Etnicità 12: L’Indian Act e il rapporto tra Federazione e indiani canadesi

La data d’inizio della storia del Canada moderno può essere fissata al 1867, quando il Canada diventò un Dominion. La Sec. 91 (24) del Constitution Act del 1867, meglio noto come British North America Act (BNA) dà al Parlamento del Canada esclusiva autorità legislativa sugli indiani e le terre loro riservate, un rapporto speciale, in cui non vi è parte per le Province, che risale alla Proclamazione Reale del 1763, che riservava agli indiani delle terre dove potessero vivere e cacciare senza essere molestati dall’avanzata dei coloni. Veniva posta la Frontiera lungo i monti Appalachi, e ogni «razza» doveva vivere divisa e contenta; questo impedimento all’espansione delle colonie inglesi verso ovest fu una delle cause della Rivoluzione americana.
Poco dopo l’entrata in vigore del BNA il Parlamento approvò l’Indian Act (1876), che poneva gli indiani sotto uno speciale regime che definiva i loro poteri collettivi e diritti individuali. L’Indian Act poneva gli indiani sotto il controllo del DIAND (Department of Indian Affairs and Northern Development) e delegava loro poteri limitati di autogoverno, spesso frustrato dal greve paternalismo vittoriano. L’Atto aveva lo scopo di assimilare gli indiani nella società dominante, non di conservarne la cultura; aveva, inoltre, vari articoli discriminatori in base alla razza, all’origine e al sesso e ha dovuto essere revisionato varie volte per eliminare gran parte di queste discriminazioni. Gli indiani hanno ricevuto il diritto di voto nelle elezioni generali non prima del 1960, quando gli indiani degli USA lo avevano già dal 1924.
Nel 1939 la Corte Suprema del Canada, esaminando il significato naturale del termine «indiano», nel senso in cui era usato nel passato, decise che il termine, nella Sec. 91 (24) del BNA includeva gli Inuit (eschimesi), estendendo perciò le responsabilità federali anche su di loro. Tuttavia non esiste una speciale legislazione inuit e la stessa sezione viene intesa come escludente i Métis. Nel 1982 il Canada “rimpatriò” la sua costituzione dalla Corona britannica e definì diritti certi per i popoli aborigeni sotto protezione costituzionale. La Sec. 35(1) del Constitution Act del 1982 legge: « I diritti esistenti aborigeni e per trattato dei popoli aborigeni del Canada sono qui riconosciuti e affermati» e ciò si applica agli indiani, agli Inuit e ai Métis.
L’Indian Act dà al Ministro degli Affari Indiani e dello Sviluppo Settentrionale (DIAND) il potere di sostituire forme tradizionali di organizzazione interna ponendo un «consiglio di banda» a capo della comunità nativa a cui è stato concesso lo status di banda. Il consiglio di banda poi agisce come una specie di agenzia del DIAND e ha il potere di regolare certi affari interni adottando leggi locali entro aree legali ristrette, come regolamenti al traffico, costruzioni, regolamenti di caccia e pesca della riserva e la divisione delle terre della riserva tra i membri della banda. Queste leggi locali sono però soggette a possibile soppressione da parte del Ministero. I poteri del governo di banda sono perciò simili a quelli di una municipalità; tuttavia il consiglio di banda non ha status corporato e quindi non può comprare terra, prendere a prestito denaro o riscuotere tasse, con evidente detrimento dello sviluppo economico della riserva.
I trattati non danno agli indiani speciali poteri, ma sono spesso interpretati come un riconoscimento della giurisdizione indiana. Alcuni sono trattati di pace e amicizia, altri forniscono merci e servizi di base, come l’assistenza sanitaria, agli indiani in cambio dell’accesso a terre tradizionalmente occupate dagli indiani che, in qualche caso, si riservano il diritto di caccia, pesca e raccolta su quelle terre. Accade però che il contenuto del trattato non sia affatto chiaro e che una parte abbia compreso una cosa differente da quella proposta, specie nel caso di vendita o cessione di «diritti indiani», dall’altro contraente. Tuttavia ogniqualvolta un trattato compensa per la perdita di terre gli indiani possono reclamare legittimamente un compenso.
Gli Inuit non sono sotto il regime dell’Indian Act, perciò non hanno nessun consiglio di banda o altro sistema di organizzazione interna di origine esterna, né esistono trattati storici con gli Inuit (d’altronde sarebbe stato ben difficile, dato che, a rigore, si sarebbe dovuto fare un trattato per famiglia, vista la struttura della società Inuit). La gelida terra degli Inuit ha avuto scarso interesse per i canadesi fino agli anni Quaranta di questo secolo e quindi vi è stata scarsa necessità di regolare legalmente il conflitto di interessi tra Inuit e nuovi venuti di origine europea. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, però, le cose cambiarono: l’Artico acquistò interesse militare all’interno della NATO, mentre le compagnie petrolifere e minerarie cominciarono lo sfruttamento del Grande Nord. Attualmente gli Inuit godono di certi diritti di caccia esclusivi in base allo Yukon Act e al Northwest Act.
Il Constitution Act del 1982 non fornisce dettagli sulla situazione dei Métis, anche se la legge statutaria applicabile al Manitoba e ai Territori del Nordovest forniscono per le terre assegnate il cosiddetto «land-scrip»(certificato provvisorio di terra) per gli «halfbreed» (mezzosangue), una materia frutto di contestazioni. In Alberta il Métis Betterment Act stabilisce un codice di diritti civili per i Métis dell’Alberta, che si organizzano in organizzazioni di colonie protette dall’Atto. La “nuova” Costituzione del 1982 non era tanto un nuovo testo che rompeva con il passato, quanto un segno di continuità, secondo la tradizione politica canadese; infatti consisteva di una serie di emendamenti e aggiunte, come la Parte 1 o la Carta dei Diritti e delle Libertà, al BNA Act del 1867 e a molte altre leggi costituzionali riguardanti il Canada approvate dal Parlamento britannico dopo il 1867.

«Questa sostanziale continuità non deve però oscurare l’importanza delle novità introdotte nella costituzione del 1982, sia negli articoli che riguardano comunità autoctone sia nella già ricordata Carta che, a differenza del Bill of Rights del 1960 e di quella degli Stati Uniti, privilegiava i diritti collettivi rispetto a quelli individuali: i diritti degli anglofoni e francofoni nel campo linguistico e dell’educazione; i diritti delle province riguardo al controllo delle risorse naturali; i diritti «ancestrali esistenti» dei popoli nativi, unitamente alla possibilità di ulteriori riconoscimenti; i diritti delle donne alla piena uguaglianza e di ogni gruppo etnico al «mantenimento e allo sviluppo dell’eredità pluriculturale del Canada» (Rubboli 1992:144- 145).

Massimo Rubboli. Il Canada, Un federalismo imperfetto.Firenze: Giunti. 1992

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