Varda in Vikipedia

E’ interessante un dettaglio sul lato sinistro di Wikipedia: sotto la voce ‘altre lingue’ talvolta appaiono quelli che in Italia sono definiti ‘dialetti’. Alla voce in italiano ‘dialetto’, per esempio, appaiono tra molte ‘altre lingue’ il lumbaart, l’occitan, il piemontèis, e il veneto. In realtà le voci non sono sempre così esaurienti come quella in italiano, ma sono un buon inizio. Giustamente sia la versione italiana che quella inglese fanno notare: “Non esistono criteri scientifici o universalmente accettati per discriminare le “lingue” dai “dialetti”, anche se esistono alcuni paradigmi, che danno risultati spesso contraddittori. La distinzione esatta è pertanto soggettiva, e dipende dal proprio sistema di riferimento.” E ricordano il detto di un linguista lituano-yiddish secondo il quale “”Una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina militare“.In effetti, gran parte della discussione storica sul ‘problema della lingua’ nasce con la nascita degli stati nazionali e con il nazionalismo ottocentesco, per cui i criteri con cui vengono di solito definite le lingue (intese come ufficiali) rispecchiano teorie politiche di due secoli fa. L’estensore della voce di Wikipedia fa notare che

I linguisti antropologici definiscono il dialetto come variante. In questo paradigma la differenza tra lingua e dialetto è quella tra l’astratto o il generale ed il concreto o il particolare: da tale prospettiva, nessuno parla una “lingua”, tutti parlano un dialetto di una lingua. L’identificazione di un particolare variante come versione “standard” o “corretta” potrebbe essere costituita da una distinzione sociale anziché artificiale o letteraria, e quindi la lingua standard in questi casi può identificarsi col socioletto della classe di élite.”

Nel XVIII secolo, però, la lingua di corte a Londra era una curiosa mistura di inglese e tedesco: il primo re Hannover non sapeva neanche l’inglese, mentre molti personaggi sofisticati, tra cui lo stesso sovrano, parlavano correntemente il francese e l’italiano per via del loro prestigio letterario e musicale.
Molti ‘dialetti’ italiani sono in realtà lingue declassate, che hanno sofferto un crollo di status durante il processo di unificazione della penisola, ma che possono vantare una letteratura anche secolare. Tuttavia, nell’era della globalizzazione, quando i cantori, interessati, dello schiacciamento linguistico sull’italiano televisivo, già cantavano la morte dei dialetti, la stessa globalizzazione viene in aiuto alle ‘piccole lingue’. A proposito dello status di lingua o dialetto sulle pagine italiane di Wikipedia si legge:

Circa il problema del discrimine tra “lingue” e “dialetti”, la wikipedia in lingua italiana adotta come criterio di distinzione le modifiche di standardizzazione ISO 639-1, ISO 639-2 e ISO 639-3, definendo “lingue” gli idiomi in qualche modo ascrivibili alle “lingue” riconosciute in queste codifiche (ossia quelle a cui è assegnato un codice), e definendo “dialetti” tutti gli altri idiomi. Per effetto di tale sistema di classificazione tutte le “lingue” del territorio italiano riconosciute come tali dallo stato italiano vengono indicate con lo stesso appellativo di lingua perché sono tutte anche individuate negli standard ISO sopraindicati, tuttavia tale appellativo è esteso anche a vari altri idiomi d’Italia, politicamente riconosciuti come “dialetti” ma indicati nella Wikipedia in italiano con l’appellativo di “lingua” perché anche essi individuabili negli standard ISO (ad esempio il veneto, il napoletano e il siciliano).”

Un effetto collaterale di questa decisione è stato quello di incoraggiare la stesura di voci in queste lingue, che vengono peraltro consultate non solo in Italia, ma anche da molti emigrati all’estero. A quanto pare la lingua con più voci al momento è il siciliano con 5000 voci, seguito dal napoletano con 4500, dalle 900 voci del furlàn, dalle 800 voci del piemontèis, mentre sardi, lombardi e veneti devono ancora pedalare un bel po’. Il vantaggio dell’effetto Wikipedia è che è incentivato non solo un uso orale della lingua, come quello messo in luce dalle TV locali, ma anche uno scritto, che si aggiunge ai molti siti web con forum di linguistica o con membri che scrivono nella variante locale. Penso a Raixe Venete, per il Veneto, ma non solo, dove ci sono membri che scrivono nella variante provinciale del veneto, con entusiasmo e in questo modo continuano a fornire carburante all’invenzione linguistica che dall’uso corrente trae la sua linfa vitale. Parafrasando Mao Tze Dong, ‘grande è la variazione linguistica sotto il cielo, la situazione è eccellente’.

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