso non è così. Talvolta la propria amata disciplina è vista come un qualcosa avente autonomia propria, piuttosto che come un qualcosa che può crescere, e avere senso, solamente se rivolta e relazionata verso il mondo. Compito delle discipline infatti dovrebbe essere quello di permetterci di comprendere meglio e risolvere i problemi del mondo reale in cui viviamo: ossia la disciplina è al servizio dell’uomo, e non già viceversa.

Chi l’ha capito è l’antropologo Gianluca Mantoani, che usa l’etnografia per comprendere il mondo dei consumi di massa, di quelle immense costruzioni culturali, comportamentali e simboliche che sono i grandi magazzini, i centri commerciali e tutti quei luoghi dove la struttura capitalistica fissa vincoli e possibilità del nostro stile di vita consumistico. In questo ambito l’etnografia si fa metodo principe per indagare il funzionamento e le logiche degli spazi di vendita, grande categoria del nostro mondo attuale e paradigma di quel capitalismo tanto osteggiato da intere generazioni di antropologi.

Con originalità e piglio innovativo Mantoani, che parla nella duplice veste di antropologo e di lavoratore direttamente coinvolto negli aspetti organizzativi e gestionali dei contesti che studia, ci aiuta a gettare una luce in questo mondo che tanto permea le nostre vite quanto è quasi completamente rimosso dagli antropologi, spesso dediti a realtà più lontane, esotiche e di nicchia in modo, forse, da distinguersi da sociologi, economisti, studiosi di marketing e comunicazione. In realtà la forma mentis antropologica può portare valore aggiunto notevole a questo settore di studi in quanto l’interdisciplinarietà e l’attenzione per le forme simboliche e culturali permette di cogliere le relazioni tra i vari attori coinvolti nel ciclo di vita delle merci. Marchi, aziende, prodotti, pubblicità, canali distributivi, produttori, intermediari, consumatori: una macchina planetaria che ha strettissimi collegamenti con i fattori storici, sociali, politici e culturali di persone e territori,  unendo di fatto popolazioni lontane e tradizioni diverse in nome della “cultura dei consumi di massa”.

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4 Responses to “Etnografia del capitalismo”

  • sandra scrive:

    La novità nell’asfittica antropologia italiana è tanto più meritevole e gradita. Può sembrare assurdo, ma l’antropologia italiana si è occupata quasi esclusivamente di ‘cultura popolare’ intesa come ‘tradizioni contadine’ più o meno scomparse e arcaiche. Ha ignorato gli operai e ha avuto un atteggiamento di schifata superiorità verso quella che con etichetta implicitamente negativa si chiama ‘cultura di massa’ o ‘consumistica’ o, con implicazione più positiva, è definita con il brutto aggettivo di ‘nazional-popolare’. Bisogna dire che l’atteggiamento elitario più recente è incoraggiato da antropologi francesi come Augé e i suoi ‘non-luoghi’, che però sanno di polemica contro gli americani e risultano ‘parrocchiali’ nella visione.
    Per fortuna molti hanno provveduto a costruire un piccolo ‘capitale’ di studi antropologici. Mi limiterò a citare:
    -Michael Fischer, G.E. Marcus “Mapping the Culture/Cultural Impact of the Multinational Corporation.” Multinational Corporation and Global Trends,
    -G.E. Marcus “The Gift and Globalization: A Prolegomenon to the Anthropological Study of Contemporary Finance Capital and Its Mentalities.” Gift/Sacrifice Conference (2002),
    -G.E. Marcus with Peter Dobkin Hall “‘Why Should Men Leave Great Fortunes to Their Children?’: Class, Dynasty and Inheritance in America.” Economic Wealth and Inheritance in America (1998) : 139-72.
    -G.E. Marcus “The Deep Legacies of Dynastic Subjectivity: the Resonances of a Famous Family Identity in Private and Public spheres.” Leadership and Succession in Elite Contexts (2000)

