Etnicità 18:Nunavut, nostra terra Inuit

L’1 aprile 1999 la mappa del Canada cambiò per la prima volta dopo 50 anni, da quando Terranova si era aggiunta alla federazione canadese. Il nuovo territorio istituito tramite il Nunavut Act e il Nunavut Land Claims Agreement Act, è chiamato Nunavut, ᓄᓇᕗᑦ, “la nostra terra” in inuktitut, la lingua degli Inuit, e copre circa due milioni di kmq, più o meno le dimensioni dell’Europa occidentale e circa un quinto del Canada. Per l’occasione è stata coniata una nuova moneta canadese da 25 centesimi disegnata da artisti Inuit con incisi un gufo e un orso.

Nunavut è situato quasi interamente al di sopra della linea degli alberi ed è una terra di tundra, montagne, fiordi, laghi, acquitrini e qualche tratto di foresta. La vita animale è ricca e comprende caribù, orsi polari, lemming, volpi, lupi, buoi muschiati, foche, balene, trichechi e moltissimi pesci e uccelli. Nunavut, con i suoi abitanti (le cifre variano dai 22.000 ai 27.000) dispersi in 28 insediamenti e una densità di 0.015 persone per kmq., Una delle più basse del mondo. La Groenlandia, per esempio, ha circa la stessa area e quasi il doppio di popolazione. Nunavut è abitato per l’85% da Inuit (singolare Inuk – eschimese è una parola cree ed è un dispregiativo), circa 17.500 su una popolazione totale di 25.000 Inuit canadesi (la popolazione del Canada è 30 milioni). Attualmente la popolazione di Nunavut è di 31,906 persone, secondo il Censimento del 2011, con un aumento dell8,3% dal 2006. Nel 2006, 24,640 people persone si identificavano come Inuit (83.6% della popolazione totale), 100 come First Nations, cioè indiani (0.34%), 130 Métis (0.44%) e 4,410 come non-aborigeni(14.96%). Tra l’aprile e il giugno 2010 Nunavut ha avuto il più alto tasso di crescita demografica del Canada, ma al contempo una grossa perdita demografica netta dovuta all’emigrazione in cerca di migliori opportunità altrove. Nel censimento del 2006 la religione più numerosa era la Chiesa Anglicana del canada con 15,440 (58%); la Chiesa Cattolica con 6,205 (23%); e Pentecostale con 1,175 (4%). In totale, 93.2% della popolazione è cristiana.
La storia della regione è molto antica: circa 5000 anni fa giunsero dalla Siberia delle popolazioni chiamate dagli archeologi Paleoeschimesi, che nel giro di mille anni giunsero ad occupare tutto l’Artico nordamericano. Erano i primi a penetrare in questa regione, trascurata dai Paleo-indiani nella loro occupazione del continente americano tra i 40.000 e i 12.000 a.C.. Questi Paleoeschimesi, che gli Inuit chiamano Tunit nelle loro tradizioni, portarono con sé dal Vecchio Mondo una tecnologia adatta a quelle regioni impervie (anche se a quel tempo il clima era più caldo), tra cui abiti di pelle confezionata e cucita con aghi d’osso, l’arco e le frecce, comparso per la prima volta in America con le piccole bande di Tunit. Circa 2000 anni fa il clima dell’Artico cominciò a raffreddarsi e diventò forse anche più freddo di oggi, costringendo i Tunit a modificare il loro sistema di vita. Il risultato fu la Cultura Dorset, molto più ricca e sicura della precedente cultura paleo-eschimese, con insediamenti più grandi e un aumento della dipendenza dalla caccia ai mammiferi marini, come dimostrano il nuovo tipo di arpione, le racchette da neve, i grandi coltelli da ghiaccio e le lampade a olio di steatite.
Le culture tradizionali dell’Artico vedevano il mondo come un luogo pieno di spiriti e di forze misteriose, che certi individui, gli sciamani, erano in grado di usare. I Dorset ci hanno lasciato splendidi esempi di arte sciamanica, che mostra anche la vastità dei rapporti tra le varie comunità Dorset, che restarono virtualmente isolate dal 500 a.C. al 1000 d.C. . Intorno al 1000 il clima cambiò ancora e la temperatura aumentò, costringendo i Dorset a modificare il loro stile di vita, mentre nuovi popoli entravano nell’area. Indiani di lingua algonchina si espandevano a Terranova e sulle coste boscose del Labrador; i vichinghi stabilivano colonie in Groenlandia e si spingevano talvolta nell’Artico orientale, mentre da ovest gli Inuit ancestrali della Cultura Thule si muovevano dall’Alaska fin nel cuore del territorio Dorset. Recenti scavi presso Cape Banfield hanno portato gli studiosi a considerare l’esistenza di contatti con europei durati a lungo, almeno fino al 1450, ma iniziati prima del 1000 e certamente prima dell’arrivo dei vichinghi in Groenlandia.
Mentre i vichinghi si limitavano a commerciare, con qualche occasionale scaramuccia con i Dorset, immortalata nella saga di Erik il Rosso, gli Inuit giunsero per restare, in comunità molto più numerose, portando con sé gli strumenti e le armi di una sofisticata cultura di caccia marina, che comprendeva anche animali grossi come la balena bowhead. Tra il 1200 e il 1500 i Dorset scomparvero, soppiantati dagli Inuit, a cui lasciarono in eredità alcuni elementi della loro cultura, come l’inukshuk o costruzione di sassi per dirigere i caribù verso l’area di caccia e l’abitazione invernale a cupola, l’igloo. Gli Inuit resero omaggio ai Dorset nelle loro tradizioni: «I Tunit resero questo paese abitabile», ma narrano anche che erano troppo timidi e miti e venivano subito sopraffatti.
Gli Inuit vissero più o meno indisturbati fino alla metà del XIX secolo, quando il governo canadese cominciò a incoraggiare gli insediamenti permanenti. I qallunaat (o quablunaaq), cioè i bianchi, avevano visitato la regione come esploratori, geografi, antropologi e commercianti, ma furono i balenieri ad avere il maggior impatto sugli Inuit, cambiando gli schemi dei villaggi e portando armi, imbarcazioni baleniere e strumenti in metallo. La capitale dell’attuale Nunavut, Iqaluit, si trova sulla parte meridionale dell’Isola di Baffin, la Helluland dei vichinghi, di fronte a Frobisher Bay (dal nome dell’esploratore inglese che la visitò nel 1575), è una città di circa 5000 abitanti, legata al boom dello sviluppo minerario del Grande Nord e alle basi militari della Guerra Fredda. Iqaluit è abitata per due terzi da Inuit e possiede due saloni per abbronzarsi, un club di squash e un provider Internet, ma non ha un negozio di ottico per comprare gli occhiali, né semafori o nomi per le strade.
L’1 aprile 1999, a mezzanotte, a 45° sotto zero, Ottawa divise i vecchi Territori del Nordovest in due e, dal 60% orientale della regione, è sorto Nunavut, la creazione politica dell’Inuit Tapirisat, l’organizzazione lobbistica Inuit, che ha cominciato a negoziare ufficialmente nel 1976. Nel 1982 la maggioranza della popolazione dei Territori del Nordovest votò un plebiscito per dividere la regione e in seguito approvò un confine che seguiva grosso modo le terre tradizionali degli Inuit, Denè e Cree, ma escludendo la città di Yellowknife e la miniera di diamanti presso Lac de Gras. Dopo anni di negoziato nel 1993 venne firmato il più grande accordo territoriale della storia del Canada. In cambio della cessione del titolo aborigeno alla terra, alle acque e alle aree offshore (non vi era stato mai alcun trattato), gli Inuit hanno ricevuto pieno titolo a 136 mila miglia quadrate di territorio e i diritti minerari su 14 mila miglia quadrate (il resto è terra della Corona di proprietà federale); una quota delle royalties federali su petrolio, gas naturale e sviluppo minerario delle terre della Corona; il pagamento di 1 miliardo e 148 milioni di dollari canadesi (762 milioni di dollari USA) da pagare in 14 anni; il diritto di caccia su tutto il territorio; eguale rappresentazione con i governi territoriale e federale nei nuovi dipartimenti delle risorse ambientali e vita selvatica; opportunità di partecipare allo sviluppo minerario e commerciale della regione; creazione di tre nuovi parchi nazionali.