    Aggiungo alcune opere di Aiwha Ong, che studia soprattutto il capitalismo cinese:
    -1987. Spirits of Resistance and Capitalist Discipline: Factory Women in Malaysia. Albany: State University of New York Press.
    -1999. Flexible Citizenship: The Cultural Logics of Transnationality. Durham: Duke University Press.
    -2008. (co-editor Li Zhang), _Privatizing China, Socialism from Afar_. Ithaca: Cornell University Press.
    -2006. “Neoliberalism as a Mobile Technology,” Transactions 31 (2006) 1-6
    -2004. Global Assemblages: Technology, Politics and Ethics as Anthropological Problems(co-editor Stephen J. Collier). Malden, Ma. and Oxford, UK: Blackwell Publishing.
    -2003. Buddha in Hiding: Refugees, Citizenship, and the New America (University of California Press, Public Anthropology Series). (Italian translation, 2005.)
    -2003. “Cyberpublics and Diaspora Politics among Transnational Chinese” Interventions 5(1):82-100.
    Qui (http://www.bookrags.com/tandf/consumption-5-tf/)c’è una interessante voce enciclopedica (in inglese) di James Carrier, con bibliografia sul Consumo, e com’è stato trattato dagli antropologi. Tra le opere in bibliografia opere cito:
    -Appadurai, A. (ed.) (1986) The Social Life of Things: Commodities in Cultural Perspective, Cambridge: Cambridge University Press
    -Campbell, C. (1987) The Romantic Ethic and the Spirit of Modern Consumerism, Oxford: Basil Blackwell
    -Carrier, J.G. (1990) ‘Reconciling Commodities and Personal Relations in Industrial Society’, Theory and Society 19 (5):579–98
    -Douglas, M. and Baron Isherwood (1978) The World of Goods, Harmondsworth: Penguin
    -McKendrick, N., J.Brewer and J.H.Plumb (1982) The Birth of a Consumer Society., Bloomington: Indiana University Press
    -Miller, D. (1987) Material Culture and Mass Consumption, Oxford: Basil Blackwell

    Qui (http://www.a-aarhus.dk/3d-Shopping/Artikler/A_theory_of_Shopping.pdf) si può leggere l’introduzione e il primo capitolo di Miller D. 1998 A theory of shopping.Cornell Univ Pr. e si può cercare anche D Miller.2001. The dialectics of shopping – books.google.com
    Googlando Daniel Miller si ottengono poi molte voci sulle sue pubblicazioni su consumi e antropologia.

  • Nicolo' scrive:

    Anch’io concordo con Sandra sulla situazione asfittica dell’antropologia italiana. E oltre ai temi del capitalismo io rilancerei con i temi del lavoro (e con questo non intendo avere una visione marxista o sindacalista ma semplicemente etnografica): pensiamo allo sconosciuto, inesplorato, immenso e variegato mondo delle cosiddette “malattie professionali” e a quanto l’antropologia medica potrebbe dire a riguardo, pensiamo ad un’etnografia dei luoghi sociali del lavoro, pensiamo ad analisi antropologiche sui climi aziendali e la concomitante condivisione di pratiche e valori, temi che alle aziende interessano in maniera direttamente proporzionale alle loro dimensioni e all’ampiezza dei loro mercati.
    Avere un atteggiamento semplicistico o, peggio, snobistico verso simili contesti mi sembra poco rispettoso nei confronti non solo delle famose e ormai consolidate teorie della ricerca sul campo ma anche dell’attenzione che l’antropologia dovrebbe avere verso i temi e i luoghi emergenti della cultura umana.

  • scopro per caso questo post dopo circa un anno che è stato scritto. Ne sono naturalmente sorpeso e contento. Io sto continuando a lavorare nella Grande Distribuzione e ad occuparmi di etnografia-retail. Se siete ancora interessati a continuare un dialogo su questo non esitate a contattarmi.

    G. Mantoani

  • Davide scrive:

    Gianluca, non sai quanto contento sia io che tu posti qui! Ho un solo rammarico: non aver potuto approfondire a dovere la tua prospettiva, e dedicargli solamente poche righe in un veloce post…non sono ancora interessato, direi che sono sempre più interessato al lavoro che hai iniziato, che trovo originale e necessario ma purtroppo snobbato dagli antropologi italiani. Tra l’altro, l’etnografia retail è un tema che potrebbe interessare molto dal punto di vista professionale, visto che ormai il mondo è un grande retail system…ti contatto da qui: saremo ben lieti di ospitare qualche tuo scritto, commento e riflessione su questo blog per contribuire a dare maggior diffusione allo studio etnografico e antropologico del capitalismo. Mi riguardo bene il tuo sito e poi ci sentiamo per i dettagli ok? Grazie e buon lavoro. Davide

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