Politicamente Nunavut ha il proprio parlamento, un gabinetto e un sistema giudiziario a un solo livello. Le prime elezioni per il parlamento, senza partiti, sono state tenute il 15 febbraio e ha votato l’88% degli aventi diritto, con i candidati che facevano campagna elettorale spostandosi con l’aereo per visitare comunità di 20-30 persone. Vennero eletti una donna e diciotto uomini e scelto come premier Paul Okalik, 34 anni, avvocato e all’epoca l’unico laureato Inuit. Il parlamento opera per consenso, secondo l’uso tradizionale di prendere le decisioni e il tribunale dovrebbe applicare la legge secondo criteri legali multiculturali. Le tre lingue ufficiali saranno l’inglese, il francese e l’inuktitut e l’altra lingua Inuit, l’innuinnaqtun. Dal Novembre 2008, il premier è Eva Aariak. Di fronte alle critiche l’ex premier Paul Okalik ha creato un consiglio consultivo di undici anziani la cui funzione è di incorporare la cultura e le conoscenze tradizionali Inuit (“Inuit Qaujimajatuqangit“, spesso citato in inglese come “IQ”) nelle decisioni politiche del governo territoriale. Nunavut ha un Commissario nominato dal ministro degli Affari Indiani e Sviluppo del Nord (DIAND) federale, il cui ruolo è simbolico e analogo a quello di un Lieutenant-Governor. Mentre il Commissario non rappresenta formalmente il capo dello stato canadese, è giunto ad avere un ruolo grosso modo analogo a quello della Corona britannica, che è a capo del Commonwealth di cui fa parte anche il Canada. Nel settembre 2012 la premier Eva Aariak ha ricevuto il principe Edward e Sophie, Contessa di Wessex, in occasione degli eventi a Nunavut in onore del Giubileo di Diamante della Regina Elisabetta II.
Il governo di Nunavut ha gli stessi poteri e responsabilità degli altri due territori canadesi, lo Yukon e i Territori di Nordovest, ma, dato che mancava di amministratori Inuit esperti, dovette assumerne dei non Inuit. Per il 2009, però, i posti statali aumentarono fino a raggiungere la quota dell’85% di posti riservati agli Inuit, raggiungendo così la percentuale di composizione etnica della regione. Attualmente quasi tutti i posti di lavoro sono governativi e il budget di Nunavut proviene per il 90% dal governo federale. Un impianto di trattamento del pesce era il massimo di produzione di massa attuale ed esistevano solo 20 km di autostrada nel 2000. La popolazione scarsa e sparsa di Nunavut rende improbabile che al territorio sia concesso lo status di provincia (più o meno equivalente a quello di uno stato americano) nel futuro prevedibile, anche se òa situazione può cambiare se lo Yukon, che è solo marginalmente più popolato, diventa una provincia.
La creazione di Nunavut ha provocato commenti contrastanti: «Questo edificio – ha detto Tagak Curley, uno dei lobbisti Inuit parlando del nuovo parlamento a forma di igloo – porta i tuoi sogni visionari nel Terzo millennio, orgoglioso di chi sei, dove vivi e cosa fai» e il ministro per gli Affari indiani Jane Stewart ha affermato: «Questa è la prova che siamo impegnati a riconciliarci con i diritti aborigeni in Canada; non siamo legati al passato, siamo pronti ad evolverci». I Mounties, la famosa polizia a cavallo, responsabile della tutela della legge a Nunavut, hanno una storia a chiaroscuro nella regione e hanno preparato un atto ufficiale di scuse per non essersi sempre dimostrati sensibili verso i valori Inuit.
Mentre il primo ministro canadese di allora Jean Chretien, che presenziava a Iqaluit la cerimonia inaugurale, chiamava Nunavut «un’opportunità rara e preziosa», altri canadesi criticavano la nascita del nuovo territorio come un tremendo spreco di denaro pubblico e un pericoloso precedente a favore del tribalismo razziale. Mike Scott, membro dell’opposizione al parlamento federale sostenne che un miliardo di dollari per Nunavut era un prezzo terrificante per un guadagno dubbio e l’importante quotidiano della capitale, l’Ottawa Citizen in un editoriale dichiarava: «Il Canada avrà il suo primo Bantusan, una homeland etnica in stile apartheid».

Il territorio non è affatto libero da tensioni razziali, faceva notare una nota della CNN, anche se a Iqaluit sembra funzionare il melting pot. I problemi non mancano: il preside della scuola secondaria superiore di Iqaluit, Ken Sykes, ricordava la difficoltà di promuovere la cultura Inuit senza professori Inuit qualificati. «Il governo vuole che insegniamo la lingua inuktitut, ma non riusciamo a trovare nessuno che la insegni» dichiarava alla CNN. Nel suo rapporto del 2000 (Aajiiqatigiingniq Language of Instruction Research Paper) al Ministero dell’Istruzione di Nunavut , Ian Martin della York University affermava che “esiste una minaccia a lungo termine da parte dell’inglese alla lingua Inuit e le attuali politiche e pratiche scolastiche contribuiscono a questa minaccia” e forniva un piano per rendere completamente bilingue la società in Inuktitut e inglese per il 2020. Dati i precedenti, mi sento di dubitare della sua efficacia, al di là del politicamente corretto e della buona volontà, anche se nel censimento del 2006 era riportato che 2,305 persone (7.86%) a Nunavut non avevano alcuna conoscenza di nessuna delle due lingue ufficiali canadesi, inglese e francese.
A Iqaluit esiste una linea calda telefonica sul suicidio giovanile, che a Nunavut è sei volte superiore al resto del Canada, circa 20 suicidi l’anno in una popolazione di una città di media grandezza. La maggior parte delle vittime sono maschi Inuit tra i 15 e i 30 anni. E c’è da considerare che a Nunavut il 60 % è sotto i 25 anni. Gli Inuit sono la popolazione a maggior tasso di crescita del Canada, oltre che la più giovane, circa il triplo della media nazionale con il 3,1 per cento l’anno. Gli squilibri culturali e le scarse prospettive economiche però pesano sui giovani e i suicidi derivano da vari fattori, tra cui la lunghissima notte artica, l’alcol, la droga e il rapido cambiamento sociale. Iqaluit ha solo un hotel da 150 letti, ma possiede un centro per drogati e alcolizzati.
Raurri Ellsworth, 21 anni, che lavorava per un’associazione Inuit dal 1996 e coordinava i gruppi giovanili locali, promuoveva l’ascolto tra pari età e il rapporto tra giovani e anziani. «Siamo in una società che è confusa su ciò che è l’identità culturale», diceva alla CNN. «A causa dell’isolamento e poi vediamo tutte quelle cose alla televisione – c’è una gran paura del mondo esterno». A Nunavut c’è il più alto tasso di disoccupazione, alcolismo, uso di stupefacenti e suicidi del Canada. Nonostante il lunghissimo lavoro di lobbismo, e il fatto che molti Inuit sono tornati da sud per dare una mano ad amministrare il paese, molti giovani sono assai scettici sul futuro che Nunavut può offrire loro. Ci sono speranze di far sviluppare il turismo su piccola scala, esiste la possibilità di vendere foche alla Cina, anche se gli Inuit sono furiosi contro l’embargo sui prodotti forniti dalle foche, pellicce e avorio, imposto dagli USA e della UE, tanto da andare in delegazione a Londra dalla Regina, e vi sono speranze che la prospezione mineraria possa portare a qualche importante scoperta di depositi auriferi e diamantiferi. Gli Inuit hanno anche qualche provente dai diritti minerari e di caccia, che si estendono anche alla caccia a qualche specie di balena che le agenzie di protezione credono dovrebbe essere proibita anche se non corre alcun pericolo di estinzione.
Commentando la notizia il New York Times all’epoca definiva Nunavut un «audace tentativo di raddrizzare torti del passato e portare speranza a un’intera regione» e osservava che il fatto che stia fermamente in mano degli Inuit canadesi, che rappresentano circa i due terzi dei 150.000 eschimesi del pianeta, indicava che essi avevano vinto un certo grado di auto-determinazione e formavano un enorme anello di una catena che si estende dalla Groenlandia alla Russia. In tutto il Canada le autorità provinciali e federali stanno facendo fronte ad altri negoziati sulle terre e in particolare con oltre 40 comunità indiane in Columbia Britannica, ma questi impallidiscono di fronte all’enormità impegnata per istituire Nunavut.
L’economia di Nunavut, al momento, è rappresentata dai posti statali del Governo Inuit e Territoriale, dall’esplorazione mineraria, di gas e petrolio, caccia, pesca, caccia alla balena, turismo e artigianato, trasporti e istruzione con l’istituzione del Nunavut Arctic College, costruzioni, settore militare e ricerca tramite il progettato Canadian High Arctic Research Station CHARS e l’alta Alert Bay Station settentrionale. La capitale Iqaluit ospita ogni aprile il Nunavut Mining Symposium, una fiera economica. Al momento però, anche se esistono vaste riserve di carbone, petrolio e gas naturale da sfruttare, la sola miniera operativa nel 2013 è la Agnico-Eagle Mines Ltd – Meadowbank Division: la Meadowbank è una miniera d’oro a cielo aperto con una vita stimata dal 2010 al 2018, che dà lavoro a 678 persone. Il costo per produrre un’oncia d’oro è di 913 dollari.
Nel 2001, il governo della provincia di New Brunswick collaborò con il governo federale e l’azienda tecnologica SSI Micro per il lancio di Qiniq, un network unico che usa il satellite per fornire accesso a internet a banda larga alle 24 comunità di Nunavut, che così è diventato una delle “Smart 25 Communities” dell’organizzazione Intelligent Community Forum in 2006.
La bandiera di Nunavut è spiegata così: il rosso si riferisce al Canada (che ha una foglia d’acero rossa nella bandiera federale), il blu e l’oro alle ricchesse della terra, del mare e del cielo, l’ inuksuk simboleggia i monumenti di pietra che guidano la gente sulla terra (come servivano a guidare i caribù verso i cacciatori) e segnano luoghi sacri o speciali. La Stella Polare sulla bamdiera simboleggia la leadership degli anziani nella comunità.
L’identità Inuit a Nunavut si basa sullo stretto rapporto tra comunità aborigene e archeologia, che è considerata in modo estremamente rilevante all’interno delle politiche educative di Nunavut. Il governo di Nunavut ha messo l’Archeologia e la Paloentologia all’interno del ministero della Cultura e Heritage e considera stretti i rapporti tra anziani, archeologia e cultura. In sostanza, il governo di Nunavut ha messo in opera una politica educativa fatta di programmi e servizi cui partecipa sia personale Inuit che federale, che hanno come scopo il rafforzamento della cultura, della lingua, dell’eredità tradizionale-storica e dell’attività fisica di Nunavut. A questa gestione delle discipline archeologiche e paleontologiche tramite linee guida, designazione di standard scientifici e gestione dei permessi di studio e scavo, si aggiunge il Progetto di Storia orale, su scala minore, che mira a registrare e documentare la conoscenza tradizionale e la storia nota agli anziani e a sostenere l’uso della lingua Inuit.
L’identità pan-Inuit esiste da pochi decenni e si sta ancora sviluppando: una contraddizione, per esempio, esiste, tra la politica culturale di cui sopra è il sistema politico di Nunavut, che vede un’unica assemblea elettiva i cui membri non appartengono a nessun partito politico. L’assenza di partiti politici vede solo candidati indipendenti, che lottano ognuno per sé in una specie di combattimento politico in stile ‘gladiatorio’ per accaparrarsi il seggio. Questo fa sì che ogni candidato porti avanti non una visione complessiva e territoriale, ma micro istanze locali a cui eventualmente risponderà se e quando sarà eletto. D’altra parte, i votanti non rispondono alla visione di tipo democratico britannico di ‘un uomo un voto’, ma a quella delle comunità preindustriali che sono imparentate e si considerano una unità o quasi che risponde a uno o più anziani della famiglia o famiglie che abitano il villaggio. Questa contraddizione tra la democrazia parlamentare canadese e l’auto-governo aborigeno come è applicato a Nunavut è oggetto di dibattito all’interno delle facoltà di scienze politiche, antropologia e sociologia come interessante esperimento politico. (segue)

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